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7.00

Recensione Starship Troopers: Ultimate Bug War! per PC

Preparatevi a schiacciare insetti alieni nella nostra recensione di Starship Troopers: Ultimate Bug War! per PC

Ti schiaccio!

C’è qualcosa di profondamente nostalgico nel tornare a parlare di Starship Troopers in chiave videoludica. Il franchise creato da Robert A. Heinlein e consacrato al grande pubblico dal film del 1997 di Paul Verhoeven, satira feroce del militarismo travestita da fantascienza d’azione, ha sempre avuto un rapporto complicato con i videogiochi. Ci sono stati tentativi più o meno riusciti nel corso degli anni: dallo strategico in tempo reale del 2005, passando per il più recente Starship Troopers: Extermination, fino all’inevitabile paragone con Helldivers 2, che ha preso l’eredità spirituale della saga di Verhoeven e l’ha trasformata in un fenomeno culturale globale.  In questo contesto arriva Starship Troopers: Ultimate Bug War!, sviluppato da Auroch Digital lo studio già noto per l’ottimo Warhammer 40,000: Boltgun e pubblicato da Dotemu (che ringraziamo per il codice fornitoci per testare il titolo ndr.), casa editrice che negli ultimi anni si è distinta per la cura con cui tratta le proprietà intellettuali legate alla nostalgia. Il titolo si presenta come uno sparatutto in prima persona in stile retro, pensato per far respirare ai giocatori l’aria irrespirabile e sulfurea di Klendathu, tra orde di insetti alieni e proiettili che fischierebbero pure nelle orecchie di un generale. Che lo stile evocativo sia sufficiente a sostenere l’intera esperienza o che invece si riveli un’armatura brillante su un corpo fragile, è una domanda a cui cercheremo di rispondere. Seguici nella nostra recensione di Starship Troopers: Ultimate Bug War! per PC.
 

 

La trama di Starship Troopers: Ultimate Bug War!

Il racconto che sorregge Ultimate Bug War si dipana come una sorta di simulazione propagandistica della Federazione dei Cittadini Uniti: siamo tecnicamente all’interno di un programma di addestramento militare basato sulla vera storia del Maggiore Samantha “Sammy” Dietz, una veterana di guerra di cui riviviamo le imprese durante la Prima Guerra degli Insetti. Il setting narrativo è intelligente nella sua semplicità: il gioco è ambientato venticinque anni prima degli eventi del film originale del 1997, il che lascia ad Auroch Digital una buona dose di libertà creativa per costruire una storia originale che si inserisce coerentemente nel canone senza doverlo contraddire o forzare. La Dietz, doppiata da Charlotta Mohlin, è un personaggio nuovo che porta sulle spalle tutto il peso di un franchise iconico e lo fa con una certa dignità, pur non riuscendo mai a diventare memorabile.
 

 
A fare da filo conduttore della narrazione tra una missione e l’altra ci sono i filmati in full motion video, girati con attori in carne e ossa sullo stile delle sequenze propagandistiche del film di Verhoeven.  Il tocco più riuscito sotto questo aspetto è il ritorno di Casper Van Dien nei panni di un invecchiato e consumato Generale Johnny Rico, completo di benda sull’occhio a testimoniare anni di guerra vissuta sulla propria pelle.  La sua presenza contribuisce enormemente all’autenticità complessiva dell’esperienza, e nei momenti in cui appare sullo schermo si percepisce quell’inconfondibile tono della propaganda della Federazione: solenne, retorico, volutamente sopra le righe (Casper Van Dien è chiaramente divertito dal ruolo, e si vede, il che rende ogni sua apparizione un piccolo momento di piacere per i fan del film originale ndr.).
  
La trama conduce il giocatore attraverso ambienti iconici della mitologia della serie, da Klendathu a Planet P, fino ad arrivare ad ambientazioni create ex novo per l’occasione.  La caccia al pericoloso Assassin Bug rappresenta il fil rouge della campagna principale, un nemico evocato per tutta la durata del gioco e che funge da catalizzatore narrativo per la progressione delle missioni. La storia non ha alcuna pretesa di profondità: è dichiaratamente un omaggio al b-movie da cui prende ispirazione, demenziale nella misura giusta, satirica quanto basta per non prendersi mai troppo sul serio. La sensazione è che gli sviluppatori conoscessero perfettamente la fonte e abbiano scelto consapevolmente di replicarne il registro, senza cercare di aggiungere spessore là dove non era necessario. Il risultato è una narrazione che funziona come cornice, non come protagonista. Vi ricordiamo inoltre che Starship Troopers: Ultimate Bug War! è localizzato in italiano.
 

