Se c'è un territorio videoludico che negli ultimi anni ha rischiato seriamente di collassare sotto il peso della saturazione, quello è proprio il panorama dei deckbuilder roguelike: dalle vette matematiche di Slay the Spire e Monster Train fino alle allucinazioni psicologiche di capolavori eccentrici come Inscryption o Hand of Fate, abbiamo assistito a un proliferare costante di avventure a base di carte, bivi e sinergie calcolate al millimetro. In mezzo a questa marea di formule spesso riciclate, il team sudafricano Team Lazerbeam, forte della pubblicazione mirata di Devolver Digital, ha voluto scardinare ogni certezza trasformando un piccolo prototipo nato durante una game jam in un incubo micotico in prima persona tanto grottesco quanto brillante: Shroom and Gloom. Ambientato nelle profondità viscide e corrotte di un dungeon vivente fatto di spore psichedeliche, microrganismi voraci e funghi parlanti, il titolo scende nell'arena proponendo una fusione spiazzante tra l'esplorazione passo-passo dei dungeon crawler vecchio stile e una gestione a doppio mazzo che premia l'ingordigia più sfrenata. Tra un boccone strappato a una creatura ancora urlante per curarsi e la costante minaccia di rimanere congelati al buio senza torce, l'opera punta tutto su un'atmosfera viscerale e su una sfrontatezza autoriale che non lascia indifferenti: mettetevi comodi, lucidate le vostre posate da campo e seguiteci nella nostra recensione di Shroom & Gloom per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di Shroom and Gloom
Il comparto narrativo di Shroom & Gloom sceglie scientemente la via della suggestione ambientale e dell'evocazione criptica, allontanandosi dalle verbose cinematiche o dalle sceneggiature sovrastrutturate per abbracciare un minimalismo oscuro e ammaliante. Ci risvegliamo nelle viscere di un complesso sotterraneo sterminato e privo di coordinate geografiche certe, una serie sconfinata di caverne umide, catacombe decadenti e meati rocciosi noti semplicemente come "The Gloom". All'interno di questo ecosistema ipogeo, la materia biologica fungina ha preso il sopravvento su qualsiasi altra forma di esistenza conosciuta, proliferando a dismisura e colonizzando le antiche rovine di civiltà sepolte. La premessa di fondo ci vede vestire i panni di uno scalcinato esploratore (o meglio, di una serie di figure eccentriche che si alternano di spedizione in spedizione) inviato o precipitato nel cuore di questa aberrazione micotica, con l'arduo compito di raggiungere il nucleo primordiale del fenomeno per comprenderne l'origine o quantomeno tentare di debellarne l'influenza corruttrice prima che le spore cancellino la nostra stessa coscienza. Non esistono lunghi dialoghi esplicativi o cutscene pre-renderizzate ad accoglierci; la lore emerge goccia a goccia dai dettagli disseminati negli scenari, dagli sguardi carichi di delirio dei pochi PNG superstiti e dalle lapidarie descrizioni impresse su ogni singola carta rinvenuta.
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Questo tipo di narrazione frammentata e pervasiva funziona in modo eccellente nel costruire un senso di perenne inquietudine psicologica. Man mano che ci si addentra nei diversi biomi dell'abisso, la sensazione di discesa dantesca diventa palpabile, evidenziata dalla progressiva deformazione delle entità che incontriamo lungo il cammino. Gli avversari non sono meri manichini da abbattere, bensì frammenti di una macro-entità biologica che sembra ragionare come un unico, gigantesco cervello spugnoso. L'esperienza esplorativa trasmette la palpabile disperazione di una pattuglia solitaria abbandonata al proprio destino, costretta a interrogarsi costantemente sulla natura del male che serpeggia nell'ombra: si tratta di una maledizione antica, di un fallito esperimento alchemico o semplicemente della natura che rivendica violentemente il proprio spazio vitale. Ciascuna classe di personaggi sbloccabile porta in dote una sfumatura diversa a questo mosaico narrativo, lasciando intendere come il richiamo del sottosuolo agisca in modo differente a seconda delle ossessioni, delle debolezze o della voracità di chi varca quella soglia.
