15 anni prima di Requiem
Bentornati sulle nostre pagine virtuali, cari lettori e compagni di avventure pad alla mano! Oggi siamo qui per parlarvi di
Resonance: A Plague Tale Legacy. Chiunque abbia vissuto le strazianti traversate medievali della famiglia de Rune ricorda alla perfezione quanto il viaggio di
Asobo Studio sia stato capace di colpire allo stomaco, portando sugli schermi drammi viscerali e mari di roditori famelici che rievocavano, con toni cupi e opprimenti, le produzioni narrative più toccanti alla
The Last of Us. Con l'arrivo di questo capitolo inedito, il team francese compie un salto coraggioso all'indietro nel tempo, prendendo le distanze dalle dinamiche più lente e intimiste per regalarci un'opera che strizza l'occhio alle grandi avventure dinamiche in terza persona alla stregua di
Uncharted e dei classici
Tomb Raider, senza dimenticare quel tocco oscuro e mitologico che ha reso unico questo universo narrativo. Abbiamo trascorso lunghe sessioni davanti al monitor per capire se il cambio di registro fosse all'altezza delle aspettative, trovandoci immersi in un'esperienza ricca di sorprese, duelli all'arma bianca e una forte carica esplorativa. Mettetevi comodi e preparatevi a salpare verso coste cariche di misteri, seguiteci nella nostra
recensione di Resonance: A Plague Tale Legacy per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di Resonance: A Plague Tale Legacy
La
struttura narrativa di Resonance: A Plague Tale Legacy ruota interamente attorno al vissuto di Sophia, mostrandoci dapprima i suoi tormentati anni giovanili all'interno di un austero convento e successivamente la sua maturazione al fianco del padre adottivo Alec e della fidata banda di predoni. L'infusione forzata di una strana sostanza misteriosa apre nella mente della ragazza una vera e propria finestra temporale verso il mito greco, facendole vivere frequenti visioni legate alla figura del
leggendario Teseo e alle maestose porte del labirinto cretese. A guidare l'intera spedizione verso l'isola dell'Egeo è proprio il desiderio viscerale di dare una risposta a queste allucinazioni, una ricerca di redenzione personale che si intreccia presto con l'ossessione del compagno Faro, spinto invece dall'avidità e dal miraggio di un tesoro favoleggiato che attirerebbe chiunque nell'abisso.
Abbiamo incorporato i contenuti di YouTube. Poiché YouTube potrebbe raccogliere dati personali e tracciare il tuo comportamento di visualizzazione, caricheremo il video solo dopo aver acconsentito all'uso dei cookie e tecnologie simili a quelle descritte nella loro
Privacy policy
Acconsento, mostra il video
Il viaggio sull'isola svela rapidamente la sua natura claustrofobica e opprimente. Nel cuore di queste
terre dimenticate, il cammino della giovane si separa da quello dei suoi alleati a causa di crolli improvvisi e tradimenti sotterranei, gettandola a capofitto nei recessi di antichi sotterranei dove non sono i consueti sciami di topi a dettare legge, bensì gigantesche radici e tentacoli neri voraci, sensibili alla luce e portatori di una corruzione viscerale. L'alternanza tra la realtà medievale del quattordicesimo secolo e gli echi ancestrali dell'epoca minoica crea un ponte narrativo suggestivo, nel quale la
maledizione della Macula assume connotati archetipici che arricchiscono il lore generale della saga con intuizioni mitologiche affascinanti e mai banali.
Pur mantenendo alta la tensione emotiva e regalando sequenze ad alto impatto scenico, la sceneggiatura mostra talvolta una scrittura frettolosa per quanto riguarda i personaggi secondari e gli antagonisti umani, i quali tendono ad assumere atteggiamenti stereotipati senza godere dello spazio necessario per maturare a dovere nel corso delle ore di gioco. Nonostante questa lieve superficialità nell'approfondimento di alcune figure di contorno, la
parabola personale di Sophia funziona egregiamente e si chiude con una risoluzione coerente, capace di chiarire le ragioni del suo spirito guardingo visto negli episodi successivi. Segnaliamo inoltre con piacere che il gioco presenta la completa localizzazione dei testi e dei menu in lingua italiana, accompagnata da una cura encomiabile nei sottotitoli a supporto delle voci originali.