 

Il gameplay di Starship Troopers: Ultimate Bug War!

Il cuore pulsante di Ultimate Bug War è un loop di gioco semplice nei fondamentali e soddisfacente nell’esecuzione: si viene catapultati in mappe di dimensioni considerevoli, con una serie di obiettivi distribuiti liberamente nello spazio e affrontabili nell’ordine che il giocatore preferisce. Il paragone più immediato, per chi ha una memoria videoludica sufficientemente lunga, è con Medal of Honor: Airborne, titolo che già nel 2007 aveva provato questa formula aperta applicata agli sparatutto in prima persona ed è apprezzabile vedere Auroch Digital riprenderla e adattarla al contesto caotico degli scontri contro gli insetti alieni. Le missioni spaziano dalla difesa di postazioni strategiche all’eliminazione di bersagli di grandi dimensioni, passando per la protezione di alleati in difficoltà e persino sequenze che richiedono di piazzare esplosivi in punti specifici con una certa discrezione, elemento che introduce una variazione tattica inattesa e gradita.
 

 
Una delle scelte di design più originali del titolo è quella di aver intrecciato il massacro di massa con un sistema di progressione delle ricompense: ogni uccisione riempie un indicatore che determina la qualità dei rifornimenti ricevuti tramite lancio dalla Federazione.  Questo significa che uccidere con efficienza non è solo soddisfacente esteticamente, ma ha un impatto diretto sulle risorse disponibili nel corso della missione: dalla possibilità di ottenere armi più potenti fino al poter chiamare supporti tattici come strike aerei, laser orbitali e persino testate nucleari tattiche (Il momento in cui si fa esplodere una bomba nucleare in mezzo a un’orda di Aracnidi e si vede lo schermo riempirsi di pixel esplosi in ogni direzione è genuinamente appagante, forse uno dei picchi dell’intera esperienza ndr.). Il rovescio della medaglia è che il sistema di rifornimento è governato da una componente casuale che può rendere alcuni drop inutilizzabili nella situazione specifica in cui ci si trova, frustrando la sensazione di progressione e rendendo talvolta il ciclo di gioco meno soddisfacente del previsto.
  
L’arsenale messo a disposizione è ampio, oltre trenta tra armi e oggetti, incluso il celebre fucile Morita, e ogni strumento di morte ha un peso sonoro e visivo convincente che contribuisce a rendere il gunplay piacevole e diretto.  Ci sono però alcune scelte di design difficili da giustificare anche a fronte di una volontà dichiarata di ispirarsi all’estetica anni ‘90: l’impossibilità di riporre le armi speciali invece di doverle abbandonare a terra e la presenza di una barra della resistenza che interrompe le lunghe corse per qualche secondo sono due elementi che, accumulandosi nel tempo, risultano fastidiosi senza aggiungere profondità tattica. I mech pilotabili, un’aggiunta che sulla carta sembrava promettente, si rivelano in pratica poco soddisfacenti perché il carburante si esaurisce con una rapidità che ne mortifica l’impatto scenico. L’intelligenza artificiale, sia degli alleati che dei nemici, mostra limiti evidenti: i soldati compagni tendono a posizionarsi sistematicamente nella linea di tiro, trasformandosi in vittime del fuoco amico con una regolarità scoraggiante, mentre gli insetti nemici, in particolare le varietà più piccole, a volte si incagliano nell’ambiente circostante. Nonostante queste imperfezioni, la varietà di Bug con cui ci si confronta una dozzina di tipologie con pattern di attacco differenti, dai devastanti Tankers ai letali Titans garantisce che i combattimenti non risultino mai del tutto meccanici.
 

 

L'arte e la tecnica di Starship Troopers: Ultimate Bug War!

