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8.50

Recensione The Rogue Prince of Persia per Playstation 5

Torniamo nelle magiche notte di Prince of Persia con la nostra recensione di The Rogue Prince of Persia per Playstation 5

Hey, ci ritroviamo Principe!

Quando si parla di Prince of Persia, il pensiero corre quasi sempre a due immagini precise: il fascino dei salti millimetrici e quella sensazione di corsa continua, elegante e pericolosa, che la serie ha saputo trasformare in marchio di fabbrica. The Rogue Prince of Persia riprende proprio quel DNA e lo porta dentro una struttura roguelite moderna, costruendo un’esperienza che non vuole imitare semplicemente i capitoli più celebri del passato, ma rileggerli attraverso un approccio più rapido, più aggressivo e molto più orientato alla ripetizione intelligente. Il risultato è un titolo che ci mette davanti a un ciclo di tentativi, errori, progressi e nuove scoperte che funziona soprattutto quando accettiamo il suo linguaggio fatto di fluidità e precisione. Se avete voglia di tornare nelle terre dell'antica Persia seguiteci nella recensione di The Rogue Prince of Persia per Playstation 5.
 

 

La trama di The Rogue Prince of Persia

La trama di The Rogue Prince of Persia ruota attorno a un Principe salvato dalla morte e costretto a rivivere gli effetti del proprio errore fatale, un’impostazione che dà subito un tono drammatico al viaggio senza appesantirlo con spiegazioni troppo verbose. L’ambientazione è quella di Persia assediata dagli Unni, con una minaccia che porta con sé anche una componente magica oscura, e il punto centrale resta la missione del protagonista: correggere ciò che è andato storto, proteggere il suo popolo e trovare un modo per spezzare un destino che sembra già scritto. La cornice narrativa non cerca la complessità di un grande dramma corale; preferisce lavorare su una linea chiara, quasi archetipica, che si adatta bene alla struttura a ripetizione del roguelite.
 
Questa scelta funziona perché la trama non pretende di essere più grande del gioco che la ospita. Ogni ritorno al punto di partenza ha un senso anche narrativo, perché il ciclo non è soltanto una meccanica, ma parte integrante del racconto: fallire, tornare, ricordare, avanzare di nuovo. Il gioco suggerisce nuovi incontri, nuovi frammenti di dialogo e nuovi passaggi da esplorare, costruendo una progressione che si arricchisce col tempo senza mai trasformarsi in una sceneggiatura troppo ingombrante. Il limite è evidente: la storia resta essenziale, i personaggi secondari non hanno grande spessore e il racconto, pur gradevole nella sua chiarezza, non diventa mai davvero memorabile sul piano emotivo.
  
Il pregio più interessante del racconto è il modo in cui lega la dimensione personale del Principe al destino dell’intero regno. Non stiamo seguendo soltanto l’avventura di un eroe in cerca di riscatto, ma una corsa contro il tempo che si riflette nel ritmo stesso delle partite. Ogni tentativo racconta in modo diverso la stessa idea di base: la possibilità di cambiare il corso degli eventi non nasce da un colpo di fortuna, ma dalla memoria accumulata, dalla pratica e da una maggiore consapevolezza di ciò che ci aspetta. In questo senso, il gioco usa bene il linguaggio del roguelite per parlare di responsabilità, errore e perseveranza.
 

 

Il gameplay di The Rogue Prince of Persia

Il gameplay è il cuore assoluto di The Rogue Prince of Persia, e basta una manciata di minuti per capire che tutto è costruito attorno alla sensazione di scorrere nello spazio con naturalezza. Il Principe si muove con una rapidità e una reattività che diventano subito il vero linguaggio del gioco: wall-run, salti concatenati, schivate, combo aeree e attraversamento dei livelli si fondono in un sistema che premia chi riesce a mantenere il flusso senza interromperlo. La mobilità non è un accessorio: è la base su cui si innesta sia l’esplorazione sia il combattimento.
   

È proprio quando il gioco ci obbliga a leggere il movimento, anticipare i pericoli e trasformare ogni salto in una scelta precisa che capiamo quanto The Rogue Prince of Persia riesca a trovare una voce tutta sua.

