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7.50

Recensione Tides of Tomorrow per PC

Volete vivere un'avventura in un futuro davvero molto plasticoso? Seguiteci nella recensione di Tides of Tomorrow per PC

Un mondo di plastica

Oggi parliamo di Tides of Tomorrow, un titolo che arriva con un’eredità importante sulle spalle, perché porta avanti la strada aperta da DigixArt con Road 96 (qui la nostra recensione se volete saperne di più ndr.), ma la rielabora in una forma più insolita e più rischiosa. Qui non c’è solo il gusto per il viaggio e per la narrazione a bivi: c’è anche la volontà di costruire un collegamento asimmetrico tra giocatori, attraverso l’Online Story-Link e gli echi lasciati da chi ci ha preceduti. L’idea, sulla carta, è una di quelle che fanno alzare il sopracciglio e ci spingono a vedere se il risultato riesce davvero a sostenere il peso dell’intuizione iniziale. Se vi abbiamo incuriosito e volete saperne di più seguiteci nella nostra recensione di Tides of Tomorrow per PC (giocato su Steam Deck).
 

 

La trama di Tides of Tomorrow

La trama di Tides of Tomorrow prende forma in un mondo che ha già perso quasi tutto. Dopo il Grande Diluvio, ciò che resta dell’umanità si aggrappa a comunità costruite su piattaforme sospese sull’oceano, mentre la plastemia minaccia di condannare chiunque a una fine lenta e dolorosa. La situazione sanitaria non è solo un pretesto da ambientazione, ma il vero motore di un universo che vive di scarsità, paura e dipendenza da una medicina sempre più contesa. È proprio da qui che nasce la tensione narrativa principale, perché ogni incontro e ogni scelta sembrano legati a un sistema sociale che sta lentamente collassando.
  

  
Quello che colpisce è il modo in cui il gioco usa il suo mondo per parlare di responsabilità collettiva senza diventare didascalico. Le fazioni non sono soltanto etichette: i Predoni dominano il commercio e la medicina con metodi brutali, i Recuperatori rappresentano una sopravvivenza più concreta e quotidiana, i Mistici osservano il passato come se fosse una chiave spirituale per interpretare il presente. Questo intreccio dà alla vicenda un sapore da crisi permanente, in cui la sopravvivenza individuale entra in conflitto con il destino di una comunità più ampia. È una struttura che regge bene perché non si limita a dirci che il mondo è in rovina, ma ci fa sentire come le rovine influenzino i rapporti tra i personaggi e il peso morale delle decisioni.
 
La parte più interessante della trama è la sua natura condivisa e asincrona. Il fatto di seguire l’istanza di un altro giocatore, di uno streamer, di un amico o di un membro del team DigixArt rende ogni percorso diverso, e soprattutto costruisce una sensazione di continuità che va oltre la singola partita. Gli “echi” di chi è passato prima diventano presenze tangibili, quasi fantasmi narrativi, e questo permette alla storia di mescolare appartenenza e straniamento in modo molto efficace. In compenso, la centralità dell’idea può anche lasciare l’impressione che l’intreccio, preso da solo, sia meno memorabile di quanto vorrebbe essere, perché il sistema di collegamento tra le partite tende a rubare attenzione ai momenti più tradizionali di scrittura, che non sempre risultano altrettanto incisivi.
 

 

Il gameplay di Tides of Tomorrow

Sul piano del gameplay, Tides of Tomorrow costruisce la propria identità attorno all’esplorazione in prima persona, alla navigazione tra isole e piattaforme galleggianti, e soprattutto al sistema di influenza indiretta tra giocatori. La formula non cerca di impressionare con meccaniche complesse o con un impianto da survival classico: preferisce farci muovere in un mondo che cambia a seconda delle scelte altrui, con percorsi diversi, accessi alterati e situazioni che si modificano in base all’istanza scelta all’inizio. Questo dà al gioco un taglio molto particolare, perché ogni partita è anche un confronto con quello che qualcun altro ha già lasciato dietro di sé.
  

Tides of Tomorrow è un’avventura narrativa che punta tutto sull’idea di condividere le scelte tra giocatori in modo asincrono, creando un mondo che cambia per effetto delle azioni altrui, ma che non sempre riesce a bilanciare perfettamente questa ambizione con un gameplay coerente e un ritmo costante.

 
Il sistema degli echi è il cuore vero dell’esperienza. Vedere le azioni precedenti di un altro Tidewalker, ritrovare tracce delle sue decisioni, approfittare di una scala già riparata o di un sentiero già aperto, oppure dover affrontare una zona resa più ostile da un approccio violento, trasforma il gioco in una sorta di dialogo silenzioso tra partite diverse. È una soluzione intelligente perché rende concreta l’idea di eredità, ma anche perché evita il rischio che l’elemento asincrono resti soltanto un dettaglio decorativo. Allo stesso tempo, il gameplay resta piuttosto controllato e, in certi momenti, si avverte che il gioco usa le sue idee più come supporto alla narrazione che come meccaniche capaci di reggersi da sole con piena forza sistemica.
 