La scrittura che accompagna le carte, gli incontri casuali e gli altari sacrificali sfoggia un umorismo nero graffiante, una cifra stilistica tipica delle migliori produzioni targate Devolver che bilancia sapientemente il macabro con il grottesco demenziale. Si ride, ma con un retrogusto metallico in bocca, mentre si legge la provenienza anatomica di un cappello fungino o il testamento scarabocchiato da un avventuriero prima di essere trasformato in concime. La totale assenza di spoiler sulla conclusione della discesa è d'obbligo, anche perché l'approdo all'Early Access lascia intenzionalmente aperti spiragli d'interpretazione e sentieri narrativi che verranno ampliati nei mesi a venire. Resta il fatto che l'atmosfera globale rapisce fin dal primo istante, regalando all'opera una personalità debordante e una forte coerenza d'intenti. Per quanto concerne l'accessibilità linguistica, segnaliamo con precisione che Shroom and Gloom non è localizzato in italiano: l'intera opera è fruibile unicamente in lingua inglese e cinese semplificato, un elemento da tenere a mente per chi fatica a digerire keyword e vocaboli specifici legati al mondo dei giochi di carte.
Il gameplay di Shroom and Gloom
Il fulcro ludico di Shroom & Gloom poggia su un'architettura geniale che ridefinisce il concetto stesso di deckbuilding roguelike: la gestione simultanea di due mazzi completamente distinti e interdipendenti. Da una parte abbiamo il mazzo di combattimento, dedicato agli scontri frontali contro le mostruosità fungine; dall'altra troviamo il mazzo di esplorazione, deputato alla risoluzione degli enigmi ambientali, all'apertura di bauli, allo scavo di cumuli misteriosi e all'accensione di fuochi salvifici. Questa dicotomia trasforma l'avanzamento nei sotterranei in una danza metodica e calcolata: muoversi in prima persona tra le stanze consuma risorse energetiche e vi espone al freddo intorpidente dell'oscurità. Se rimanete senza carte esplorative adeguate (come picconi, pale, chiavi arrugginite o torce fiammeggianti) per interagire con le minacce della stanza prima di accamparvi per la notte, subirete pesanti danni diretti alla salute. Esplorare diventa quindi un raffinatissimo puzzle di rischio contro ricompensa: vale davvero la pena sostare ancora in una camera sotterranea per scavare quel tesoro remoto con il rischio di farsi sorprendere dal gelo mortale, oppure conviene tirare dritto verso la porta successiva?
Quando l'oscurità del sottosuolo si fonde con la fame primordiale, la sola distinzione rimasta tra un predatore leggendario e un pasto dimenticato risiede nella velocità con cui si impugna la forchetta da campo.
Quando si entra nella fase bellica, la produzione spazza via una delle consuetudini più radicate del genere: non esiste la parata convenzionale. Niente scudi passivi, niente difese rigide; la sopravvivenza in Shroom & Gloom passa interamente attraverso la violenza e la voracità gastronomica. Per recuperare i preziosi punti ferita erosi dagli assalti nemici, l'unica soluzione consiste nel cucinare e mangiare gli avversari. Attraverso l'uso sapiente di spezie, coltellacci, spiedi e carte lanciafiamme, possiamo arrostire i funghi giganti mentre sono ancora in vita, tagliarne fette succulente e ingurgitarle nel mezzo dello scontro per rinvigorirci all'istante. Più avanti nella discesa, i nemici abbattuti rilasciano ingredienti preziosi che possono essere buttati dentro enormi pentoloni da campo per cucinare zuppe miracolose, capaci di conferire buff permanenti o trasformarsi in micidiali armi d'attacco. A tutto questo si unisce un sistema di crescita delle carte senza vincoli di scala: ogni azione compiuta, ogni modifica applicata e ogni potenziamento runico rende le vostre carte d'attacco sempre più potenti e grottesche, permettendo di plasmare combo apocalittiche capaci di sradicare interi boss in un battito di ciglia.
La diversificazione dell'esperienza viene arricchita da molteplici classi di personaggi giocabili, ciascuna caratterizzata da un approccio peculiare al mazzo e da meccaniche dedicate che spaziano dal danno progressivo da tossine alla manipolazione temporale dei turni. Se da un lato questa straordinaria sinergia rende le prime ore un'esperienza elettrizzante e piena di scoperte galvanizzanti, dall'altro lato non possiamo esimerci dall'evidenziare alcune criticità sul fronte del bilanciamento complessivo. Una volta appreso il funzionamento basilare dell'economia di gioco e capito come forzare la crescita esponenziale delle carte d'attacco, la curva di difficoltà tende a crollare in modo drastico. Nelle run avanzate ci si ritrova spesso con configurazioni offensive talmente sproporzionate da polverizzare i boss di fine bioma senza subire un singolo graffio, togliendo quel brivido di tensione disperata che dovrebbe caratterizzare le battute conclusive di un roguelike punitivo. Siamo comunque dinanzi a una versione in Accesso Anticipato ricca di idee brillanti, e il cantiere aperto promette interventi mirati per rifinire la varietà dei nemici e la progressione a lungo termine.
