Una vita in viaggio
C'è qualcosa di irresistibilmente folle nell'idea di prendere uno dei quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese,
Il Viaggio verso Occidente, e calarlo nell'universo caotico e muscolare di
River City, la saga nata negli anni Ottanta sulle console
Nintendo. Eppure
Arc System Works ci ha provato, e il risultato è
River City Saga: Journey to the West, il tiotlo protagonsita della nostra odierna recensione. La serie
Kunio-kun, per chi non la conoscesse, ha una storia lunghissima: è quella stessa saga che ha dato vita a titoli come River City Ransom sull'NES, un beat-'em-up a scorrimento orizzontale che negli anni Ottanta e Novanta ha contribuito a definire il genere. Nel corso dei decenni abbiamo visto questa IP reinterpretare classici letterari cinesi: non è la prima volta che
Arc System Works guarda alla narrativa orientale per costruire il proprio universo di gioco, dopo che River City ha già omaggiato il Romanzo dei Tre Regni con una trasposizione in stile Kunio. Questa volta però il passo è ancora più audace: il Viaggio verso Occidente, il mito di Sun Wukong, il re delle scimmie rinchiuso sotto una montagna per cinquecento anni e poi liberato dal monaco Tang Sanzang, diventa il pretesto per un action roguelike frenetico e colorato in cui tutti i protagonisti principali sono varianti di Kunio, il personaggio iconico della serie. Il genere
roguelike applicato ai beat-'em-up non è una novità assoluta ma vederlo applicato all'universo di River City per la prima volta ha sicuramente stuzzicato la nostra curiosità. Mettiamoci comodi e seguici nella nostra
recensione di River City Saga: Journey to the West per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di River City Saga: Journey to the West
Era la Dinastia Tang. I demoni imperversavano in un mondo sconvolto, senza speranza di salvezza. Addolorato dai tempi, il Buddha stabilì il "Viaggio per Recuperare le Scritture", una missione per recuperare testi sacri dalla lontana Tianzhu usando gli insegnamenti buddisti per portare redenzione. Nel frattempo, sepolto sotto una montagna, giaceva una scimmia. Il suo nome era Sun Wukong, sigillato dal Buddha stesso per aver causato il caos nei Cieli, e cinquecento anni stavano per giungere al termine. Davanti a
Wukong apparve il monaco
Tang Sanzang, partito per il pellegrinaggio, e la scimmia divenne suo discepolo, unendosi al viaggio per proteggere il monaco e espiare i propri peccati. Insieme a loro si aggiunsero il porco allegro e spensierato Zhu Bajie e il severo e serio monaco Sha Wujing. Questo è il punto di partenza narrativo di River City Saga: Journey to the West, che rispetta fedelmente la struttura del romanzo originale nel suo arco generale, ma la plasma attraverso la lente comica e sopra le righe dell'universo Kunio. Tutti e quattro i protagonisti principali:
Sun Wukong,
Zhu Bajie,
Sha Wujing e
Tang Sanzang sono versioni di
Kunio, il protagonista storico della serie, ognuno con la propria personalità esagerata e il proprio ruolo nel gruppo. La scrittura abbraccia la commedia in modo convinto, e il tono è quello di una parodia affettuosa piuttosto che di una rielaborazione seria.
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I dialoghi testuali che punteggiano il gioco sono frequenti, saltabili e spesso genuinamente divertenti, con botta e risposta tra i personaggi che enfatizzano le loro personalità contrastanti. I fanboy della serie originale troveranno pane per i loro denti: personaggi storici della saga
River City fanno la loro comparsa come alleati o boss, inserendosi nei ruoli della mitologia cinese con risultati che strappano più di un sorriso. Questi camei sono pensati soprattutto per i veterani della serie, ma anche chi arriva a questo titolo senza aver mai giocato un Kunio può apprezzare l'energia generale della narrazione senza perdersi nei riferimenti. La struttura narrativa si divide in quattro stage principali, ognuno dei quali rappresenta una tappa del viaggio verso Tianzhu, con boss che incarnano spiriti, demoni e divinità della
tradizione cinese reinterpretati secondo i canoni esagerati dell'universo Kunio. Non aspettatevi colpi di scena profondi o sviluppi di personaggio particolarmente elaborati: il gioco non ambisce a essere un'opera narrativa complessa, e la sua forza sta nell'energia comica costante piuttosto che nella profondità emotiva.
