Hey, amico ninja, bentornato!
Con
Shinobi: Art of Vengeance (
il titolo protagonista della nostra odierna recensione ndr.) assistiamo al ritorno di una leggenda videoludica che ha segnato l’infanzia di molti giocatori cresciuti tra gli anni ’80 e ’90.
SEGA (che ringraziamo per averci fornito un codice con cui testare il gioco), insieme a
Lizardcube, ha deciso di riportare in scena Joe Musashi e il clan Oboro con un titolo che non si limita a rievocare la gloria del passato, ma la reinterpreta con sensibilità moderna. Ci siamo trovati davanti a un action-platform bidimensionale che unisce il fascino dei classici Shinobi a un gameplay arricchito, un impianto narrativo cupo e una direzione artistica in grado di lasciare il segno. Dopo tanti anni di assenza e tentativi non sempre riusciti, il ninja più iconico della storia dei videogiochi torna finalmente a brandire la sua katana. Seguici nella nostra
recensione di Shinobi: Art of Vengeance per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di SHINOBI: Art of Vengeance
SHINOBI: Art of Vengeance prende il via con l’attacco dell’ENE Corporation, guidata dal carismatico e malvagio Lord Ruse, al villaggio del clan Oboro. Joe Musashi, leader silenzioso e risoluto, assiste impotente alla devastazione dell’insediamento sacro: il villaggio viene distrutto, i suoi studenti pietrificati. Solo sua moglie Naoko e Tomoe sopravvivono — una premessa tragica che pone subito le basi emotivamente forti per la vendetta. Questa tragedia segna il nostro ninja fino al midollo, spingendolo a reagire non solo per sé, ma per il destino stesso del suo clan e dell’equilibrio tra vita e morte.
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Il racconto si sviluppa con Joe che, superato lo shock iniziale, dà inizio a una caccia spietata. Viene tradito dal senso di potere di Ruse, che ha rubato la falce dell’Ankou, una divinità incarnata del mietitore, distributrice dell’equilibrio tra vita e morte.
Ruse rifiuta il ruolo di guida dell’Ankou per preservare i suoi affetti, usurpa la falce e crea ENE. La sua sete di potere lo porta a controllare eserciti di Yokai, manipolare menti, trasformare avversari come Mandara in mostruosità al suo servizio. Joe deve allora ricostruire pezzo dopo pezzo ciò che resta del suo clan, proteggendo Naoko, liberando Tomoe e contrastando l’avanzamento dell’oscurità.
Le battaglie culminano negli scontri evocativi: contro il mandorlo
Kinship Oni Kozaru, sull’Esplosione Putrefatta di Yokai, fino all’assalto finale alle strutture ENE. Il climax si snoda tra battaglie con lupi bio-ingegnerizzati, armi sperimentali, creature mutanti, fino allo scontro finale con Ruse stesso nel momento in cui desidera dominare il ciclo vitale. La storia finisce nel confronto tra Joe, l’Ankou e la perdita irreparabile di Tomoe e Yamato. Da qui emerge un tema ricorrente: vendetta contro alleanza, equilibrio tra riscatto e pietà. L’epilogo lascia aperta la domanda: può un shinobi che ha perso tutto tornare davvero normale? Prima di passare a parlare di gameplay vogliamo ricordarvi che
SHINOBI: Art of Vengeance è localizzato in italiano.
Il gameplay di SHINOBI: Art of Vengeance
Nel
cuore del gameplay c’è l’azione rapida, precisa e soddisfacente: Joe Musashi dispone di katana, kunaï, Ninpo (abilità magiche) e un sistema chiamato
“Shinobi Execution”: una volta indeboliti gli avversari (riempiendo una barra apposita) si attiva un colpo finale spettacolare, che spesso elimina nemici multipli in un’animazione spettacolare, e restituisce risorse vitali come salute, kunaï o monete. Questa meccanica viene premiata in scenari pieni di nemici, dove combattere in stile letale, non solo dare colpi, è fondamentale. Le combo si concatenano fluidamente: attacchi leggeri, pesanti, lanci in aria, rotoli evasivi, schivate. Tutto si sincronizza per donare una sensazione da dojo digitale.
SHINOBI: Art of Vengeance riesce a prendere il meglio del gameplay più classico della serie con quel pizzico di modernità in più
Il level design mescola linearità e rivista grazie a una struttura vagamente metroidvania: alcune sezioni, inizialmente chiuse, si aprono solo con nuove abilità ottenute dopo aver proceduto. Questo incentiva l’esplorazione: raccogliere amuleti, potenziamenti di Ninpo, strumenti di atttraversamento e mosse aggiuntive. Si guadagnano monete battendo nemici o espletando esecuzioni, da spendere in negozi interni per migliorare equipaggiamento, abilità e stats. Dopo ogni stage, viene sbloccata la modalità Arcade che trasforma lo stage in una sfida di velocità e punteggio: un extra per gli amanti del tempo e della perfezione.
Seppure l’azione risulti sempre coinvolgente, alcuni limiti emergono: la curva di difficoltà inizia con livelli tosti, ma tende a calare sulla strada, rendendo certe sfide meno memorabili; inoltre il layout di alcune sezioni è ripetitivo o soffre di salti ciechi (blind jumps) e hitbox di pericolo incoerenti. In particolare, segmenti platform “pixel perfect” possono risultare frustranti: trappole impreviste, momenti in cui il salto non risponde come previsto. Pur essendo un titolo godibile nei suoi momenti migliori, questi difetti frenano l’esperienza.
L'arte e la tecnica di SHINOBI: Art of Vengeance
Visivamente,
Shinobi: Art of Vengeance colpisce per la sua direzione artistica raffinata: fondali stratificati, ambientazioni che mescolano tradizione giapponese e neon urbano, e creature Yokai immaginarie. Ogni stage sembra un dipinto in movimento: i dettagli sono curatissimi, le silhouette accentuate, le animazioni dei nemici e di Joe mostrano eleganza. Lizardcube ha spinto affinché lo stile fosse più definito rispetto ai piani iniziali.
Il motore
Unity sostenta una performance generalmente stabile: animazioni fluide, tempi di risposta rapidi, effetti visivi intensi come il Ninpo o le esecuzioni. Sotto carico elevato (più nemici e particelle), su PC ben configurati il frame rate resta solido. Possiamo dire che, durante le nostre partite su Steam Deck, SHINOBI: Art of Vengeance si è comportato davvero bene e il titolo si presta perfettamente ad essere giocato sulla
portatile di casa Valve.
La colonna sonora di Tee Lopes accompagna l’azione con motivi ritmici potenti, mescolando percussioni moderne e riferimenti sonori tradizionali: un perfetto contrappunto tra epica antica e ritmo contemporaneo. Gli effetti sonori, scorrimento della katana, esplosioni Ninpo, rotolamenti, sono reattivi e danno feedback chiaro. Il doppiaggio è presente per i pochi frangenti parlati, ma la maggior parte della narrativa è affidata a testi scritti (localizzati in italiano). Nel complesso, il comparto audio supporta efficacemente l’atmosfera intensa e leggendaria del gioco.