Un nuovo mondo oscuro
The Bearer & The Last Flame è un action-adventure dark fantasy che abbraccia senza vergogna la grammatica soulslike: viaggio in un mondo in rovina, combattimenti “a lettura”, esplorazione in aree interconnesse e un obiettivo simbolico che regge tutta l’impalcatura narrativa, trasportare l’ultima fiamma attraverso cinque regioni corrotte. Sulla carta è quel tipo di progetto indie che cerca di condensare suggestioni alla
Dark Souls in una struttura più compatta, con una promessa chiara: atmosfera cupa, difficoltà severa, scelte di build, una manciata di zone diverse e un’idea forte (la fiamma) che diventa sia trama sia identità visiva. E noi, che di “morti, rovine, silenzi e spade arrugginite” ne abbiamo attraversati parecchi negli ultimi anni, siamo entrati con curiosità e un filo di cautela: perché quando un gioco punta tutto su combattimento e level design, basta poco per trasformare la fascinazione in frustrazione. Seguiteci nella nostra
recensione di The Bearer & The Last Flame per PC.
La trama di The Bearer & The Last Flame
La
trama di The Bearer & The Last Flame, almeno nella sua ossatura, è volutamente essenziale e archetipica: il mondo degli uomini è “estinto”, la vita è soffocata dall’oscurità, e noi siamo una “anima vivente” incaricata di portare l’ultima fiamma e riportare luce nelle terre della notte. Non è un racconto che si appoggia su lunghi dialoghi o spiegoni, anzi, sceglie una costruzione più ellittica: l’idea è farci percepire la storia come eco, residuo, rovina che racconta da sola, lasciandoci ricomporre il quadro attraversando castelli crollati, grotte, corridoi torchiati e insediamenti abbandonati. Funziona quando l’immaginario regge la scena e quando il viaggio “mitico” dell’ultima speranza diventa un filo che ci tira avanti anche nei momenti più duri, perché la missione è semplice da capire e facile da sentire addosso: se sbagliamo noi, non resta niente.
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Nel modo in cui viene presentato il mondo (
Hyperborea, nome che ritorna spesso nelle descrizioni) il gioco preferisce la suggestione al dettaglio: più che personaggi memorabili, troviamo un tono di isolamento costante, un’aria da dopoguerra cosmica in cui tutto sembra già perduto e noi camminiamo tra i resti. L’intento è chiaramente quello di un
“dark fantasy classico”: rovine, nebbie, corridoi ombrosi, nemici che sembrano usciti da un bestiario di abisso e necromanzia, con la fiamma come contrasto costante, quasi un faro narrativo che ci ricorda perché ci stiamo infilando in posti che urlano “non dovresti essere qui”. Il rovescio della medaglia è che, proprio perché l’incipit è così familiare, servirebbero guizzi di personalità o dettagli che facciano scattare l’ossessione; quando questi mancano, la premessa rischia di restare “corretta” più che magnetica, e di
sembrare una variazione sul tema già sentita.
Il bello è che la storia, qui, prova a vivere soprattutto di ritmo e di attraversamento: ogni regione è un capitolo implicito del viaggio, un tassello della “corruzione” che dobbiamo respingere riportando i mostri al loro regno. In questa struttura, la narrazione ambientale è il collante: lo spazio diventa racconto, e le deviazioni (NPC, incarichi secondari) dovrebbero essere quelle crepe da cui filtra un po’ di contesto umano. Diciamo “dovrebbero” perché in un soulslike l’equilibrio è delicato: se l’esplorazione è chiara e il combattimento è affidabile, l’enigma narrativo diventa curiosità; se invece l’orientamento vacilla e l’azione non dà fiducia, anche la trama perde presa, perché siamo troppo impegnati a capire “dove si va” e “se il colpo registra”.
Il gameplay di The Bearer & The Last Flame
Sul fronte
gameplay,
The Bearer & The Last Flame dichiara apertamente le sue priorità: combattimento deliberato, pazienza, gestione della stamina, lettura dei pattern e punizione dell’avventatezza. La filosofia è quella giusta: qui non si corre addosso ai nemici sperando di spammare attacchi, perché gli avversari sono aggressivi, i colpi pesano e gli errori si pagano subito.
Quando il sistema gira come dovrebbe, l’impianto può risultare appagante proprio perché si fonda su esecuzione e autocontrollo: schivare al momento giusto, scegliere quando parare, entrare e uscire dalla distanza, e punire le finestre giuste invece di forzare.
The Bearer & The Last Flame ci appare come un soulslike indie che vive di contrasti
Un aspetto interessante, soprattutto per un progetto indie, è l’idea di offrire più approcci: corpo a corpo, distanza e magia come “triangolo” di base, con equipaggiamenti diversi a supporto. Abbiamo a disposizione tre playstyle principali (mischia con spade/asce/armi pesanti, ranged con arco e strumenti a distanza, magia con abilità soprannaturali) e di una grande quantità di armi, addirittura oltre 200, cosa che sulla carta apre a sperimentazione e
build differenti. Questo, se bilanciato e leggibile, può dare respiro alla progressione: cambiare arma non solo per i numeri, ma per cambiare davvero ritmo, rischio e spazio d’azione, soprattutto quando i nemici iniziano a richiedere risposte più mirate.
Il problema è che l’esperienza pratica può cambiare radicalmente a seconda di quanto “solido” è il feeling: hitbox coerenti, animazioni leggibili, collisioni affidabili, risposta dei comandi e lock-on che non tradisce. Abbiamo però notato hitbox inconsistenti, movimento “slippery/floaty”, sensazione di colpi che non connettono quando dovrebbero e attacchi nemici che mancano senza motivo chiaro, tutti elementi che in un gioco così centrato sul combattimento diventano un peccato originale.
L'arte e la tecnica di The Bearer & The Last Flame
Arriviamo a parlare di
arte e tecnica, iniziando dalla
direzione artistica:
The Bearer & The Last Flame punta a un dark fantasy molto ortodosso, fatto di paesaggi nebbiosi, rovine illuminate da torce, corridoi pieni d’ombra e architetture cadenti. La fiamma è un elemento centrale anche a livello visivo: non è solo un MacGuffin narrativo, è un contrasto cromatico e di luce che dovrebbe “staccare” sul buio dominante, dando identità a scene altrimenti monocromatiche. Quando questa estetica è sostenuta da buone inquadrature e da una coerenza di materiali e illuminazione, può creare quell’oppressione affascinante che fa venire voglia di avanzare anche quando la prudenza suggerirebbe di tornare indietro.
Sul piano tecnico, però, dobbiamo essere molto chiari: esistono segnalazioni pesanti di problemi prestazionali su console, tra screen tearing molto marcato, stutter, frame drop e perfino crash, con un giudizio complessivo estremamente negativo su quella specifica versione. Non possiamo automaticamente trasferire tutto questo al PC, ma non possiamo nemmeno ignorarlo: un action in cui il timing è tutto soffre in modo particolare quando la fluidità non è stabile, perché la finestra di schivata e la lettura delle animazioni diventano meno affidabili.
Chiudiamo con l’audio, che nel genere è spesso metà dell’atmosfera: rumori ambientali, echi, ringhi lontani, impatti delle armi e silenzi che “parlano”. La recensione più positiva che abbiamo letto elogia il sound design come rinforzo del mood, con suoni ambientali e colpi che rendono gli scontri più intensi e una sensazione generale di mondo ostile e misterioso. Prima di passare alla conclusione vogliamo segnalarvi che
The Bearer & The Last Flame è localizzato in italiano.