Che bomba!
Ci siamo tornati sopra con la stessa curiosità con cui si riapre un vecchio cassetto pieno di cartucce: abbiamo avuto modo di mettere le mani (grazie ad un codice di test ricevuto da
KONAMI) su
SUPER BOMBERMAN COLLECTION, una raccolta pensata per far rivivere (e finalmente rendere fruibili in modo comodo) alcuni dei capitoli più iconici dell’era 8/16-bit della serie, con strumenti moderni come salvataggi rapidi e riavvolgimento. Non è un “nuovo Bomberman” nel senso contemporaneo del termine, è un pezzo di storia del videogioco impacchettato con un taglio quasi museale, e se l’idea vi stuzzica... seguici nella nostra
recensione di SUPER BOMBERMAN COLLECTION per PC (
ma abbiamo provato anche la versione XBOX Series X ndr.).
La trama di SUPER BOMBERMAN COLLECTION
Parlare di “trama”, qui, significa soprattutto parlare di contesto e di cornice: la collection mette insieme sette giochi della serie, includendo
Bomberman,
Bomberman II e l’intera
pentalogia Super Bomberman (dal primo al quinto capitolo). Il valore narrativo, come spesso accade nei
Bomberman di quell’epoca, non è la sceneggiatura a reggere il tutto, quanto il ritmo da “cartone animato arcade” fatto di mondi, boss e piccole introduzioni che danno un senso al procedere di livello in livello. L’impressione è che
Konami abbia voluto preservare proprio questa leggerezza, senza snaturarla con sovrastrutture inutili, lasciandoci una progressione che resta immediata anche oggi.
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La cosa più interessante, dal punto di vista della
fruizione “moderna”, è che questa raccolta non si limita a presentare i giochi: li incornicia con una presentazione che vuole essere quasi da esposizione, fatta di scatole virtuali, manuali consultabili e materiali extra. Non stiamo parlando di una trama unificata o di un universo narrativo che viene ricucito per l’occasione, piuttosto di un modo per accompagnare il giocatore dentro un periodo preciso della storia di Bomberman e farlo sentire “a casa” nel linguaggio di quegli anni (
E sì, ci siamo persi più tempo del previsto a curiosare tra queste cose, perché il fascino del retrogaming passa anche da lì, ndr..)
Dove la collection cambia davvero il peso specifico della “storia” è nella
disponibilità, per la prima volta in modo accessibile e leggibile, anche di capitoli che erano rimasti confinati al Giappone, in particolare
Super Bomberman 4 e
Super Bomberman 5. Questo non trasforma improvvisamente la narrazione in qualcosa di centrale, resta un pretesto per bombare e far saltare muri, ma cambia la percezione di completezza: non abbiamo più la sensazione di giocare “solo quello che era arrivato da noi”, stiamo attraversando un percorso più intero, con tutte le sue piccole differenze di tono e struttura tra un episodio e l’altro.
Il gameplay di SUPER BOMBERMAN COLLECTION
Il cuore è quello di sempre, e
invecchia meglio di tanti altri classici: visuale dall’alto, griglia, blocchi distruttibili, nemici da eliminare, e soprattutto quell’eterna danza tra spazio e tempo che rende Bomberman immediatamente leggibile ma sorprendentemente profondo. Piazziamo una bomba, calcoliamo il raggio dell’esplosione, ci apriamo passaggi abbattendo muri, inseguendo power-up e cercando di non farci intrappolare in un angolo per colpa della nostra stessa fretta. È un gioco di
“geometrie e panico controllato”, e quando funziona bene ci ricorda perché la serie è diventata un punto fermo dei party game prima ancora che esistesse il concetto moderno di
party game.
SUPER BOMBERMAN COLLECTION ci ha lasciato addosso quella sensazione rara di “classico che non chiede scusa”
La
raccolta aiuta tanto chi vuole giocare davvero (non solo “provare”): salvataggi in qualsiasi momento e funzione di riavvolgimento sono quelle comodità che non cambiano la natura del gioco, ma cambiano la nostra disponibilità a insistere. Il retrogaming spesso è spigoloso per definizione, qui invece possiamo permetterci di sperimentare, rischiare, imparare pattern e tempistiche senza essere puniti con ripetizioni infinite. In più, la presenza di filtri grafici e piccole opzioni di contorno serve a far respirare l’esperienza, anche se chi cerca la purezza assoluta probabilmente finirà per giocare “pulito” e basta.
Giocare i cinque
Super Bomberman in sequenza è la parte più divertente per chi ama vedere l’evoluzione del design: si notano esperimenti, aggiunte, piccole idee che cambiano il ritmo. Troviamo episodi che introducono varianti e “complicazioni” (mount, mecha, percorsi e scelte più marcate in
Super Bomberman 5), e in generale un’attenzione crescente a rendere il single player meno piatto grazie a nemici più caratterizzati e situazioni che obbligano a variare approccio. Non tutto è allo stesso livello, e proprio qui sta anche l’onestà della collection: dentro c’è materiale con valore storico e materiale che, pad alla mano, risulta più centrato e ancora godibilissimo.
L'arte e la tecnica di SUPER BOMBERMAN COLLECTION
Dal
lato visivo, l’identità è chiarissima: pixel art e impostazione 16-bit (con le inevitabili differenze tra i capitoli), colori accesi, leggibilità alta e personaggi che comunicano tutto con pochi frame d’animazione. Non c’è bisogno di chissà quale direzione artistica “moderna” per risultare riconoscibili:
Bomberman è uno di quei casi in cui silhouette, palette e iconografia (bombe, esplosioni a croce, blocchi) fanno da linguaggio universale. La collection, scegliendo di non stravolgere, preserva quel gusto da sala giochi domestica che regge ancora benissimo, soprattutto perché l’azione è pulita e la griglia resta sempre comprensibile a colpo d’occhio.
Sul
piano tecnico, la collection punta su comodità e preservazione: save state, rewind e presentazione “da museo” sono i pilastri dell’operazione, e in generale l’esperienza risulta pensata per essere consumata oggi senza l’attrito tipico dell’epoca. C’è però un punto che non possiamo ignorare: l’emulazione non è sempre perfetta e, in alcune situazioni, possiamo incappare in input lag. In un gioco basato su tempismo e micro-posizionamento, anche una piccola incertezza può cambiare la percezione del controllo, e per quanto non distrugga la giocabilità complessiva resta una macchia fastidiosa, specie quando ci troviamo a gestire passaggi stretti, nemici aggressivi e la solita “fuga all’ultimo pixel”.
L’audio è quello che ci aspettiamo da
Bomberman di quell’era: musiche orecchiabili, motivetti che entrano in testa e un sound design semplicissimo ma funzionale, dove l’esplosione, il piazzamento della bomba e la raccolta dei power-up sono segnali immediati prima ancora che effetti. Non è un comparto pensato per stupire in cuffia, è un accompagnamento ritmico che sostiene la frenesia e mantiene il tono leggero anche quando la partita si fa cattiva. E proprio per questo, quando ci si prende, finiamo per canticchiare senza accorgercene mentre ripetiamo “solo un’altra run”.