Il racconto scorre con un ritmo sostenuto, e la storia,
pur non rinnovando in modo sostanziale il materiale originale, riesce a creare una serie di situazioni comiche coerenti con lo spirito della serie. Gli scontri con i boss sono sempre contestualizzati narrativamente, con dialoghi introduttivi che inquadrano ogni antagonista all'interno del viaggio verso
Tianzhu e danno una certa coerenza al tutto. L'assenza di scelte narrative o diramazioni della storia è un limite evidente: si tratta di una progressione lineare, e ogni run racconterà esattamente la stessa storia con gli stessi personaggi nelle stesse situazioni. Questo è forse il punto dove le aspettative di chi ama le narrazioni ramificate verranno disattese:
River City Saga: Journey to the West non è un gioco che punta sulla complessità narrativa, ma su quella ripetibilità caotica e sorridente che ha sempre contraddistinto la serie.
Il gameplay di River City Saga: Journey to the West
Il cuore pulsante di River City Saga: Journey to the West è il suo sistema di gioco ibrido, che unisce il beat-'em-up a scorrimento a una struttura roguelike dove ogni run è un'opportunità per crescere. I giocatori si ritrovano proiettati in arene di combattimento di dimensioni contenute, che si sviluppano su due schermate orizzontali, e devono eliminare ondate di nemici prima di poter avanzare scegliendo una ricompensa tra tre disponibili. La struttura di una singola partita si articola in quattro stage, ognuno composto da circa dieci livelli della durata di pochi minuti ciascuno, con boss al termine di ogni stage. Le run non sono lunghe: è possibile completarne una in circa trenta minuti, e vedere i crediti finali richiede all'incirca tre ore di gioco. Non è un titolo pensato per sessioni infinite, ma per partite brevi e ripetute, in stile arcade puro.
Messa da parte la trama, è nel gameplay che River City Saga: Journey to the West gioca le sue carte migliori, e vale la pena scoprire se il mazzo è abbastanza ricco da reggere sul lungo periodo
I tre stili di combattimento rappresentano il cuore del sistema. Si inizia con
Sun Wukong, il personaggio veloce e agile, orientato ai colpi ravvicinati rapidi. Completando la storia si sbloccano
Zhu Bajie, che punta sulla forza bruta e sui danni pesanti, e
Sha Wujing, che invece privilegia attacchi a distanza. Ogni personaggio risponde in modo diverso agli input e cambia concretamente il feeling dello scorrimento, regalando incentivo a provare run diversificate. Il sistema di blessings, le benedizioni, è il vero motore della costruzione del personaggio in ogni run: divinità che appaiono casualmente durante le fasi offrono potenziamenti che modificano parametri come il danno, la velocità di movimento, il tasso critico, o aggiungono mosse speciali inedite. Tra le opzioni più interessanti c'è la possibilità di lasciare un cerchio di danno ogni volta che si esegue una schivata, o di invocare un portale che scarica oggetti casuali sulle teste dei nemici. In totale sono disponibili ottanta abilità segrete diverse, che in teoria permettono di costruire combinazioni di build estremamente varie.
