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Recensione Doom, Doom II e Doom 3 - Un mito che non muore mai

Bethesda riporta la trilogia di Doom sulle console attuali con grande gioia degli appassionati. Imbracciamo il fucile e sterminiamo demoni come facevamo più di vent'anni fa!

Il ritorno non di uno ma di tre miti

Era il 1993, ID Software, una piccola software house Carmack, Romero e Hall mostrarono al mondo un titolo che entrò nella storia del videogioco: DOOM. Bethesda, a sorpresa, a riportato sulle attuali console tutta la prima trilogia di DOOM (se così possiamo chiamarla), eccoci quindi a parlare di DOOM, DOOM II e DOOM 3. Inutile dire che la trasposizione sulle console attuali dei tre titoloni sopra citati ci ha lasciato decisamente soddisfatti. Analizziamo insieme, titolo per titolo il lavoro di Bethesda.
 
DOOM
 

DOOM

Partiamo dal capostipite della saga: DOOM. Il titolo di ID Software cambiò radicalmente la visione del mercato dei videogiochi e ridefinì il genere degli sparatutto (già reso celebre dal precedente lavoro della software house: Wolfenstein 3D). DOOM riuscì ad imporsi per il suo gameplay adrenalinico, la sua grafica eccezionale (teniamo sempre presente che stiamo parlando del 1993) e la sua rigiocabilità. Ma oggi? Come è invecchiato DOOM? Beh decisamente bene, anche oggi infatti DOOM mostra tutta la sua giocabilità e anche usando il pad (abbiamo giocato e testato la versione XBOX One) il titolo si è dimostrato godibilissimo e giocabilissimo. Bene, ponete forche e forconi, sappiamo benissimo che i più puristi tra voi e i fan della prima ora non rinunceranno mai a mouse e tastiera (ed in effetti l'accoppiata è ancora la migliore) ma oggettivamente giocare a DOOM con il pad non è solo possibile ma anche divertente! Ovviamente era lecito aspettarsi qualcosa di nuovo di più e di nuovo da questa riedizione e infatti Bethesda non ci ha delusi e insieme alla campagna classica di DOOM trova spazio anche Thy Flesh Consumed, l'ultima espansione che aggiunge la bellezza di nove livelli (selezionati nientepopodimenoche John Romero). E' tutto rosa e fiori? Purtroppo no e ne parliamo in questo paragrafo ma il discorso vale per tutti e tre i titoli: per giocare dovrete infatti collegarvi col vostro account Bethesda (creandolo gratuitamente se non ne avete ancora uno). La questione ci ha infastidito non poco sopra tutto se si considera che il bello di questa riedizione è anche quello di poterlo giocare in mobilità (con la versione Switch) e questo limita di molto la portabilità del titolo. A quanto pare da Bethesda sono arrivate conferme riguardo la rimozione della login obbligatoria: staremo a vedere nei prossimi giorni. 
 
DOOM II 

DOOM II

Bene, dopo aver dato fuoco alle polveri con DOOM passiamo al suo fratellino minore: DOOM II e non diciamo fratellino minore per indicare una qualsivoglia limitazione del secondo capitolo ma per un semplice fattore di data di uscita. Il sequel del capostipite della saga vide la luce nel 1994, un anno dopo DOOM e si presentò al mondo non come un "more of the same" ma come un vero e proprio titolo rivoluzionario. Un'altra volta le menti brillanti di Carmack e Romero riuscirono a sfornare un titolo con i controfiocchi. DOOM II si presentava come la versione potenziata di DOOM, brutale quanto il primo ma più ampio, con una stessa dose di violenza ma un approccio ancora più trash e, sopra tutto, con una componente multiplayer online. Ebbene si DOOM II aveva una componente online, uno dei primi titoli a permettere di giocare online in modo decente. A differenza del suo predecessore DOOM II venne venduto anche nei negozi (e non solo via shareware e per posta come il primo DOOM) e questo contribuì a renderlo ancora più popolare. La trama sposta l'avventura sulla Terra, il doomguy senza nome (ma carico di tenacia) dopo aver sistemato le orde demoniache su Phobos e Deimos torna sulla terra per ripulirla da un'invasione di demoni che la sta mettendo a ferro e fuoco. Ok, la trama non sarà da premio Oscar ma ID Software non aveva bisogno di un copione eccellente per produrre un altro capolavoro e lo dimostrò. DOOM II pad alla mano si comporta come il predecessore, violente, veloce e dannatamente adrenalinico con l'unico che riesce a girare nella testa del giocatore è "Non devo farmi colpire". Parlare di tecnica su un titolo del 1994 sarebbe abbastanza inutile, anche in questo caso comunque dobbiamo dire che DOOM II è invecchiato benissimo e che la grafica (ricca di pixel) riesce ancora a far costruire nella mente del giocatore mondi che la tecnologia fatica a proporre anche oggi. La nostra prova su XBOX One ci ha lasciato pienamente soddisfatti ed è riuscita a farci riviere le emozioni vissute oltre vent'anni fa.
 
