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8.50

Recensione REPLACED per PC

Pronti a vivere un 1980 alternativo? Seguiteci nella recensione di REPLACED per PC

Un altro mondo

Ci sono giochi che per anni vivono soprattutto nell’immaginario, alimentati da trailer folgoranti, rinvii, aspettative e da quella sensazione rarissima per cui bastano pochi secondi di filmato per capire che qualcosa, sul piano estetico, sta provando a spostare un limite. REPLACED appartiene senza esitazione a questa categoria, perché fin dal suo annuncio ha dato l’idea di voler raccogliere l’eredità dei cinematic platformer e dell’action adventure laterale più atmosferico, mettendoci dentro suggestioni che richiamano il cyberpunk classico, la fantascienza esistenziale e una certa idea di regia “da grande schermo” che raramente vediamo realizzata con questa sicurezza in una produzione indipendente. Giocandolo, abbiamo avuto la conferma che la prima impressione non era un’illusione: REPLACED ha una presenza scenica fuori dal comune e una personalità immediatamente riconoscibile, qualità che oggi non sono mai scontate, nemmeno in un panorama indie sempre più ricco e competitivo. Se siamo riusciti ad incuriosirvi non vi resta che mettervi comodi e seguirci nella recensione di REPLACED per PC (giocato su Steam Deck).
 

 

La trama di REPLACED

La premessa narrativa di REPLACED è una di quelle che funzionano perché poggiano su basi solide del genere senza limitarsi a ricopiarne la superficie. REPLACED ci porta in un 1980 alternativo segnato da una catastrofe nucleare che ha ridefinito geografia, strutture sociali e rapporti di potere, lasciando emergere una società brutale in cui i diritti e l’etica sembrano essere stati sacrificati molto prima del benessere materiale. Al centro di questo scenario si staglia Phoenix City, metropoli fortificata, opprimente e profondamente cyberpunk, dove l’ordine ufficiale convive con il mercato degli organi, i potenziamenti artificiali e una separazione netta fra chi vive protetto dentro certi confini e chi è costretto a sopravvivere ai margini, oltre il muro fisico e simbolico che divide i privilegiati dagli scarti umani. È un’ambientazione che non si limita a fare da sfondo, ma comunica costantemente una tensione sociale credibile, sporca, disperata, e ci dà subito la sensazione di entrare in un mondo in cui ogni persona porta addosso il prezzo del progresso.
  

  
Dentro questa cornice si inserisce l’idea più forte del gioco, ovvero la condizione di R.E.A.C.H., un’intelligenza artificiale che a seguito di un incidente si ritrova installata nel corpo biologico di un uomo di nome Warren. Questa premessa apre immediatamente il classico ma sempre fertile conflitto identitario tra macchina e individuo, tra coscienza costruita e carne imposta, tra volontà di controllo e bisogno di comprendere cosa significhi davvero essere vivi. REPLACED lavora molto su questa convivenza forzata e sul disagio implicito nel trovarsi intrappolati in un corpo che non ci appartiene pienamente, trasformando una nozione di fantascienza piuttosto nota in una motivazione concreta per esplorare il mondo, incontrare personaggi e cercare risposte che riguardano sia il protagonista sia l’assetto stesso della società in cui si muove.
 
La storia si sviluppa nell’arco di nove capitoli e procede seguendo diversi tropi riconoscibili del genere: la ricerca di sé, il desiderio di rivalsa, il rapporto ambiguo con i creatori, l’incontro con i reietti che vivono ai margini della città, le verità scomode legate al controllo tecnologico e alla trasformazione dell’essere umano in risorsa. Questo significa che REPLACED non reinventa davvero la fantascienza distopica sul piano dei temi, e in alcuni passaggi il suo svolgimento è abbastanza prevedibile, con colpi di scena e capovolgimenti che funzionano più per il modo in cui sono messi in scena che per la loro assoluta imprevedibilità. Eppure, la scrittura riesce spesso a restare credibile proprio grazie alla misura dei dialoghi, all’uso di toni asciutti e a una costruzione dell’atmosfera che fa da collante emotivo quando la trama segue strade note.
 

 

Il gameplay di REPLACED

Pad alla mano, REPLACED si definisce come un’avventura action in 2.5D con progressione lineare, e questa è la formula più corretta per descriverlo perché rende bene la natura ibrida dell’esperienza. Non c’è una struttura aperta né una libertà di approccio particolarmente estesa: il gioco preferisce accompagnarci lungo un percorso costruito con precisione, alternando esplorazione, arrampicate, piccoli enigmi ambientali, sezioni stealth, combattimenti e momenti più lenti in cui l’obiettivo principale è assorbire l’atmosfera. La durata della campagna principale si colloca attorno alle dieci ore, con un margine che può salire per chi vuole completare obiettivi e contenuti collaterali, e questa compattezza aiuta a mantenere l’avventura concentrata, anche se non sempre riesce a evitare la ripetizione di certe dinamiche.
  

