Ancora nel mondo di Tales Of
Se c’è un capitolo della serie
Tales Of capace di spaccare in due il pubblico e, allo stesso tempo, farsi amare proprio per questa sua diversità, quello è
Tales of Berseria. Qui non partiamo con la solita avventura “da salvatori del mondo” tutta sorrisi e buoni sentimenti: entriamo in un viaggio più ruvido, più personale, con personaggi che non chiedono il permesso per essere scomodi e una protagonista che non ha nessuna intenzione di fare la parte dell’eroina perfetta. In versione
Remastered,
Berseria torna soprattutto come edizione più comoda e ordinata da giocare oggi, con una serie di migliorie pensate per rendere l’esperienza più scorrevole e meno dispersiva, senza snaturare quello che lo ha reso memorabile. Se vi piacciono i JRPG d’azione dove contano tanto i combattimenti quanto le dinamiche del party e la storia sa graffiare, mettetevi comodi: seguici nella nostra
recensione di Tales of Berseria Remastered per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di Tales of Berseria Remastered
La
premessa narrativa di Berseria è una di quelle che non perde tempo a costruire un mondo “carino” per poi spezzarlo: ci mette subito davanti a una ferita, a un tradimento e a una protagonista che non fa finta di essere pronta a perdonare.
Velvet Crowe è al centro di tutto, e non nel modo classico dell’eroina predestinata che salva il mondo perché “è giusto così”, ma come persona che reagisce a una tragedia e decide di vivere per uno scopo preciso.
Bandai Namco la descrive apertamente come una donna la cui vita viene distrutta dal tradimento e che cerca vendetta per l’omicidio del fratello, e questa cornice non è solo un pretesto: diventa il tono costante dell’avventura, il filtro con cui leggiamo ogni alleanza e ogni scelta.
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Il mondo che attraversiamo, poi, non è una cartolina: è un teatro dove si scontrano emozione e ragione, legami e manipolazioni, fede e controllo. La cosa che ci ha colpito, rigiocandolo in questa edizione, è
quanto Berseria sia bravo a farci percepire la “compagnia” non come un gruppo di eroi, ma come una
squadra di persone con motivazioni spesso egoiste, spesso discutibili, quasi sempre comprensibili se guardate dal loro punto di vista. E questa è la chiave: la trama non vive solo dei grandi eventi, vive del modo in cui Velvet e i suoi compagni si parlano, si pungono, si usano, si proteggono quando neanche vogliono ammetterlo. È un viaggio fatto di frizioni interne che diventano carburante narrativo, non rumore di fondo.
Senza entrare in territori spoiler, quello che funziona meglio è
l’equilibrio tra spinta personale e posta in gioco più ampia: Berseria parte da una vendetta e si allarga, ci chiede di riconsiderare continuamente chi è “mostro” e chi è “salvatore”, e lo fa senza appoggiarsi sempre alle scorciatoie tipiche del genere. Ci sono momenti in cui vorremmo un pizzico di sintesi in più, perché alcune sequenze tendono a dilatarsi e non tutto ha lo stesso peso emotivo; quando però il gioco decide di affondare, affonda davvero, e lo fa con una sicurezza rara.
Tales of Berseria Remastered è localizzato in italiano e consente di scegliere tra doppiaggio giapponese e inglese.
Il gameplay di Tales of Berseria Remastered
Berseria resta, nel suo scheletro, un action JRPG costruito per farci combattere spesso e volentieri, alternando esplorazione, dialoghi e dungeon. Questa
Remastered non stravolge il sistema, preferisce levigare i punti dove il tempo si disperde: una delle novità più impattanti è la possibilità di gestire gli incontri, fino a disattivarli, scelta che cambia parecchio l’esperienza sia per chi vuole concentrarsi sulla storia sia per chi preferisce grindare solo quando decide lui. Anche l’aggiunta delle icone di destinazione e l’accesso anticipato al Grade Shop vanno nella stessa direzione: guidarci meglio e darci prima strumenti per personalizzare la run, invece di farci aspettare che
il gioco “ci conceda” certe comodità dopo decine di ore.
