Suda51 torna sulla scena
C'è qualcosa di innegabilmente affascinante nel modo in cui
Suda51 riesce, ancora una volta, a costruire un immaginario che non assomiglia a nessun altro. Chi ha già incontrato titoli come
No More Heroes o
Killer Is Dead sa cosa aspettarsi da questo autore: un cocktail di violenza estrema, umorismo demenziale e uno stile visivo che sembra uscito da un fumetto pulp degli anni ottanta.
Romeo is a Dead Man arriva a distanza di anni come la prima
IP originale partorita da
Grasshopper Manufacture, un dato che da solo racconta quanto ambizioso sia questo progetto, nato dalla volontà di reinventare formule già viste attraverso il filtro sempre riconoscibile del suo game designer. Il risultato, come spesso accade con le produzioni di questo studio, è un'opera che divide, capace di generare entusiasmo e frustrazione quasi nello stesso istante. Seguici nella nostra
recensione di Romeo is a Dead Man per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di ROMEO IS A DEAD MAN
La
trama di Romeo is a Dead Man parte da una premessa che sembra quasi banale per poi degenerare rapidamente in qualcosa di totalmente fuori controllo, come ci si aspetterebbe da una penna come quella di
Suda51. Tutto inizia con due agenti di polizia che, durante una pattuglia notturna, trovano un corpo disteso in mezzo alla strada: si tratta del giovane poliziotto
Romeo, ferito a morte da una creatura mostruosa che gli strappa via un braccio e gli devasta parte del volto. In quel momento arriva, letteralmente dal futuro, suo nonno, che grazie a un dispositivo sperimentale innesca in lui una trasformazione capace di cristallizzarlo in uno stato sospeso a metà strada fra la vita e la morte, dotandolo di un braccio meccanico e di una maschera che richiama apertamente l'estetica dei tokusatsu giapponesi, in particolare quella di
Kikaider. Rinato con queste nuove caratteristiche, mentre il nonno muore trasferendo la propria coscienza nell'uniforme animata del protagonista,
Romeo viene reclutato da una sorta di
FBI dello spaziotempo, incaricata di viaggiare fra epoche diverse per eliminare minacce di ogni genere, incluse numerose varianti mostruose e malvagie della misteriosa
Juliet.
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Il fulcro emotivo dell'intera vicenda ruota attorno al rapporto tra
Romeo e questa enigmatica figura femminile, la cui vera natura resta per gran parte dell'avventura un mistero avvolto in strati su strati di ambiguità narrativa. Non è un caso che il richiamo a
"Romeo e Giulietta" sia esplicito già nel titolo, sebbene qui la tragedia shakespeariana venga reinterpretata attraverso il filtro completamente folle e imprevedibile tipico di
Suda51, con salti temporali, criminali provenienti da epoche diverse e un continuo ribaltamento delle aspettative del giocatore. Le sequenze che si svolgono a bordo dell'astronave chiamata
Last Light, il quartier generale mobile in cui Romeo trascorre il tempo fra una missione e l'altra, sono realizzate con una grafica in pixel art volutamente ispirata ai sistemi a 8 bit, una scelta stilistica che convive con le sequenze di intermezzo narrativo, costruite invece come semplici tavole statiche in stile fumetto. Questa alternanza di stili visivi accompagna il racconto in un continuo saliscendi tonale, passando da momenti quasi contemplativi a improvvise esplosioni di violenza e comicità grottesca.
Va detto con chiarezza che la trama di
Romeo is a Dead Man non è pensata per essere presa sul serio in ogni suo singolo dettaglio, quanto piuttosto per stupire, disorientare e regalare al giocatore un'esperienza visiva e narrativa che definire "originale" è quasi un eufemismo. Il protagonista, diviso fra il suo dovere di agente temporale e il desiderio di scoprire la verità sulla donna che ama, si muove attraverso epoche storiche diverse affrontando criminali sempre nuovi, in un intreccio che privilegia la spettacolarità delle singole situazioni rispetto a una coerenza narrativa complessiva. Chi si aspetta una scrittura profonda e stratificata potrebbe uscirne deluso, mentre chi cerca un racconto capace di sorprendere ad ogni scena, fra citazioni cinematografiche e trovate visive memorabili, troverà pane per i propri denti. Il gioco non è localizzato in italiano, elemento che va tenuto presente per chi non ha una buona padronanza dell'inglese, dato anche il ritmo dialogico spesso rapido e
ricco di riferimenti culturali specifici.
Il gameplay di ROMEO IS A DEAD MAN
Il
gameplay di Romeo is a Dead Man affonda le radici in un genere ben conosciuto dai fan di
Suda51: l'action hack and slash con forti componenti stilistiche, qui arricchito da elementi presi in prestito da altri sottogeneri. Il protagonista viene lanciato di missione in missione in epoche storiche differenti, con l'obiettivo di eliminare un criminale specifico o una delle tante varianti mostruose di
Juliet, muovendosi attraverso orde di zombie e creature aggressive fino a raggiungere il proprio obiettivo finale. Questa struttura a missioni ripetute, per quanto funzionale a livello di ritmo, tende inevitabilmente a mostrare la corda dopo le prime ore, complice una varietà di scenari piuttosto limitata.
