Chi segue da tempo il genere dei survivors-like avrà notato come negli ultimi anni il mercato si sia riempito di titoli che ripropongono la stessa formula: orde infinite di nemici, potenziamenti a pioggia e run che durano dai venti ai trenta minuti. Vampire Survivors ha aperto la strada, ma da allora sono arrivati decine di cloni, ognuno con la propria variante sul tema. The Gate Must Stand, sviluppato da Senmu Studio e coeditato da Gamersky Games e Yogscast Games, prova a inserirsi in questo affollato scenario aggiungendo un ingrediente che raramente si vede abbinato a questa formula: il tower defense vero e proprio. Non parliamo quindi di un semplice clone con qualche variazione estetica, ma di un tentativo più ambizioso di fondere due generi che, sulla carta, sembrano fatti per stare insieme e che invece nella pratica si scontrano più spesso di quanto si potrebbe pensare. Con questi presupposti, e con la curiosità di capire se davvero fosse possibile far convivere due filosofie di design così diverse, ci siamo messi all'opera con calma per scoprire se dietro il concept accattivante si nasconda un'esperienza solida o solo un'accozzaglia di buone idee mai sviluppate a fondo. Seguiteci nella nostra recensione di The Gate Must Stand per PC.
La trama di The Gate Must Stand: A Tower Defense Survivor
Ambientato in un mondo di dark fantasy, The Gate Must Stand ci getta nel bel mezzo della caduta del Continente, con il Regno di Belrak che rappresenta l'ultima roccaforte dell'umanità contro un'invasione di orde demoniache e creature mostruose. La premessa narrativa è di quelle che si potrebbero definire "di servizio": serve principalmente a dare un contesto e una cornice tematica alle meccaniche di gioco, senza pretendere di costruire un impianto narrativo particolarmente elaborato o stratificato. Ci troviamo a comandare un guerriero incaricato di difendere la porta della fortezza mentre i cittadini vengono evacuati, in un ciclo che si ripete run dopo run con poche variazioni sul tema di fondo.
Abbiamo incorporato i contenuti di YouTube. Poiché YouTube potrebbe raccogliere dati personali e tracciare il tuo comportamento di visualizzazione, caricheremo il video solo dopo aver acconsentito all'uso dei cookie e tecnologie simili a quelle descritte nella loro Privacy policy
La costruzione del mondo di gioco si affida più all'atmosfera generale e all'iconografia dark fantasy che a un vero e proprio racconto stratificato: nessun colpo di scena memorabile, nessun sistema di dialoghi complesso o scelte morali che influenzano lo svolgimento della storia. Quello che emerge, semmai, è un world building abbastanza scarno, funzionale a giustificare la presenza di quattro eroi giocabili, ciascuno con il proprio stile di combattimento e la propria carica di equipaggiamenti e abilità, oltre a numerosi seguaci e nemici che popolano il campo di battaglia.
Non mancano dei piccoli elementi di progressione a livello di lore, distribuiti attraverso le tre fasi di gioco e le sei mappe disponibili, ognuna con la propria ambientazione visiva all'interno del medesimo scenario di assedio perenne. Si tratta però di dettagli che rimangono sullo sfondo, mai davvero centrali nell'esperienza complessiva, e che difficilmente rimarranno impressi nella memoria del giocatore una volta spenta la console. Chi cerca in questo titolo una storia avvincente da seguire con attenzione probabilmente rimarrà deluso, ma chi si avvicina consapevole del genere saprà accettare questa impostazione minimale senza troppi patemi.
Il gameplay di The Gate Must Stand: A Tower Defense Survivor
Il cuore pulsante di The Gate Must Stand risiede proprio nella fusione fra due generi che raramente vengono accostati con questa intensità. Non ci troviamo davanti a torri statiche piazzate lungo un percorso prestabilito da osservare passivamente, come nei tower defense più classici: qui il giocatore impugna letteralmente un'arma e si getta nella mischia, gestendo in tempo reale sia il proprio personaggio che l'esercito di sostegno. Ogni run comincia con la scelta di uno dei quattro eroi disponibili, ciascuno caratterizzato da uno stile di combattimento distinto, per poi procedere nel reclutamento di alleati e nella gestione delle risorse economiche necessarie per rinforzare le difese. Il ciclo di gioco fondamentale prevede la difesa della porta per un periodo di circa sessanta minuti a partita, distribuiti su tre fasi consecutive, durante le quali ondate di mostri sempre più numerose tentano di superare le nostre linee.
L'elemento più riuscito del gameplay è probabilmente la varietà di build che è possibile costruire partita dopo partita. Ogni volta che il nostro eroe o i nostri seguaci salgono di livello, ci vengono proposte scelte casuali tra diversi potenziamenti, e l'assortimento a disposizione è davvero enorme: si parla di 149 abilità per gli eroi, 19 seguaci di base che possono evolvere in 38 forme definitive, 150 abilità per i seguaci e 53 reliquie ottenibili tramite missioni dinamiche o come ricompensa dai boss, che compaiono ogni cinque livelli. Vedere una strategia difensiva costruita con cura evolversi da una lotta disperata contro orde apparentemente ingestibili fino a diventare una macchina da guerra praticamente inarrestabile è una delle sensazioni più gratificanti che il titolo riesce a offrire, e il sistema di progressione premia costantemente la sperimentazione, incoraggiando a provare combinazioni diverse tra eroi, unità e abilità.
