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8.50

Recensione REmatch per PC

Stati dei simulatori calcistici? forse abbiamo qualcosa che desterà il vostro interesse... seguiteci nella recensione di Rematch per PC

Un calcio... diverso

Quando pensiamo al calcio nei videogiochi, la mente corre subito ai soliti colossi della simulazione sportiva, ma ogni tanto qualcuno tenta qualcosa di diverso, qualcosa di più coraggioso. Rematch, il nuovo titolo targato Sloclap (già autori dell'acclamato Sifu), non solo cerca di reinventare il concetto stesso di sport videoludico, ma lo fa con uno stile visivo che cattura l’occhio, un gameplay che mette al centro la skill pura e un’ambientazione che sa essere suggestiva anche senza dire una parola. Non è FIFA, non è Rocket League, e non è nemmeno un semplice arcade: è un ibrido sorprendente, una sfida continua e vibrante, dove ogni secondo conta e dove ogni azione è una dichiarazione di stile. Ci teniamo a ringraziare Kepler Interactive per il codice fornitoci per testare il tutto. Se siete curiosi di sapere com’è giocare in un futuro dove il calcio è un’arte collettiva e il campo è il palcoscenico, allacciate le scarpe... seguiteci nella nostra recensione di Rematch per PC (giocato su Steam Deck)!
 

 

La trama di REmatch

In Rematch, la trama si manifesta in modo non convenzionale. Non ci troviamo davanti a cutscene cinematografiche, missioni da seguire o archi narrativi classici. Eppure, sin dal primo avvio, il gioco trasmette un’identità fortissima, una visione narrativa che si fonde con l’esperienza ludica. Il mondo di gioco è ambientato nell’anno 2065, in un futuro dove l’umanità sembra aver compiuto una svolta epocale. L’equilibrio ambientale è stato ripristinato, le metropoli convivono con la natura, le fonti energetiche sono pulite, e soprattutto, ed è questo il punto centrale, lo sport ha assunto un nuovo ruolo culturale. Non è più solo intrattenimento o competizione professionale, ma un vero e proprio veicolo di unità sociale, una forma di espressione artistica e collettiva. In questo contesto, il calcio assume connotazioni quasi spirituali: le partite non sono eventi commerciali, ma manifestazioni di coesione e rispetto reciproco. Non c’è un protagonista, non c’è un antagonista: la narrazione è corale, emergente, costruita attraverso la partecipazione attiva dei giocatori.
   

  
Ogni arena rappresenta un’idea, un frammento di questa società futura. Si gioca in stadi sospesi su dighe colossali, in arene circondate da turbine eoliche, in spazi fluttuanti tra architetture sostenibili. Non si tratta solo di level design creativo, ma di worldbuilding implicito: ogni dettaglio racconta qualcosa di questo mondo. Le infrastrutture non sono decorative, sono simboli. Le partite si svolgono in luoghi che riflettono l’armonia raggiunta tra uomo, tecnologia e natura. È un messaggio sottile, ma fortemente identitario. Giocare in Rematch è come entrare in una performance sportiva che ha anche il valore di un’opera d’arte, di un atto di civiltà. Gli sviluppatori hanno scelto di non affidarsi a parole, ma di costruire una mitologia visiva, fatta di ambientazioni che “dicono” molto più di quanto una cinquantina di linee di dialogo avrebbero potuto fare. E questo, in un titolo sportivo, è una vera rivoluzione (è raro vedere un tale impegno estetico-narrativo in un gioco di calcio ndr.).
 
Ma forse l’elemento più significativo è rappresentato dai personaggi stessi. Ogni giocatore può creare il proprio avatar scegliendo tra una vasta gamma di opzioni fisiche e stilistiche. Ma ciò che colpisce davvero è l’inclusività del sistema: non ci sono “modelli standard”, non esiste un ideale prestabilito di corpo o stile. Si possono creare avatar con protesi, con tratti non convenzionali, con colori di pelle e acconciature fuori dagli schemi. Non ci sono classi, non ci sono ruoli predefiniti: il campo è una tela, e il giocatore è il pennello. In questo contesto, la narrazione si fa personale: ogni utente racconta la propria storia attraverso le partite, attraverso il proprio modo di muoversi, di passare, di difendere. Ogni match diventa un micro-racconto in cui emozioni, errori, intuizioni e successi si fondono per creare qualcosa di unico. Anche la struttura della squadra riflette questa idea: non esiste un capitano predefinito, non c’è una gerarchia fissa. Si vince solo cooperando, solo trovando l’armonia tra sei (cinque più portiere) persone spesso sconosciute.
 

