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8.50

Recensione Screamer per PC

L'ultimo arcade racing di Milestone è qui, seguiteci nella recensione di Screamer per PC

Non solo quattro ruote

Screamer arriva su PC e console con un obiettivo chiarissimo: riportare in primo piano un racing arcade che non vuole limitarsi a rievocare il passato, ma prova a reinventarlo con una forte identità. Fin dal primo impatto ci accorgiamo che Milestone (che ringraziamo per il codice fornitoci per testare il titolo ndr.) non ha cercato una scorciatoia nostalgica, bensì un’idea più ambiziosa, capace di mescolare velocità, spettacolo, tensione narrativa e una struttura da combattimento su ruote che si distingue parecchio rispetto alla concorrenza. Il risultato è un gioco che si fa notare subito, perché non assomiglia davvero a quasi nulla di recente nel panorama delle corse arcade. L’ispirazione è evidente, ma non nel senso di una copia o di un semplice omaggio. Ci sono richiami alla cultura anime, al cyberpunk, ai racing più esuberanti del passato e a quel tipo di immaginario da corse estreme che vive di rivalità, squadre, tornei e personaggi fuori misura. Qui però tutto viene filtrato attraverso una visione molto precisa, costruita per far convivere la voglia di correre con quella di raccontare. È proprio questa scelta a dare personalità al progetto: non stiamo giocando soltanto per arrivare primi, ma per entrare dentro un mondo che vuole tenerci agganciati anche fuori dalla pista. Curiosi? Seguici nella nostra recensione di Screamer per PC (giocato su Steam Deck).
 

 

La trama di Screamer

La parte narrativa è uno degli aspetti più ambiziosi di Screamer e, nel complesso, anche uno dei più riusciti. Il gioco costruisce attorno a un torneo clandestino una storia corale fatta di team, rivalità, secondi fini, vendette personali e rapporti che si incrinano o si rafforzano a seconda degli eventi. La scelta di mettere la trama così al centro è insolita per un racing arcade, ma funziona perché dà un contesto forte a ogni gara e rende più facile affezionarsi ai personaggi e alle loro motivazioni.
    

   
Ciò che ci colpisce di più è il modo in cui la storia non si limita a fare da cornice. Le corse sembrano davvero parte di un intreccio più grande, dove ogni squadra ha una propria identità e ogni pilota porta con sé un peso specifico dentro la vicenda. Le tensioni interne ai gruppi, i legami tra passato e presente e l’atmosfera da distopia futuristica danno alla campagna un taglio quasi seriale, con la sensazione di seguire una lunga saga più che una semplice carriera di gare. Anche la presenza dell’Echo, tecnologia centrale nel mondo di gioco, contribuisce a dare coerenza all’impianto generale e a legare narrazione e gameplay senza stacchi artificiosi.
  
Il ritmo, però, non è sempre impeccabile. La struttura a capitoli e i frequenti intermezzi dialogati rendono la campagna molto corposa, ma in alcuni momenti la frammentazione si fa sentire e alcuni passaggi risultano più prolissi del necessario. C’è una certa abbondanza di dialoghi e di scene che, invece di spingere sempre in avanti la tensione, talvolta la rallentano. Resta comunque una scrittura molto più curata della media del genere, con un cast riconoscibile e una storia che riesce davvero a dare un peso agli eventi. Prima di passare a parlare del gameplay vogliamo ricordarci che Screamer è localizzato in italiano.
 

 

Il gameplay di Screamer

Sul piano del gameplay, Screamer è più interessante di quanto sembri a prima vista, perché prende il formato del racing arcade e lo spinge verso un sistema molto più tecnico e strategico. La guida a doppio stick è il primo elemento che salta all’occhio: con un analogico si sterza e con l’altro si gestisce la derapata. Non è una soluzione immediata per chi arriva da giochi più tradizionali, ma una volta compresa apre a un controllo estremamente preciso, dove ogni curva diventa una piccola sfida di ritmo e posizione.
   