Tales of Berseria Remastered è un JRPG che non ha paura di essere più cupo, più spigoloso, più “umano” nelle sue contraddizioni
Sul piano del combattimento, quello che ci ritroviamo tra le mani è un sistema che punta su ritmo e combinazioni: catene di arti, gestione delle risorse, possibilità di adattare la nostra stringa di attacchi e di cambiare personaggio per sfruttare debolezze e situazioni. Anche senza farla troppo lunga con il tecnicismo, la sensazione è che Berseria voglia farci sentire aggressivi e reattivi: non è un gioco che premia soltanto la prudenza, spesso ci invita a rischiare, a entrare nella mischia, a impostare il party in modo da mantenere la pressione. Il rovescio della medaglia è che, se affrontiamo l’avventura con un’impostazione troppo “automatica”, alcune fasi possono diventare ripetitive, specialmente se rimaniamo su difficoltà standard e ci affidiamo alle stesse routine; quando invece giochiamo con settaggi, difficoltà e build, la profondità viene fuori e ci ripaga.
Le
migliorie quality-of-life completano il quadro: l’obiettivo è rendere meno dolorose le sconfitte e meno macchinoso l’avanzamento, così da evitare quel tipo di frustrazione “logistica” che, nei JRPG, rischia di farci mollare una run a metà. In questa edizione troviamo un pacchetto pensato per far scorrere meglio tutto il resto, inclusi contenuti extra e opzioni che aiutano a modellare la partita sui nostri tempi. La sensazione generale è quella di un gioco che non chiede più di essere sopportato nei suoi momenti più lenti: prova, invece, a metterci nelle condizioni di arrivare al meglio senza attriti inutili, e quando l’obiettivo è portarci fino ai titoli di coda, questo tipo di intervento è più prezioso di una texture leggermente più pulita.
L'arte e la tecnica di Tales of Berseria Remastered
A livello di
direzione artistica,
Berseria continua a vivere di contrasti: personaggi dal design fortissimo, espressivo, a tratti volutamente “tagliente”, inseriti in un mondo che alterna scenari suggestivi e luoghi più funzionali, dove l’atmosfera pesa più della voglia di stupire con la cartolina. L’
identità visiva di Velvet, in particolare, è uno di quei casi in cui costume e postura raccontano già metà del personaggio, e il cast regge benissimo anche quando la regia non cerca soluzioni barocche. Lato presentazione, la
Remastered lavora più sul rendere l’esperienza pulita e comoda che sul rifare la faccia al gioco: il colpo d’occhio resta quello che ricordavamo, con i suoi alti e bassi, e con una coerenza stilistica che ancora oggi lo rende immediatamente riconoscibile.
Sul
fronte tecnico, l’aspetto più concreto di questa
Remastered è l’idea di “ottimizzare la fruizione”: non stiamo parlando di un salto generazionale che cambia la percezione, ma di un pacchetto che mira a essere più snello e pratico, anche grazie alle varie opzioni di qualità della vita introdotte. L’accesso anticipato a certe funzioni, la gestione degli incontri e la navigazione più guidata sono scelte che, pur essendo “game design” più che “tecnica pura”, si riflettono sul comfort generale e su quanto il gioco ci pesa addosso durante sessioni lunghe. In altre parole: ci sembra un lavoro più vicino alla manutenzione intelligente di un classico moderno che a un rifacimento, e questo va capito prima di comprarlo per non immaginarsi una vetrina grafica che non è nelle sue priorità.
L’audio resta uno dei pilastri dell’esperienza, anche perché la possibilità di scegliere tra doppiaggio giapponese e inglese ci permette di cucire il tono addosso ai nostri gusti. In un gioco così dialogato e così centrato sui rapporti tra i membri del party, la resa delle voci fa tanto, e poter selezionare la lingua del doppiaggio è un dettaglio che torna utile sia per chi vuole la recitazione originale sia per chi preferisce l’adattamento inglese. Sul piano della “confezione”, la presenza dei contenuti scaricabili dell’uscita originale aggiunge varietà (costumi e bonus) e completa la sensazione di edizione più ricca, anche se resta sempre valido il discorso: ciò che ci conquista davvero è la sostanza, non l’accessorio.