🎉 Un traguardo storico: Gamernews.it compie 20 anni festeggia con noi! Grazie per esserci!
8.50

Recensione The Perfect Pencil per PC

Preparatevi ad affrontare un mondo onirico, seguiteci nella recensione di The Perfect Pencil per PC

Dentro un mondo diverso

The Perfect Pencil è uno di quei titoli che ci piace definire “piccoli solo sulla carta”, perché dietro la facciata da action platformer bidimensionale si nasconde un viaggio psicologico complesso, intricato e spesso sorprendentemente toccante. Si inserisce idealmente nel solco di esperienze come Hollow Knight o Ori, ma invece di puntare sulla brutalità del combat o sulla spettacolarità delle acrobazie, preferisce concentrarsi sull’esplorazione, sui significati nascosti e su un mondo che è metafora esplicita della mente umana e delle sue paure. A fare da tramite tra noi e questo universo distorto troviamo John, una figura umana con una macchina fotografica al posto della testa, armato di una matita usata tanto come spada quanto come strumento simbolico di riscrittura di sé, in un regno illustrato dominato dall’ombra della misteriosa Bestia Bianca. Il risultato è un’avventura che parla di crescita personale, ansie, memorie e possibilità di cambiamento, con un tono che alterna leggerezza surreale e momenti di autentica inquietudine. Se anche a voi piacciono i metroidvania più introspettivi, quelli che mettono sul piatto scelte, allegorie e un mondo da decifrare più che da attraversare e basta, seguici nella nostra recensione di The Perfect Pencil per PC (giocato su Steam Deck).
 

 

La trama di The Perfect Pencil

La trama di The Perfect Pencil si apre in modo volutamente nebuloso: ci ritroviamo nei panni di John, che si risveglia in un regno illustrato governato da leggi strane e personaggi che sembrano usciti direttamente da un sogno agitato, senza ricordi chiari né comprensione del motivo per cui si trovi lì. L’unico faro è una luce in lontananza, un bagliore che diventa sia obiettivo ludico sia simbolo di un percorso interiore verso la comprensione di sé e delle proprie paure. La Bestia Bianca, presenza ricorrente e minacciosa, incarna il grande “non detto” della narrazione: una figura che domina i pensieri di John, ma che il gioco preferisce suggerire attraverso incontri, reazioni dei personaggi e dettagli ambientali, invece che spiegare didascalicamente. Questa scelta rende il tono della storia molto personale: sembra davvero di entrare in uno spazio mentale frammentato, dove i luoghi sono metafore e gli abitanti funzionano come specchi deformanti delle nostre stesse fragilità.
  

 
Man mano che ci addentriamo nel regno della Bestia Bianca, la trama si struttura come un percorso di crescita scandito da incontri con personaggi che rappresentano differenti reazioni alla paura, alla memoria e al cambiamento. John incrocia figure eccentriche, spesso in bilico fra follia e lucidità, che vivono in luoghi profondamente legati al loro stato emotivo: foreste ovattate dove tutto sembra “morbido” e rassicurante, hotel bizzarri con corridoi che paiono non finire mai, zone più oscure e dense in cui l’architettura quasi opprime. Il filo conduttore non è tanto una trama lineare fatta di colpi di scena quanto il progressivo svelamento del modo in cui le persone reagiscono alla paura: chi la nega, chi la sublima in ossessioni, chi si lascia bloccare, chi prova a conviverci, e ogni quest secondaria, ogni dialogo e ogni scelta che ci viene proposta aggiunge uno strato di lettura a questa tematica. Grazie alla capacità di Analisi, infatti, possiamo “leggere” in modo più profondo NPC, oggetti e ambienti, scoprendo informazioni opzionali che spesso danno un peso completamente nuovo ai comportamenti dei personaggi e a ciò che stiamo vedendo a schermo. È un approccio fortemente sfaccettato: se ci limitiamo al percorso principale la storia funziona comunque, ma è solo esplorando in profondità che emergono davvero le sfumature più interessanti.
  