Screamer non vuole semplicemente farci vincere una gara: vuole costringerci a dominarla davvero.

  
La sensazione di velocità è forte, ma non basta premere per andare avanti. Qui dobbiamo costruirci il vantaggio con attenzione, sfruttando la derapata, i cambi di marcia e la gestione delle risorse per attivare boost, strike, scudi e overdrive. È qui che Screamer mostra il suo volto più originale, perché il sistema di combattimento non è un’aggiunta superficiale, ma una parte essenziale della corsa. Attaccare gli avversari, difendersi nel momento giusto e capire quando consumare energia diventano decisioni centrali, tanto quanto la traiettoria ideale in una curva stretta.
 
Questo approccio rende ogni gara più nervosa e più interessante, ma chiede anche un certo impegno. All’inizio possiamo sentirci un po’ sopraffatti dalla quantità di meccaniche da tenere in equilibrio, soprattutto perché il gioco non si limita a insegnarcele in modo teorico: ci chiede di usarle davvero, e abbastanza presto. La curva di apprendimento è uno dei suoi principali ostacoli, perché chi cerca un arcade immediato potrebbe trovarlo più duro del previsto. Al tempo stesso, proprio questa complessità è ciò che gli dà valore, perché il senso di padronanza arriva solo dopo un vero apprendistato.
 

 

L'arte e la tecnica di Screamer

Dal punto di vista artistico, Screamer ha un’identità molto netta. Il contrasto tra personaggi in stile anime e ambientazioni futuristiche tridimensionali funziona bene e contribuisce a renderlo riconoscibile al primo sguardo. Neo Rey è l’ambientazione che più colpisce, grazie ai neon, all’atmosfera notturna e a un’estetica da metropoli distopica che valorizza il tono generale del gioco. Altri scenari, come quelli desertici o più naturali, risultano un po’ meno incisivi, ma servono comunque a dare varietà al percorso e a non saturare la direzione visiva con un solo tipo di immaginario.
  
Sul piano tecnico, il gioco si comporta bene e offre una resa solida, con un impianto visivo pulito e un buon livello di fluidità. La base grafica è convincente, soprattutto quando si corre nei circuiti più scenografici, e le piste sembrano pensate per sostenere bene la velocità senza perdere chiarezza. Il design dei tracciati è uno dei punti forti del pacchetto, perché alterna sezioni tecniche, scorciatoie e momenti più larghi con una buona sensibilità ritmica.
 
L’audio completa l’esperienza con un ruolo importante. La colonna sonora accompagna bene l’azione e rafforza il carattere energico del gioco, anche se in alcune fasi della campagna tende a farsi ripetitiva. Più riuscito il lavoro sulle voci, che sfrutta la varietà linguistica dei personaggi per dare un taglio internazionale e originale ai dialoghi. È una scelta che si fa notare e che contribuisce alla personalità dell’opera, anche quando la musica non riesce sempre a variare abbastanza da sola.
 

 

Screamer

Screamer si conferma come un racing arcade capace di uscire dai binari più prevedibili del genere e di costruirsi una personalità forte, tanto sul piano narrativo quanto su quello ludico. Noi ci troviamo davanti a un titolo che non vuole soltanto farci correre veloci, ma anche immergerci in un mondo riconoscibile, pieno di tensioni, rivalità e scelte di design che cercano sempre di dare un peso a ciò che succede in pista. La sua forza sta proprio in questo equilibrio tra spettacolo e sistema, tra stile e sostanza, tra accessibilità solo apparente e profondità concreta. Non è un gioco perfetto, perché chiede pazienza, attenzione e una certa disponibilità ad accettarne i ritmi, ma quando entra in sintonia con noi riesce a restituire una sensazione rara: quella di guidare qualcosa che ha davvero un’identità precisa.

8.50

Trama 8.50

Gameplay 8.50

Arte e tecnica 8.50

Pro:

sistema di guida originale e profondo

identità artistica forte

Contro:

curva di apprendimento ripida

campagna prolissa in alcuni passaggi

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