La direzione artistica di Ultimate Bug War è l’elemento che più di ogni altro definisce l’identità visiva del titolo. Auroch Digital ha optato per un approccio che unisce sprite bidimensionali per i personaggi, soldati e figure umane, a nemici e ambienti tridimensionali, creando un contrasto visivo stilizzato che gli sviluppatori definiscono “falsa pixel art”. Il risultato è esteticamente riconoscibile e coerente con l’estetica dichiaratamente retrò del progetto, anche se il confronto con Boltgun il precedente lavoro dello studio, dall’architettura visiva più strutturata e ispirata non gioca a favore di Ultimate Bug War. Le mappe aperte, pur essendo vaste e percorribili in modo relativamente libero, soffrono di una certa piattezza compositiva: le aree sono spesso grandi ma scarsamente caratterizzate, con ampie distese di terreno che non comunicano identità geografica o stilistica. Solo in alcune sezioni verticali ambientate in edifici di scala spropositata si avverte un senso di monumentalità che avremmo voluto vedere applicato con maggiore continuità al resto del gioco.
 
Dal punto di vista tecnico, il titolo si comporta in modo solido e affidabile. Nonostante la presenza di centinaia di insetti simultaneamente a schermo durante i momenti di maggiore intensità, il framerate si mantiene stabile e il motore di gioco non mostra cedimenti strutturali. L’approccio della pixel art procedurale permette di gestire il carico grafico con efficienza, una scelta pragmatica che paga dividendi in termini di fluidità dell’esperienza. La longevità complessiva della campagna principale si attesta attorno alle tre ore, con un’ulteriore ora circa aggiunta dalla campagna secondaria nei panni degli Aracnidi. Quest’ultima modalità, presentata come una novità assoluta per il franchise, giocare nei panni dell’Assassin Bug è effettivamente una prima volta nella serie, si rivela nella pratica un ibrido tra azione e strategia in tempo reale con controlli non sempre intuitivi e una varietà di missioni limitata: si gestisce una squadra di insetti, si trovano tane come punti di spawn per nuove unità e si conquista il terreno nemico, ma l’insieme non riesce a elevarsi al di sopra di una gradevole novità.
 
Il comparto audio è probabilmente l’aspetto tecnico meglio riuscito dell’intera produzione. La progettazione sonora attinge con intelligenza alla memoria uditiva del film originale: le armi suonano familiari, le esplosioni hanno il peso giusto, e il soundscape complessivo dei campi di battaglia: tra il cigolio metallico delle armature, gli stridii degli insetti e il fuoco delle Morita contribuisce in misura determinante alla sensazione di immersione. Le sequenze in FMV con Casper Van Dien godono di un doppiaggio in pieno stile propaganda della Federazione, sopra le righe nella misura giusta, con un tono che replica con fedeltà la vena satirica del film di Verhoeven. La colonna sonora accompagna l’azione senza emergere mai in modo autonomo, ma svolge il suo compito di supporto con efficacia, amplificando la tensione durante le ondate più intense e lasciando respiro nei momenti di esplorazione.
 

 

Starship Troopers: Ultimate Bug War!

Starship Troopers: Ultimate Bug War! è un titolo che sa esattamente cosa vuole essere e lo comunica sin dai primi minuti: un omaggio dichiarato a un’estetica e a un franchise che per molti rappresentano un pezzo di infanzia o adolescenza videoludica e cinematografica. Auroch Digital dimostra ancora una volta di saper trattare le licenze con rispetto e competenza, e in diversi frangenti il gioco riesce davvero a riconsegnare quella sensazione di caos frenetico e divertimento senza troppi filtri. Il problema è che l’esperienza finisce prima di aver avuto il tempo di dispiegarsi completamente: tre ore sono troppo poche per giustificare il termine “Ultimate”, e alcune scelte di design, dall’IA approssimativa alle mappe spoglie, tradiscono i limiti di un progetto che sembra aver avuto idee più grandi del tempo a disposizione per realizzarle. Se siete fan del film di Verhoeven e cercate qualcosa che vi faccia sentire di nuovo sul campo di battaglia di Klendathu con un fucile Morita in mano, Ultimate Bug War vi darà esattamente quello che cercate, per quanto dura. Se invece vi aspettate un’esperienza che vada oltre il puro fan service, potreste restare con la sensazione di aver ricevuto solo metà del pacchetto promesso.

7.00

Trama 6.00

Gameplay 7.50

Arte e tecnica 6.50

Pro:

gunplay solido e soddisfacente

sistema di progressione solido

Contro:

campagna principale brevissima

design delle mappe anonimo

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