Proprio qui emergono i limiti più evidenti. Il ritmo può diventare irregolare, e alcune sezioni sembrano esistere soprattutto per traghettarci da una scena narrativa alla successiva, più che per offrirci sfide davvero memorabili. Anche la libertà di scelta, pur importante, non sempre si traduce in un senso di totale autonomia, perché il disegno complessivo del gioco continua a spingerci verso una fruizione molto guidata. In alcuni casi questa linearità aiuta a tenere saldo il racconto, in altri fa sentire il peso di un sistema che promette molto e poi preferisce non eccedere nel rischio. Il risultato è un gameplay originale, ma non sempre pienamente soddisfacente, con un’idea forte che vale più dell’insieme delle sue singole parti.
 

 

L'arte e la tecnica di Tides of Tomorrow

Dal punto di vista artistico, Tides of Tomorrow riesce a colpire con un mondo che unisce bellezza e decomposizione in modo molto efficace. L’oceano, le piattaforme sospese, le strutture arrugginite e la plastica diffusa ovunque costruiscono un immaginario plasticpunk riconoscibile, quasi elegante nella sua decadenza. Il contrasto tra il colore dell’acqua, la verticalità degli insediamenti e la presenza costante dei materiali sintetici dà vita a un’identità visiva forte, che non confonde mai il post-apocalittico con il grigio anonimo di molti altri giochi del genere. Anche i personaggi e le fazioni sono disegnati con una chiarezza sufficiente a renderli leggibili e distintivi, cosa che aiuta parecchio in un’avventura basata anche sulla percezione immediata del mondo.
 
Sul piano tecnico, la versione PC si inserisce in un quadro complessivamente positivo ma non privo di rugosità. Il gioco è supportato su Windows, propone requisiti piuttosto accessibili per gli standard moderni e arriva con una struttura pensata per la fruizione single-player, ma costruita attorno a elementi online che danno forma alle interazioni asincrone. La stabilità generale sembra reggere bene l’impianto, ma il tipo di esperienza offerto fa emergere alcune limitazioni tipiche di un progetto che punta più all’idea che alla spettacolarità tecnica pura. In altre parole, non stiamo parlando di un titolo che voglia stupire con il fotorealismo o con una complessità simulativa, quanto di un gioco che usa il comparto tecnico per sostenere il suo sistema narrativo e la sua atmosfera, e in questo è sostanzialmente coerente.
 
L’audio completa il quadro con un lavoro funzionale ma meno appariscente rispetto alla direzione artistica. Il gioco utilizza la voce inglese con testi e interfaccia disponibili in italiano, quindi la localizzazione è presente sul piano testuale ma non su quello del doppiaggio, una scelta che va tenuta presente perché incide sull’impatto generale per chi preferisce un’esperienza pienamente doppiata nella propria lingua. Anche qui il risultato è valido, ma si percepisce che l’aspetto sonoro accompagna il mondo più di quanto lo domini: serve a rafforzare la tensione del viaggio, il senso di isolamento e la presenza di una civiltà spezzata, senza però diventare l’elemento che resta più impresso. È una colonna portante discreta, adatta al tono del gioco, ma non la parte più memorabile dell’esperienza.
 

 

Tides of Tomorrow

Tides of Tomorrow è il tipo di gioco che ti fa ragionare dopo aver spento il PC, più che durante il gioco stesso. Non è un titolo che urla le sue novità,Brazilian, ma costruisce piano piano una sensazione particolare: quella di essere parte di una storia più grande, che continua anche quando tu non ci sei. Funziona meglio quando lascia che il sistema di echi e scelte condivise parlino da solo, e regge meno quando si appoggia troppo a meccaniche tradizionali che non hanno lo stesso slancio. Se cerchi un’avventura narrativa che provi qualcosa di nuovo nel modo di connettere le partite, senza diventare un esperimento incomprensibile, vale la pena di affrontare anche i suoi difetti. Perché alla fine, il mare delle sue idee è più interessante di quanto non sia la sua costa piena di increspature.

7.50

Trama 8.00

Gameplay 7.50

Arte e tecnica 8.00

Pro:

ottima l'idea dell'online story-link

mondo di gioco originale

Contro:

ritmo irregolare

gameplay un po' da ribilanciare

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Pubblicato l'accolades trailer di Tides of Tomorrow

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Ottima accoglienza da pubblico e critica!

Tides of Tomorrow è disponibile

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Tides of Tomorrow è stato posticipato

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Scopriamo il terzo personaggio di Tides of Tomorrow

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Tides of Tomorrow esce a febbraio del prossimo anno

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