Il gameplay di Resonance: A Plague Tale Legacy
La
vera rivoluzione introdotta in Resonance: A Plague Tale Legacy risiede nel suo sistema di combattimento corpo a corpo, un ambito in cui gli sviluppatori non si erano mai cimentati in precedenza e che ribalta totalmente la lentezza circospetta dei predecessori. Sophia impugna la spada con destrezza, affidandosi a un aggancio fluido e quasi magnetico verso i nemici più vicini che ricorda da vicino la reattività vista nei capitoli della serie Batman: Arkham. Il cuore del duello si basa sul tempismo perfetto delle parate, che consentono di sbilanciare guardie corazzate, veneziani d'assalto o briganti rivali per poi scatenare brutali esecuzioni all'arma bianca arricchite da calci e schivate acrobatiche in grado di ribaltare le sorti dello scontro anche nelle arene più affollate.
A metà strada tra l'eco del mito antico e la crudeltà del fango medievale, la bussola dell'avventura non smette mai di sorprendere.
A supporto della
componente d'azione troviamo un
albero di abilità alimentato dai cosiddetti
Punti Risonanza, elargiti con generosità non soltanto al termine dei combattimenti più impegnativi, ma anche premiando l'esplorazione attenta delle rovine e il completamento dei percorsi opzionali. Queste risorse permettono di potenziare la mobilità di Sophia, rendendo le sue schivate capaci di sbilanciare gli avversari nella direzione opposta e garantendo manovre offensive sempre più spettacolari. Sparse lungo i meandri del labirinto si trovano inoltre nuove spade dotate di abilità peculiari, una scelta di game design encomiabile che evita calcoli numerici noiosi per concentrarsi su reali differenze tattiche sul campo. Rimangono meno incisivi i trenta amuleti da raccogliere, che si limitano a concedere bonus passivi automatici senza offrire un autentico spazio per la personalizzazione strategica del personaggio.
Non di sola spada vive l'opera: l'
esplorazione ambientale e la risoluzione di complessi enigmi mantengono un ruolo centrale per tutta la durata dell'avventura. Sophia sfoglia regolarmente il proprio taccuino di appunti per interpretare simboli daedaliani e azionare leve, sfruttando una misteriosa sfera luminosa trafugata che permette di deviare potenti fasci di luce per sbloccare portali e respingere la letale oscurità vegetale. Le fasi di furtività pura appaiono ridotte all'osso rispetto al passato, trasformate perlopiù in un'opzione di posizionamento iniziale prima che il metallo prenda la parola. Questa virata decisa verso il dinamismo potrebbe far storcere il naso ai puristi del nascondino a tutti i costi, eppure regala al ritmo globale un respiro vibrante che non concede pause ingiustificate durante le circa quindici ore necessarie ad arrivare ai titoli di coda.
L'arte e la tecnica di Resonance: A Plague Tale Legacy
Sotto il profilo puramente visivo e della direzione artistica, la produzione confezionata da
Asobo Studio si dimostra un autentico spettacolo per gli occhi, configurandosi come uno dei capitoli più ispirati e suggestivi dell'intera proprietà intellettuale. La transizione cromatica e stilistica che parte dalle architetture gotiche, tocca la magnificenza decadente dei palazzi di Venezia e approda infine sulle scogliere assolate e tra gli affreschi vermigli della civiltà minoica possiede una personalità strabordante. La cura riposta negli scorci panoramici, nelle architetture megalitiche del dedalo e nella resa dell'oscurità corrupta conferisce a ogni singola ambientazione un'identità forte, capace di immergere l'utente in un quadro interattivo dai toni mitici.
Spostandoci sul piano meramente
tecnico, il
motore proprietario Zouna dimostra un'eccellente maturità anche sulla piattaforma
PC, offrendo una resa dei materiali, dei tessuti e dell'illuminazione volumetrica di assoluta avanguardia. La stabilità del frame rate si mantiene solida per la stragrande maggioranza del percorso, gestendo senza particolari esitazioni le transizioni repentine tra gli spazi aperti della costa e le profondità polverose del sottosuolo. Si ravvisano sporadiche imperfezioni nelle routine comportamentali dei nemici meno svegli e qualche compenetrazione poligonale durante le fasi di scalata più concitate lungo le pareti rocciose, piccolezze che non intaccano la solidità complessiva della build.
Il
comparto sonoro merita una menzione d'onore grazie al ritorno del talentuoso compositore
Olivier Deriviere, il quale ha saputo reinventare il patrimonio musicale della serie allontanandosi dalle consuete partiture per violoncello per abbracciare melodie tipicamente elleniche, arricchite da percussioni rituali e strumenti a corda mediterranei di rara intensità. L'accompagnamento musicale sottolinea magistralmente ogni momento, esplodendo in ritmi incalzanti durante le colluttazioni e facendosi etereo e inquietante quando l'
eco del Minotauro si fa più vicino. Anche l'effettistica ambientale e la recitazione vocale originale donano peso e credibilità a ogni fenditura di spada, restituendo un feedback uditivo avvolgente e impeccabile dall'inizio alla fine.