DOOM 3
 

DooM 3

Ed eccoci infine a parlare del capitolo più spinoso, sia da giudicare che da giocare del trittico riproposto da Bethesda. Perchè apriamo il paragrafo su DooM 3 con queste parole? Beh perchè il terzo capitolo è quello che è, a nostro modo di vedere, invecchiato peggio tra i tre. La colpa di questo "invecchiamento precoce" è da ricercarsi, probabilmente, nella sua veste grafica e quindi nella sua componente tecnica. I giochi in 3D con tanti anni sulle spalle tendono infatti a perdere il fascino che li avvolgeva al momento del lancio. Questo è dovuto al fatto che la tecnologia evolve molto velocemente e quello che ci sembrava da spaccamascella qualche anno fa oggi risulta quasi "piatto". Sia ben inteso alla sua uscita DooM 3 (che dovette fare i conti, ricordiamolo, con il capolavoro assoluto di Half Life 2) mostrava un motore grafico strepitoso per i tempi: ancora ricordo come rimasi di stucco vendendo le porte d'acciaio della stazione UAC su Marte che si deformavano sotto i colpi dei cavalieri infernali ma oggi tutti questi effetti speciali stupiscono molto meno. Fatta la doverosa premessa dobbiamo dire che il lavoro svolto da Bethesda è eccellente e che DooM 3 si lascia giocare benissimo anche ai giorni nostri. A differenza dei due capitoli precedenti il gameplay cambia in modo radicale e si avvicina più ad un survival horror che non ad un FPS adrenalinico come i predecessori. Visto come prodotto a se e scorporandolo quindi dal nome che porta DooM 3 diventa più bello, perchè scendono le aspettative riguardo il titolo. Questa nuova reincarnazione del gioco mette a disposizione dell'utente non solo la campagna base del titolo ma anche le due espansioni Resurrection of Evil e The Lost Missions, decisamente gradite nel pacchetto completo. 
 
DooM 3

Doom Classic

Non l'abbiamo citato in fase di recensione ma vi ricordiamo che i tre titoli son venduti (ad un prezzo decisamente accessibile) singolarmente e che è possibile acquistarli per tutte le console attuali. Parlare di capolavori senza tempo come DOOM e DOOM II è più difficile di quello che si pensa: rivivere e rivedere giochi che sono stati apprezzati da ragazzi con gli occhi di oggi è emozionante da una parte e complesso dall'altra. Siamo sicuri che giocare a DOOM nel 2019 sia un'esperienza diversa rispetto a quella di giocarlo nel 1993 ma il titolo ID Software è in grado di farsi apprezzare davvero da tutte le fasce di utenza. Anche DooM 3, seppur con la perdita di lucidità sul piano tecnico, si dimostra un titolo divertente e, per certi versi, moderno. Bethesda ha promesso di rimuovere la login obbligatoria dai titoli, non vediamo l'ora che questo accada perchè è davvero inutile e fastidiosa.

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Trama 6

Gameplay 9

Arte e tecnica 7

Pro:

è sempre doom

invecchiato benissimo

Contro:

account bethesda obbligatorio

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