  
Il combattimento, pur essendo veloce, non è mai caotico quando tutto gira nel verso giusto. Ogni colpo, schivata o scelta di traiettoria sembra costruita per farci restare sempre dentro al flusso dell’azione, senza costringerci a spezzare il ritmo con attese inutili. Questa è una delle ragioni per cui il gioco funziona così bene: non ci chiede soltanto di premere i tasti giusti, ma di muoverci con un’idea precisa dello spazio, quasi come se stessimo danzando dentro un livello che pretende attenzione costante. Quando impariamo questa grammatica, le partite diventano molto soddisfacenti.
  
La struttura roguelite porta con sé tutti i vantaggi del caso, ma anche alcuni limiti inevitabili. Da un lato, ogni run offre una nuova occasione per testare build, percorsi e approcci diversi, e la sensazione di migliorare di tentativo in tentativo è reale. Dall’altro, la ripetizione rischia di farsi sentire quando i contenuti non cambiano abbastanza o quando il gioco rallenta per motivi tecnici. Alcune recensioni hanno evidenziato caricamenti molto lunghi tra una sezione e l’altra, e questo è un problema serio in un titolo che punta tutto sulla velocità e sulla continuità dell’azione
 

 

L'arte e la tecnica di The Rogue Prince of Persia

Sul piano della direzione artistica, The Rogue Prince of Persia colpisce subito per la sua scelta stilistica molto netta, capace di distinguersi con colori vivaci, silhouette leggibili e un’impostazione che privilegia chiarezza e movimento. L’estetica è moderna ma non anonima, e il gioco riesce a evocare la Persia del suo immaginario senza sembrare mai una semplice imitazione del passato. Biomi, sfondi e dettagli ambientali lavorano insieme per dare personalità alle aree attraversate, e il risultato è una presentazione che sostiene bene il tono avventuroso del viaggio.
 
Anche la parte tecnica ha punti di forza evidenti. Su PlayStation 5 il gioco beneficia di una base solida nella risposta ai comandi e nella fluidità generale, elementi fondamentali per un titolo che vive di precisione e velocità. La struttura 2D e il taglio laterale aiutano a mantenere leggibile la scena, e quando tutto funziona il flusso visivo è davvero appagante. I problemi, però, non mancano: i caricamenti lunghi tra i livelli sono il difetto più citato e colpiscono proprio perché spezzano il ritmo di un’esperienza costruita per non fermarsi mai. Sono dettagli che pesano più del normale in un gioco così rapido, perché riducono la continuità e possono smorzare l’energia accumulata.
  
La colonna sonora mescola sonorità persiane e pulsazioni elettroniche con una sicurezza notevole, e accompagna l’azione con un’intensità che non si limita a fare da sfondo, ma diventa parte dell’identità del gioco. Il risultato è un accompagnamento musicale molto incisivo, capace di sostenere il ritmo delle run e di valorizzare sia l’esplorazione sia i combattimenti. Anche gli effetti sonori fanno la loro parte con una buona secchezza, rendendo più soddisfacente ogni impatto e ogni movimento. L’assenza di doppiaggio resta un piccolo rimpianto, perché alcune scene avrebbero beneficiato di una presenza vocale più marcata, ma nel complesso il comparto sonoro è uno dei motivi per cui l’esperienza rimane impressa.
 

 

The Rogue Prince of Persia

The Rogue Prince of Persia è un ritorno riuscito per una serie che continua a saper cambiare pelle senza perdere il proprio fascino, e su PlayStation 5 trova una forma convincente proprio grazie alla sua attenzione per il movimento, al ritmo serrato e a un impianto roguelite che premia la costanza più della spettacolarità gratuita. Non è un titolo perfetto, perché la ripetitività, i caricamenti e una trama che resta volutamente contenuta gli impediscono di imporsi come un capolavoro assoluto, ma quando tutto gira nel modo giusto ci troviamo davanti a un’action elegante, solido e capace di lasciare il segno. È un gioco che sa farsi voler bene soprattutto giocando, e proprio per questo merita di essere affrontato con il tempo e la curiosità che richiede.

8.50

Trama 7.00

Gameplay 9.00

Arte e tecnica 8.50

Pro:

movimento eccezionalmente fluido e reattivo

direzione artistica chiara e leggibile

Contro:

trama essenziale e poco incisiva

caricamenti lunghi tra i livelli

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