L’andamento narrativo di The Perfect Pencil alterna sequenze più contemplative, in cui assorbiamo dialoghi, riflessioni e micro-storie dei personaggi, a momenti di tensione più marcata scanditi dai boss e dagli scontri chiave, sempre fortemente legati al tema della paura e del coraggio. L’idea di fondo è che la nostra “crescita” non passi solo attraverso il superamento fisico degli ostacoli, ma anche attraverso il modo in cui decidiamo di interagire con il mondo, le scelte di dialogo, la voglia di indagare o meno gli elementi nascosti tramite l’Analisi. Il gioco propone diverse decisioni dal peso variabile, che possono influenzare le sfumature del finale o comunque la percezione del viaggio di John, tanto che la stessa storia può assumere tonalità differenti a seconda di quanto ci vogliamo “sporcare le mani” con side quest, segreti e interpretazioni personali. L’insieme dà vita a una narrazione che molti troveranno toccante e “vera”, proprio perché non fornisce risposte preconfezionate ma ci mette di fronte a una serie di specchi in cui riconoscere paure, rimpianti e desideri. Non mancano momenti in cui i ritmi si dilatano e i dialoghi rischiano di spezzare eccessivamente la progressione, soprattutto per chi cerca un racconto più asciutto, anche se la coerenza tematica complessiva rimane salda fino alla conclusione.
 

 

Il gameplay di The Perfect Pencil

Sul fronte del gameplay, The Perfect Pencil si presenta come un action platformer con forti elementi metroidvania, ma con un bilanciamento che privilegia l’esplorazione e la lettura del mondo rispetto alla pura difficoltà dei combattimenti o delle sezioni di piattaforme. Il nostro principale strumento è la matita che John brandisce come un’arma da mischia, capace di colpire in maniera soddisfacente e di evolversi nel corso del tempo grazie a nuove tecniche e combo che sblocchiamo tramite un personaggio “allenatore” pronto a insegnarci mosse in cambio di risorse. I controlli sono reattivi, con una sensazione di peso adeguata ai salti e ai colpi, e la maniera in cui si innestano capacità offensive e difensive fa sì che ogni scontro non sia solo un esercizio di riflessi, ma un piccolo esercizio di gestione del rischio. Questo vale in particolare per il sistema di cura, che non si basa su oggetti consumabili o pozioni da attivare a distanza di sicurezza, ma su un colpo caricato specifico che consuma una risorsa chiamata coraggio e che, se va a segno, ripristina parte della vita, mettendoci quindi nella situazione di dover essere aggressivi proprio quando siamo più vulnerabili.
   

The Perfect Pencil ci ha accompagnato in un viaggio che difficilmente dimenticheremo

 
Questa meccanica della cura “aggressiva” è uno dei tasselli più riusciti del sistema di gioco, perché integra in modo naturale la dimensione tematica con quella ludica: esporci al pericolo per sopravvivere è tanto una regola del gameplay quanto una metafora del dover affrontare le proprie paure. Il coraggio, infatti, si ricarica colpendo i nemici e interagendo con specifici elementi dell’ambiente, aprendo così a un flusso continuo in cui alterniamo fasi di accumulo, colpi rischiosi per curarci e momenti in cui dobbiamo affidarci più ai pattern e alle schivate che alla pura offensiva. Non siamo davanti a un combat particolarmente complesso in termini di input o di profondità tecnica, ma la sua semplicità funziona bene al servizio del ritmo dell’avventura e fa sì che gli scontri rimangano tesi senza diventare frustranti, anche perché la difficoltà generale, boss inclusi, si mantiene più accessibile rispetto ai metroidvania più punitivi. A fianco degli scontri troviamo l’uso delle prospettive, una sorta di “modificatori” che, una volta sbloccati, consentono di variare il nostro stile di gioco attraverso bonus e malus che evolvono con l’utilizzo e che possono essere caricati in slot aggiuntivi con un sistema di progressione leggero ma efficace. Questo strato opzionale aggiunge un discreto margine di personalizzazione, con accorgimenti che possono fare la differenza nel modo in cui approcciamo alcune sezioni o boss, pur senza trasformare il gioco in un action RPG complesso.
  
