Un ritorno in grande stile
Diciamocelo:
Resident Evil Requiem è un capitolo che gioca sporco nel modo migliore: pesca a piene mani dalla “scuola classica” della serie e prova a farla convivere con un respiro più moderno, a tratti più spettacolare, senza perdere del tutto quella sensazione di vulnerabilità che ci ha fatto amare il survival horror
Capcom. È anche un titolo che, su computer, può diventare una vetrina tecnica notevole grazie alle opzioni grafiche avanzate, con il rovescio della medaglia di una fame d’hardware che non tutti saranno felici di saziare. Seguici nella nostra
recensione di Resident Evil Requiem per PC.
La trama di Resident Evil Requiem
Il
punto di partenza è costruito per stuzzicare sia chi vuole un nuovo inizio sia chi vive di memoria muscolare, quella che ci fa riconoscere un corridoio buio prima ancora di capire dove porta.
Requiem introduce
Grace Ashcroft come nuova protagonista e la mette subito dentro un’indagine legata a una scia di morti misteriose che tocca anche i sopravvissuti dell’incidente di Raccoon City, collegandosi quindi a un immaginario che per la saga è praticamente un “trauma fondativo”. L’idea funziona perché non chiede per forza di ripassare tutto il passato, ma ci fa percepire che ogni nome e ogni luogo hanno un peso specifico, di quelli che nella serie non sono mai solo scenografia.
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Quando entra in scena
Leon S. Kennedy,
Requiem smette di sembrare soltanto
“il nuovo Resident Evil” e diventa apertamente un gioco che vuole far dialogare epoche diverse della serie. La scelta di affiancare a Grace un volto storico permette alla narrazione di spostare continuamente l’ago della bilancia: da un lato l’ansia e l’incertezza di chi è catapultato in un incubo che non comprende fino in fondo, dall’altro la competenza (e il cinismo) di chi ha già visto l’orrore troppe volte per raccontarsela.
Capcom, anche nelle dichiarazioni sull’obiettivo di tenere insieme elementi “vecchi e nuovi” e due anime differenti (azione e horror), sembra voler chiarire che la coesione qui è una sfida deliberata, non un incidente di percorso.
Senza scendere in dettagli che rovinerebbero sorprese e ritmo, possiamo dire che
Requiem costruisce il suo fascino sulla gestione delle informazioni: dà abbastanza appigli per farci ipotizzare cosa stia succedendo, poi si diverte a spostare il punto di vista e a cambiare tono quando meno ce lo aspettiamo. Ci è piaciuto il modo in cui la storia prova a chiudere e riaprire porte insieme, facendo sentire la mitologia della saga come qualcosa di vivo e ancora manipolabile, anche se alcune “forzature” e qualche eccesso sopra le righe. Nel complesso, il risultato è un racconto che tende a puntare al grande respiro, e proprio per questo rischia ogni tanto di mostrare le cuciture. Prima di passare a parlare del gameplay vogliamo ricordarvi che
Resident Evil Requiem è localizzato in italiano.
Il gameplay di Resident Evil Requiem
Se c’è una parola che torna spesso, mentre giochiamo
Resident Evil Requiem, è “ritmo”: l’alternanza tra esplorazione, puzzle, gestione dell’inventario e scontri non è nuova per Resident Evil, ma qui è come se Capcom avesse voluto mettere in vetrina entrambe le sue anime storiche. Da un lato troviamo aree che evocano la struttura “mansion style”, fatte di stanze che si aprono poco alla volta, chiavi, scorciatoie, porte chiuse e percorsi che impariamo a memoria; dall’altro ci sono momenti più diretti, più fisici, in cui si capisce che Leon (quando è lui a guidare la scena) può permettersi un’aggressività che Grace non ha. Questa doppia impostazione è stata descritta anche in analisi che parlano di una serie “scissa” e di una divisione in due entità, e in effetti è esattamente così che la percepiamo pad alla mano.
Resident Evil Requiem è un viaggio che vale la pena affrontare con mouse e tastiera o con pad alla mano ma comunque... con le luci di casa accese.
Il
cuore “survival” esiste ancora, e non è solo nostalgia: il gioco ci spinge a pensare prima di sparare, a considerare percorsi e risorse, a capire quando conviene evitare e quando conviene rischiare. La sensazione che ci ha convinto di più è quella di una progressione che non si abbandona mai al puro power fantasy: anche quando la scala si alza e la regia diventa più roboante, non si scivola in quell’eccesso scomposto che aveva reso alcuni capitoli passati
meno “Resident Evil” e più action senza freni. È un equilibrio delicato, e proprio per questo quando funziona si sente, perché la tensione non sparisce: cambia forma.
Nel concreto, il loop è quello che vogliamo da un episodio numerato:
esploriamo,
leggiamo l’ambiente,
risolviamo enigmi,
apriamo scorciatoie, poi paghiamo ogni errore in termini di risorse e serenità. Il design delle aree, almeno nella porzione più “classica”, ci spinge a fare quel gioco mentale da veterani: “se consumo munizioni qui, dopo come gestisco la prossima stanza?”, “questo rumore mi sta dicendo che sono in trappola o che sto per trovare un vantaggio?”. Quando invece la regia vira sul più dinamico, è fondamentale che controlli e telecamera restino leggibili.
L'arte e la tecnica di Resident Evil Requiem
Sul piano della
direzione artistica,
Resident Evil Requiem gioca una carta che
Capcom sa usare benissimo: l’orrore come “materia” fatta di luci, superfici, sporcizia e contrasti. Gli ambienti chiusi, le superfici bagnate o metalliche e l’illuminazione studiata per farci dubitare di quello che vediamo sono elementi che beneficiano molto delle tecniche moderne, e infatti chi ha analizzato la versione PC sottolinea come ray tracing e, soprattutto, path tracing possano rendere l’atmosfera ancora più opprimente e credibile. È un tipo di bellezza malata, pensata per metterci a disagio, e quando la regia punta sulla nostalgia (luoghi familiari, iconografia riconoscibile) lo fa con l’obiettivo di farci sentire “a casa” solo per il tempo necessario a farci abbassare la guardia.
Dal
punto di vista tecnico, su PC ci troviamo davanti a un pacchetto ricco: supporto al ray tracing completo, path tracing per l’illuminazione globale avanzata, DLSS, FSR e frame generation, oltre a un menu grafico ampio e scalabile. La buona notizia è che le prestazioni senza gli effetti più pesanti vengono descritte come sorprendentemente solide, con la possibilità di far girare bene il gioco anche su GPU di fascia media moderna a 1080p e 1440p usando upscaling; la meno buona è che “spingere tutto al massimo” richiede hardware di fascia molto alta, e il path tracing viene indicato come spettacolare ma estremamente esigente, tanto da rendere DLSS/Frame Generation quasi obbligatori per una buona fluidità. In pratica:
Requiem può essere una cartolina tecnica, ma spesso chiede di scegliere dove mettere l’asticella.
Sul fronte audio
Resident Evil Requiem fa quello che sa fare ogni capitolo della serie: aiuta il giocatore ad entrare nel cuore dell'atmosfera del titolo. Che si tratti di effetti sonori o della spettacolare soundtrack il titolo di Capcom non delude nemmeno su questo fronte.