Dal punto di vista dell'
arsenale a disposizione,
Romeo può contare su quattro armi da corpo a corpo differenti, tra cui spada, spadone, lancia e artigli, affiancate da quattro tipologie di armi da fuoco come pistola, fucile, mitragliatrice e lanciarazzi, tutte sbloccabili nel corso dell'avventura e potenziabili attraverso un sistema di crescita piuttosto articolato. Lo
stile di combattimento richiama in maniera evidente le movenze di altri protagonisti già visti in precedenti opere dello stesso autore, con mosse e finisher che sembrano quasi un omaggio diretto a quel tipo di combat system diventato ormai il marchio distintivo della produzione firmata
Suda. Fra le novità più interessanti introdotte in questo titolo ci sono i cosiddetti Bastardi, delle particolari creature zombie che vanno coltivate e raccolte all'interno di un orto situato a bordo dell'astronave
Last Light: ognuna di queste unità offre una funzione offensiva o difensiva richiamabile durante gli scontri una volta ricaricata, aggiungendo così un piccolo strato strategico alla formula altrimenti piuttosto diretta.
Romeo is a Dead Man dimostra ancora una volta come, nell'universo creativo di Suda51, lo stile riesca sempre a correre più veloce della sostanza.
Un altro elemento distintivo riguarda l'
introduzione di meccaniche ispirate ai soulslike, che si traducono nella possibilità di curare le ferite del protagonista attraverso specifici dispositivi, i quali però comportano come contropartita la rigenerazione di tutti i nemici precedentemente eliminati nell'area circostante. Gli
scontri con i boss rappresentano probabilmente il picco qualitativo dell'intera offerta ludica: creature imponenti e disturbanti, dotate di pattern di attacco articolati che richiedono attenzione e memorizzazione per essere superati, con la possibilità di ricorrere a un po' di grinding qualora la sfida si rivelasse troppo ostica. Non manca inoltre un sistema di roulette che, in caso di morte, permette di ottenere un potenziamento casuale al momento del ritorno in azione, un dettaglio che ammorbidisce leggermente la curva di difficoltà complessiva, definita comunque non particolarmente elevata salvo qualche picco isolato legato a specifici scontri contro i boss.
Nonostante il
sistema di combattimento funzioni bene e riesca a generare scontri frenetici e coinvolgenti, tutto ciò che gli ruota attorno mostra con chiarezza le ambizioni smisurate di un progetto che però dispone di mezzi produttivi limitati per realizzarle in maniera davvero convincente. Gli scenari attraversati durante l'avventura risultano spesso generici e già visti altrove, con pochissime ambientazioni davvero distintive e con l'introduzione di sezioni esplorative nel sub-spazio pensate per aggiungere una componente puzzle, che finiscono però per apparire come un espediente per mascherare la povertà strutturale di fondo. Anche quando il gioco cerca di omaggiare apertamente altri titoli di genere, i risultati non sempre convincono, complice una realizzazione tecnica che in più occasioni non riesce a sostenere il peso delle ambizioni creative messe in campo
L'arte e la tecnica di ROMEO IS A DEAD MAN
La
componente artistica di Romeo is a Dead Man rappresenta senza dubbio uno dei punti di forza più evidenti dell'intera produzione. Lo stile grafico alterna sequenze in pixel art ispirate all'estetica a 8 bit, utilizzate per le fasi ambientate a bordo dell'astronave
Last Light, a un comparto visivo tridimensionale più moderno per le fasi di combattimento, passando anche per tavole in stile fumetto durante i momenti di narrazione più diretta. Questa varietà stilistica, per quanto incostante sul piano dell'omogeneità visiva complessiva, riesce comunque a trasmettere quella firma autoriale inconfondibile che caratterizza da sempre le produzioni di
Suda51, capace di rendere memorabile anche una scena visivamente semplice grazie a un uso ricercato di colori, inquadrature e design dei personaggi.
Sul
fronte puramente tecnico, la situazione si complica decisamente, specialmente nella versione
PC del gioco. Le prestazioni risultano piuttosto deludenti anche su configurazioni hardware di fascia alta, con difficoltà a mantenere un frame rate stabile a sessanta fotogrammi per secondo in risoluzione 1440p con preset qualitativo massimo, se non ricorrendo massicciamente a tecnologie di upscaling come il DLSS. Anche con questi accorgimenti attivi, non sono rare le situazioni in cui si verificano
cali di frame rate piuttosto marcati, un problema che risulta ancora più difficile da giustificare considerando che la qualità grafica complessiva del titolo non è particolarmente elevata rispetto agli standard produttivi attuali. Su console la situazione risulta simile, con occasionali problemi di performance che si aggiungono a una realizzazione tecnica generale che definire acerba non sarebbe scorretto.
Il vero punto di forza tecnico del titolo va ricercato nel
comparto sonoro, che si distingue per una qualità sorprendente e capace di elevare l'esperienza complessiva ben oltre quanto farebbe presagire il resto della realizzazione tecnica. Le musiche accompagnano con efficacia sia i momenti più concitati dei combattimenti sia le fasi più riflessive della narrazione, contribuendo in maniera significativa a costruire quell'atmosfera bizzarra e memorabile che rappresenta il tratto distintivo di questa produzione.