L’altro pilastro del gameplay è l’esplorazione, che in The Perfect Pencil è chiaramente al centro dell’esperienza, sia per la struttura delle mappe interconnesse sia perché buona parte della narrazione si scopre proprio attraverso deviazioni, segreti e contenuti opzionali. Le aree che attraversiamo – dalle foreste soffici e quasi ovattate agli hotel onirici, passando per zone più cupe o rarefatte – sono piene di percorsi nascosti, passaggi secondari, quest dei personaggi e micro-enigmi ambientali che ci portano a sfruttare capacità sbloccate strada facendo. A fare la differenza è anche la capacità di Analisi: tenendo conto dello stile “da macchina fotografica” di John, possiamo usare questa abilità per scansionare oggetti, NPC e dettagli dello scenario, ottenendo descrizioni, indizi e porzioni di lore che danno senso a scorci che altrimenti potremmo liquidare come semplice decorazione. L’idea è ottima, perché trasforma l’osservazione in un vero e proprio strumento di gioco, premiando chi si prende il tempo di guardare e leggere: la profondità emotiva di molti passaggi, infatti, emerge proprio grazie a queste analisi opzionali. Allo stesso tempo emergono alcune rigidità: la mappa è funzionale ma non perfetta, non permette ad esempio di segnare chiaramente i punti di interesse, e qualche volta la progressione si fa un po’ opaca, costringendoci a backtracking e tentativi per capire come proseguire.
 

 

L'arte e la tecnica di The Perfect Pencil

Dal punto di vista artistico, The Perfect Pencil è uno dei titoli indie più riconoscibili degli ultimi anni, forte di una direzione visiva che abbraccia la natura “fatta a mano” del suo mondo e la trasforma in un’identità potente e coerente. Il regno in cui ci muoviamo sembra un grande taccuino illustrato, con linee disegnate a mano, texture che ricordano carta e inchiostro e un uso del colore capace di comunicare immediatamente il tono emotivo di ogni area: dalla morbidezza pastello della Soft Forest alle tinte più cupe e sature delle zone dominata dalla presenza della Bestia Bianca. John stesso, con la sua testa-camera e il piccolo mantello, si staglia in modo netto sullo sfondo, diventando una figura iconica che funziona tanto dal punto di vista estetico quanto simbolico, mentre i personaggi che incontriamo oscillano fra il grottesco e il tenero, contribuendo a quella sensazione di “fiaba disturbante” che permea l’intero gioco. Le animazioni, pur non puntando al realismo esasperato, sono curate nei dettagli che contano: il modo in cui il mondo sembra respirare, le particelle che fluttuano, la vegetazione che oscilla leggermente, tutti elementi che contribuiscono a dare profondità e vita al regno nonostante la prospettiva bidimensionale. Il risultato complessivo è un colpo d’occhio notevole, che rende ogni nuova area una piccola scoperta visiva e rafforza la volontà di esplorare anche solo per il gusto di vedere cosa si siano inventati gli artisti dietro il progetto.
  