Il mondo di REPLACED resterà impresso nella vostra memoria per molto, molto tempo

 
La prima cosa da dire è che il gameplay di REPLACED non è all’altezza della sua sola potenza visiva, ma non per questo va liquidato come accessorio. Ci sono basi interessanti, soprattutto nella volontà di intrecciare il senso di peso del protagonista con il tono generale dell’opera, e in diversi passaggi il gioco riesce davvero a farci sentire dentro un corpo vulnerabile, non dentro un avatar leggerissimo e iper-reattivo come tanti action contemporanei. Warren si muove con una fisicità marcata, e questa caratterizzazione passa attraverso animazioni splendide ma anche deliberatamente lunghe, che restituiscono una sensazione di legnosità e di rallentamento quasi costante. È una scelta coerente sul piano espressivo, perché rafforza la percezione di una presenza corporea concreta, ma sul piano ludico produce un effetto divisivo: quando tutto fila liscio ci piace, quando il ritmo chiede precisione o rapidità iniziamo a sentirne il peso in modo meno benevolo.
 
Le sezioni platform riflettono esattamente questa ambivalenza. Muoversi nello spazio di REPLACED è spesso gradevole da vedere, perché ogni salto, presa e atterraggio è supportato da animazioni curate e da una regia che dà profondità agli scenari, ma non sempre è altrettanto piacevole da eseguire. In alcuni passaggi, la lettura degli appigli e del piano effettivamente percorribile risulta meno immediata del dovuto, complice una densità visiva elevata e una costruzione scenica che privilegia l’impatto artistico. Questo può generare piccole frizioni, soprattutto quando si sbaglia non tanto per una scelta avventata, ma per un attimo di incertezza nel distinguere ciò che fa parte del percorso da ciò che appartiene allo sfondo o alla decorazione scenica. Non si tratta di un platform frustrante nel senso classico del termine, ma di un gioco che a volte pretende una chiarezza che lui stesso non offre sempre con altrettanta precisione.
 

 

L'arte e la tecnica di REPLACED

Se c’è un terreno su cui REPLACED riesce davvero a imporsi, è quello della resa visiva e della direzione complessiva dello spettacolo. La sua pixel art 2.5D è tra le migliori mai viste nel genere, e non è un’esagerazione da recensione entusiasta: basta osservare qualche minuto di gioco per rendersi conto della quantità di lavoro che è stata riversata nella costruzione dei personaggi, delle animazioni, degli sfondi e soprattutto del rapporto fra i diversi piani dell’immagine. Qui non siamo davanti a una semplice nostalgia pixelata ammodernata con qualche effetto, ma a un progetto che usa il linguaggio della pixel art come base per spingersi verso qualcosa di più ricco, profondo e sorprendentemente cinematografico. Il risultato è uno spettacolo visivo capace di sembrare al tempo stesso retro e futuribile, artigianale e tecnologicamente avanzato, sporco nei contenuti ma elegantissimo nella confezione.
  
Sul piano più strettamente tecnico, la situazione appare complessivamente positiva ma non del tutto uniforme. Da un lato ci troviamo ad avere a che fare con prestazioni molto solide, assenza di incertezze evidenti e ottima fruibilità sia con controller sia con mouse e tastiera. Dall’altro lato, abbiamo riscontrato bug non trascurabili, inclusi nemici che spariscono, blocchi di progressione o necessità di ricaricare il checkpoint per proseguire, soprattutto in alcune fasi avanzate. Quello che possiamo dire è che la base tecnica sembra robusta e spesso capace di sostenere senza cedimenti l’ambizione visiva del progetto, ma il grado di pulizia generale non appare impeccabile in modo assoluto. Considerando il livello di complessità scenica e la natura indipendente della produzione, il risultato resta notevole, ma non perfetto.
  
L’audio gioca un ruolo essenziale in questo equilibrio. La colonna sonora è un mix di synth e chitarre elettriche capace di accompagnare perfettamente ciò che accade sullo schermo. È una scelta musicale pienamente coerente con l’estetica del gioco: i synth consolidano il legame con la fantascienza urbana e con l’anima anni Ottanta dell’opera, mentre le chitarre aggiungono nervo, malinconia e una certa ruvidità emotiva che impedisce al tutto di diventare troppo patinato. La musica non invade quasi mai la scena, ma la veste, la respira, la sostiene. Quando camminiamo in un ambiente desolato o ci prepariamo a uno scontro, il suono non sta semplicemente “dietro”, bensì partecipa alla costruzione del tono e alla definizione della distanza fra l’umano e il meccanico. In un gioco che fa dell’atmosfera uno dei propri pilastri, questa capacità di accompagnamento è decisiva.
 

 

REPLACED

REPLACED ci ha lasciato addosso una sensazione precisa: quella di aver attraversato un gioco che non raggiunge la perfezione ludica, ma che riesce comunque a imporsi grazie a una visione artistica rarissima, a un mondo potente e a una capacità di messa in scena che, da sola, vale già il viaggio. Quando inciampa lo fa per colpa di un’interattività non sempre all’altezza delle immagini, di qualche ripetizione di troppo e di una rifinitura che avrebbe meritato ancora un ultimo passaggio, ma quando centra il bersaglio riesce a ricordarci perché continuiamo a inseguire certi videogiochi per anni, aspettando che mantengano la promessa fatta dal loro primo trailer. E REPLACED, pur con tutte le sue sbavature, quella promessa in larga parte la mantiene.

8.50

Trama 8.00

Gameplay 7.50

Arte e tecnica 9.50

Pro:

direzione artistica e regia eccezionali

atmosfera cyberpunk molto riuscita

combattimenti immediati e dal buon feedback

Contro:

gameplay poco profondo

alcuni problemi di leggibilità

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