L'arte e la tecnica di Shroom and Gloom
La direzione artistica di Shroom & Gloom rappresenta uno dei traguardi visivi più personali, coraggiosi e impattanti visti negli ultimi anni all'interno della scena videoludica indipendente. Team Lazerbeam ha optato per un'estetica interamente disegnata a mano, caratterizzata da un tratto sporco, denso, quasi espressionista, che ricorda l'illustrazione d'autore sotterranea e i fumetti fanzine autoprodotti. Ogni singolo mostro fungino trasuda una personalità grottesca indimenticabile: berretti stillanti muco verdastro, miceli dentati, spore pulsanti animate frame per frame con un'energia grezza che sprizza vitalità e disgusto a ogni fotogramma. L'aspetto più strabiliante risiede nella capacità di fondere questa grafica bidimensionale cartacea e materica all'interno di ambienti tridimensionali navigabili in tempo reale. Il contrasto tra la spazialità dei cunicoli rocciosi e la piattezza illustrata dei mostri e delle carte crea un effetto straniante unico nel suo genere, una sorta di pop-up book dell'orrore psichedelico in cui lo sguardo del giocatore viene continuamente stimolato da giochi di ombre dense e bagliori al neon sprigionati dalla bioluminescenza naturale del sottobosco.
Sul versante prettamente tecnologico, il titolo mostra una solidità invidiabile pur presentandosi con un'impronta computazionale decisamente snella. Il motore di gioco gestisce le transizioni spaziali, le animazioni complesse delle carte che bruciano, si affettano e mutano, e le interazioni con l'interfaccia senza mostrare mai il fianco a rallentamenti, stuttering o anomalie nel frame rate. Abbiamo testato il gioco su diverse configurazioni PC, riscontrando sempre una stabilità granitica a 60 frame al secondo persino nei momenti in cui lo schermo si riempie di particellari legati a fumo, vapori di cottura ed esplosioni di polline corrosivo. L'assenza iniziale del supporto nativo ai controller costringe all'utilizzo obbligato di mouse e tastiera, una scelta che in prima persona risulta comunque comoda e precisa, anche se la comunità accoglierebbe con gioia l'introduzione di una mappatura per gamepad in vista di future uscite console. I requisiti di sistema si mantengono estremamente accessibili per una vasta gamma di hardware moderno, confermando l'ottima pulizia del codice sorgente e la precisione nel confezionamento di questa prima release pubblica.
A coronare questa sontuosa impalcatura sensoriale troviamo un comparto sonoro che sfiora l'eccellenza per coerenza atmosferica e impatto viscerale. Gli effetti audio sono un trionfo di dettagli foley umidi e soddisfacenti: lo stridere della carne fungina a contatto con una graticola incandescente, lo scricchiolio sinistro del terriccio sotto i nostri passi, il ronzio soffocante dell'aria satura di spore e lo sfrigolio delle bevande alchemiche che gorgogliano nei calderoni. La colonna sonora alterna melodie cupe e metalliche, cariche di droni ipnotici e riverberi sotterranei, a ritmi jazzati e sincopati durante le battaglie più frenetiche, riuscendo nel miracolo di sottolineare l'assurdità comica degli scontri senza mai sminuire la pervasiva claustrofobia di fondo. Si tratta di un commento acustico che cattura alla perfezione l'anima scissa del gioco, oscillante senza sosta tra risata amara e terrore biologico
Shroom & Gloom dimostra con forza e coraggio come il panorama dei deckbuilder roguelike abbia ancora parecchio da offrire quando gli sviluppatori scelgono di osare sul serio, allontanandosi dai cliché più rassicuranti del mercato. L'opera concepita da Team Lazerbeam e sostenuta da Devolver Digital colpisce dritto al bersaglio grazie all'eccellente commistione tra esplorazione in prima persona, una direzione visiva illustrata dal fascino grottesco e un sistema culinario tanto ripugnante quanto galvanizzante, capace di donare un'identità feroce a ogni singola partita. Nonostante permangano alcune sbavature sul fronte del bilanciamento avanzato e una quantità di contenuti che necessiterà delle dovute espansioni nel corso dell'Accesso Anticipato, il viaggio nelle viscere di questo ecosistema fungino resta un'esperienza ricca di personalità, fresca nelle meccaniche e magnetica nell'atmosfera, vivamente consigliata a chiunque sia alla ricerca di una sfida tattica fuori dagli schemi convenzionali.