Sul piano tecnico, la versione PC di The Perfect Pencil si presenta solida e ben ottimizzata, con prestazioni stabili e nessun problema evidente che comprometta l’esperienza. Il motore grafico regge senza incertezze le animazioni, gli effetti particellari e gli elementi di parallasse che danno profondità agli scenari, mantenendo un framerate fluido anche su configurazioni non di fascia altissima, complice uno stile che non punta alla complessità poligonale ma alla pulizia e alla leggibilità. I caricamenti tra un’area e l’altra sono rapidi, e non si registrano cali significativi nelle sezioni più dense o durante gli scontri con i boss, almeno su macchine in linea con i requisiti consigliati di Steam, dove il gioco è disponibile con pieno supporto a pad e tastiera. Dal punto di vista dell’interfaccia, i menu sono chiari e leggibili, sebbene in alcuni casi avremmo gradito opzioni di accessibilità più avanzate, per esempio la possibilità di personalizzare maggiormente i font o la presenza di indicatori visivi extra per chi fatica con la lettura in inglese. Si nota invece qualche rigidità nella gestione della mappa e del fast travel, che arriva relativamente tardi nella progressione ed è meno comodo di quanto potrebbe essere, imponendo passaggi intermedi che spezzano in parte il ritmo dell’esplorazione e rendendo la navigazione meno immediata di altri metroidvania recenti. 
  
Chiude il quadro un comparto audio che lavora in sinergia con la direzione artistica per definire il tono emotivo di ogni momento, preferendo l’intimità e le sfumature rispetto alla spettacolarità. La colonna sonora accompagna l’avventura con tracce che oscillano tra il malinconico e il sospeso, usando melodie delicate e arrangiamenti minimali per sottolineare tanto le fasi contemplative quanto le tensioni legate agli scontri o agli incontri più importanti. Non è una soundtrack che punta a inserirsi in testa con temi martellanti, quanto una presenza che ci segue in sottofondo, capace di emergere in alcuni frangenti con piccoli crescendo emozionali e poi tornare a farsi discreta quando è il caso di lasciare spazio ai silenzi carichi di significato. Gli effetti sonori, dalle pennellate dei colpi di matita agli scricchiolii del mondo illustrato, sono puliti e funzionali, contribuendo a rafforzare la sensazione tattile degli scontri e l’atmosfera del regno, mentre il lavoro sul sound design ambientale come fruscii, echi, piccoli rumori sullo sfondo dona ulteriore spessore ai luoghi che attraversiamo.
 

 

The Perfect Pencil

The Perfect Pencil ci ha accompagnato in un viaggio che difficilmente dimenticheremo, non tanto per la complessità delle sue meccaniche, quanto per la forza con cui riesce a farci sentire dentro la mente del suo protagonista. Nel corso dell’avventura abbiamo percepito con chiarezza come ogni ambiente, ogni incontro e perfino ogni scelta di design fossero pensati per riflettere paure, fragilità e desideri che non appartengono solo a John, ma un po’ anche a noi giocatori. È un titolo che si prende il suo tempo, che chiede di essere ascoltato e non solo giocato, che invita a leggere, osservare, interpretare; un approccio che premia chi cerca esperienze più intime e autoriali, meno interessate alla spettacolarità immediata e più concentrate sul lasciare qualcosa a partita finita.

8.50

Trama 8.50

Gameplay 8.00

Arte e tecnica 8.50

Pro:

direzione artistica forte e riconoscibile

narrazione emotiva e sfaccettata

Contro:

ritmo non sempre equilibrato

mappa e fast travel migliorabili

Potrebbe interessarti anche

Svelata la finestra di lancio di The Perfect Pencil

Svelata la finestra di lancio di The Perfect Pencil

The Perfect Pencil è in sviluppo per PC e Switch

La demo di The Perfect Pencil è disponibile su Steam

La demo di The Perfect Pencil è disponibile su Steam

Scopriamo The Soft Forest

Visitiamo la The Soft Forest nella nuova demo di The Perfect Pencil

Visitiamo la The Soft Forest nella nuova demo di The Perfect Pencil

La nuova demo arriverà il 22 settembre

La beta di The Perfect Pencil è giocabile su Steam

La beta di The Perfect Pencil è giocabile su Steam

La beta è aperta per tutti gli iscritti

Annunciata la beta pubblica di The Perfect Pencil

Annunciata la beta pubblica di The Perfect Pencil

La beta sarà disponibile dal 14 al 17 uglio

Scarica l'app ufficiale di Gamernews.it, è gratis

Gamernews.it app su App Store Gamernews.it app in Google Play Store