Il
combattimento è veloce e immediato. Si schiva continuamente, si attaccano ondate di nemici con colpi in mischia e mosse speciali, e si reagisce agli indicatori luminosi che segnalano gli attacchi in arrivo dei nemici. I boss fight principali sono scontri contro personaggi di dimensione simile al giocatore, con alcune eccezioni più elaborate che coinvolgono divinità colossali con pugni disincarnati da terra da schivare e attaccare. Il sistema non è particolarmente punitivo: è possibile acquistare punti di riposo aggiuntivi durante una run, modificare i rapporti di danno dalle opzioni, e investire in aumenti permanenti alla salute base. Questo lo rende accessibile anche ai giocatori meno avvezzi al genere, ma significa anche che la sfida complessiva rimane contenuta, forse troppo per gli appassionati di roguelike impegnativi.
Il limite principale del gameplay sta proprio nella profondità delle build: pur supportata dagli ottanta upgrade disponibili, in pratica risulta meno trasformativa di quanto si potrebbe sperare. Alcune combinazioni di abilità possono sembrare simili tra loro, e la sensazione di run radicalmente diverse da quella precedente non è sempre garantita. La progressione permanente acquistabile in un hub tra una run e l'altra con le valute raccolte durante le partite aggiunge un livello di crescita a lungo termine, ma le molte valute diverse disponibili possono risultare inizialmente confuse.
L'arte e la tecnica di River City Saga: Journey to the West
Dal punto di vista della
direzione artistica,
River City Saga: Journey to the West è un titolo che sa esattamente cosa vuole essere e lo persegue con coerenza. La scelta di affiancare sprite 2D pixel art alle arene di combattimento tridimensionali a tinte pastello è una combinazione che funziona meglio di quanto ci si potrebbe aspettare a prima vista. I personaggi sono realizzati con lo stile che da sempre contraddistingue
Kunio-kun: figure chiare, espressioni esagerate, animazioni sciolte che comunicano immediatamente la personalità di chi si controlla. Le illustrazioni usate nelle schermate di dialogo sono particolarmente curate, con un livello di dettaglio e una qualità artistica che eleva la presentazione complessiva rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da un titolo a budget contenuto. Le arene di gioco variano visivamente tra uno stage e l'altro, rispecchiando i diversi ambienti del viaggio verso Tianzhu: si passa da ambientazioni più naturali a scenari più elaborati, con trappole ambientali come pavimenti a chiodi e barili esplosivi che aggiungono varietà visiva e tattica agli scontri.
Sul versante tecnico, il gioco gira in modo stabile su PC anche su configurazioni non particolarmente recenti. I requisiti minimi sono accessibili. Segno che
Arc System Works ha scelto di privilegiare la raggiungibilità su un pubblico largo piuttosto che sfidare i limiti dell'hardware corrente. Il frame rate rimane coerente anche durante le fasi più concitate, quando lo schermo è affollato di nemici, effetti speciali delle mosse ultimate e indicatori degli attacchi avversari. L'unica nota tecnica che merita attenzione riguarda l'assenza di una modalità cooperativa: il gioco è pensato esclusivamente per il giocatore singolo, una scelta che lascia un po' l'amaro in bocca considerando la natura del genere
beat-'em-up, storicamente votato al gioco in compagnia. Non si tratta di un difetto tecnico in senso stretto, ma di una limitazione di design che incide sul valore complessivo del pacchetto e sulla sua longevità percepita.
Sul
fronte audio il gioco si comporta in modo onesto ma non memorabile. Le tracce musicali sono energiche, si adattano bene al ritmo frenetico degli scontri e mantengono vivo lo spirito da avventura comica del titolo. I temi musicali cambiano coerentemente tra uno stage e l'altro, supportando la varietà degli ambienti senza mai risultare stonati rispetto all'azione sullo schermo. Manca però quel guizzo di originalità che renderebbe la colonna sonora qualcosa da ascoltare anche lontano dal controller: è un accompagnamento funzionale, efficace nel contesto, ma
difficilmente ci si ritroverà a fischiettarla dopo aver spento il PC. Gli effetti sonori dei colpi, delle mosse speciali e delle esplosioni sono invece soddisfacenti, rinforzano il feedback del combattimento in modo chiaro e contribuiscono alla soddisfazione arcade che permea ogni scontro.