Sperimentare con le decine di combinazioni possibili tra eroi, seguaci e reliquie resta il vero motore che spinge a intraprendere run dopo run, nonostante le storture evidenti che affliggono il resto del pacchetto.
Non tutto però funziona altrettanto bene, e qui arriviamo al problema più evidente dell'intera esperienza: la quantità di sistemi messi in campo è semplicemente eccessiva. Il titolo non si limita a offrire un pugno di meccaniche ben sviluppate, ma sovraccarica il giocatore con la gestione simultanea del combattimento in tempo reale, la selezione dei potenziamenti, il monitoraggio delle risorse economiche e la reazione a minacce che compaiono da ogni angolo dello schermo. Il problema non è la complessità in sé, dato che molti ottimi titoli strategici e roguelite prosperano proprio su questo tipo di profondità, ma il fatto che The Gate Must Stand non presenti sempre le proprie meccaniche in modo chiaro e intuitivo. L'interfaccia utente fa poco per organizzare le informazioni, rendendo più difficile del necessario comprendere cosa stia effettivamente accadendo sul campo di battaglia nei momenti di massima concitazione.
Un ulteriore aspetto che merita attenzione riguarda la gestione del percorso dei nemici. A differenza dei tipici tower defense con tracciati fissi, qui esiste un unico sentiero più ampio, il cui flusso può essere manipolato posizionando barricate e strutture defensive: una scelta di design interessante che aggiunge un livello di pianificazione tattica non scontato. Le descrizioni dei potenziamenti risultano spesso eccessivamente prolisse e poco chiare, al punto che diventa difficile capire se un determinato bonus sia effettivamente utile o se semplicemente non risulti compatibile con il proprio stile di gioco: una sensazione di disorientamento che si ripete anche per quanto riguarda le reliquie e le missioni dinamiche disponibili durante le run, come scortare convogli o riparare le strutture danneggiate. A livello tecnico, il gioco supporta anche il controller, un dettaglio apprezzabile per un titolo di questo genere, anche se l'esperienza risulta pensata primariamente per tastiera e mouse. Il ritmo di gioco, inoltre, tende talvolta a farsi eccessivamente compassato nelle fasi iniziali di ogni run, al punto che diventa quasi indispensabile impostare la velocità di gioco al doppio per mantenere alto il coinvolgimento.
L'arte e la tecnica di The Gate Must Stand: A Tower Defense Survivor
Sul fronte della direzione artistica, The Gate Must Stand non riesce a trovare una propria identità coerente. Lo stile visivo fatica a mantenere una coesione stilistica dall'inizio alla fine dell'esperienza, con alcuni asset che appaiono perfettamente dignitosi mentre altri risultano visibilmente più economici e meno rifiniti. L'impressione generale è quella di un progetto a basso budget che non riesce mai del tutto a scuotersi di dosso questa sensazione, complice anche un'interfaccia semplicistica che non aiuta a valorizzare quanto di buono viene proposto a schermo. Non parliamo di un comparto grafico brutto in senso assoluto, ma piuttosto di un'incoerenza generale che si fa sentire soprattutto quando si passa da un'ambientazione all'altra tra le sei mappe disponibili.
Dal punto di vista tecnico, il titolo si comporta generalmente in maniera solida e fluida nella maggior parte delle situazioni, ma non è esente da problemi quando la schermata si riempie di nemici e gli effetti visivi dei nostri difensori si scatenano in un vero e proprio spettacolo pirotecnico. In quei momenti, capita che il frame rate subisca cali sensibili e che si manifestino episodi di stuttering, per quanto si tratti fortunatamente di situazioni non troppo frequenti. Un altro aspetto poco rifinito riguarda l'intelligenza artificiale dei nemici, che occasionalmente si blocca contro elementi dello scenario, torri o barricate, rimanendo intrappolata in animazioni ripetitive che rompono l'immersione durante gli scontri più concitati. I requisiti hardware richiesti dal gioco sono comunque piuttosto contenuti, il che lo rende accessibile anche su configurazioni PC non particolarmente recenti o potenti.
Per quanto riguarda il comparto sonoro The Gate Must Stand non riesce a stupire: l'audio, di fatto, fa il suo lavoro senza eccellere.
The Gate Must Stand ci ha lasciato con una sensazione agrodolce, quella di un progetto capace di intuizioni interessanti ma frenato da una realizzazione ancora acerba. La fusione tra tower defense e survivors-like funziona meglio di quanto lasciasse presagire lo scetticismo iniziale, regalando momenti di autentica soddisfazione quando le nostre strategie difensive prendono forma e cominciano a reggere l'urto delle ondate più feroci. Resta però evidente che il titolo avrebbe avuto bisogno di qualche mese di sviluppo in più per limare un'interfaccia poco chiara, una direzione artistica priva di una vera identità e un impianto narrativo troppo esile per lasciare il segno. Chi ama sperimentare build e non si lascia scoraggiare da qualche asperità tecnica troverà comunque parecchie ore di divertimento dietro le mura di Belrak.