 

Il gameplay di REmatch

La prima cosa che colpisce una volta scesi in campo in Rematch è l’energia che il gioco riesce a trasmettere. Ogni match è una battaglia di riflessi, posizionamento e intuito. Non c’è un attimo di pausa: dal fischio d’inizio alla fine, si è costantemente in movimento, alla ricerca di spazi, passaggi, intercetti, tiri. A differenza dei simulatori calcistici tradizionali dove si controlla l’intera squadra, qui il focus è su un solo personaggio, che il giocatore dirige direttamente per tutta la durata del match. Questa scelta non solo cambia radicalmente l’approccio tattico, ma rende ogni giocata più personale, più sentita. Ogni tocco, ogni scatto, ogni tackle è responsabilità diretta del singolo. La struttura 5v5 è stata pensata per garantire la giusta densità in campo: abbastanza spazio per creare giocate spettacolari, ma anche abbastanza caos da richiedere reattività e precisione millimetrica. Il ritmo, serrato e costante, è sostenuto da una fisica della palla realistica nella risposta, ma anche volutamente “elastica” per garantire spettacolarità.
  

REmatch è un titolo che riesce a catturare il giocatore fin dai primi attimi grazie ad un gameplay immediato e coinvolgente

  
I controlli rispondono in modo impeccabile: movimento analogico fluido, sistema di passaggio direzionale, resistenza da gestire con attenzione, tackle calibrati e tiro manuale. Quest’ultimo è forse l’aspetto più tecnico: indirizzare correttamente la palla verso la porta richiede tempismo, potenza e mira. I tiri possono essere semplici, potenti o acrobatici, ed è proprio nei momenti in cui il giocatore osa con una rovesciata o un colpo di testa in volo che Rematch mostra il suo lato più spettacolare. Il sistema di collisioni è credibile e restituisce peso agli impatti, rendendo ogni contrasto una vera sfida fisica. Un’altra scelta interessante riguarda il ruolo del portiere: non è un ruolo statico o automatico, ma può essere ricoperto attivamente dai giocatori. Se si è più arretrati rispetto agli altri, si diventa il portiere temporaneo, e tocca a noi decidere se affrontare l’attaccante, deviare il tiro o rimanere in attesa. Questo dinamismo continuo di ruoli incentiva la cooperazione e la comunicazione costante tra i membri del team.
 
Ciò che rende Rematch davvero unico, però, è l’equilibrio tra accessibilità e profondità. Chiunque può entrare, giocare e divertirsi già dalla prima partita: i comandi sono intuitivi, le azioni rispondono in modo naturale, l’interfaccia è pulita e leggibile. Ma per eccellere servono ore di pratica, riflessione tattica e capacità di lettura del gioco. La curva di apprendimento è ben pensata: non punisce i nuovi arrivati, ma premia chi si impegna. Tuttavia, alcuni elementi rischiano di rallentare la progressione: il matchmaking non è sempre ottimale, portando a partite sbilanciate, e l’assenza del cross-play limita la base utenti. In alcune fasce orarie, attendere per trovare un match può risultare frustrante. A ciò si aggiunge la mancanza, almeno al lancio, di modalità offline o contro l’IA, che avrebbe reso più semplice allenarsi o godersi una partita solitaria. Nonostante questo, una volta entrati nel flow del gioco, Rematch offre un’esperienza frenetica, soddisfacente e ricca di colpi di scena, dove la vittoria arriva solo se si lavora insieme, si comunica e si rimane concentrati fino all’ultimo secondo.
 

 

L'arte e la tecnica di REmatch

Rematch conquista lo sguardo già dai primi secondi, grazie a una direzione artistica che osa, sperimenta e affascina. Dimenticate gli stadi fotorealistici, le texture asfaltate o i riflessi perfetti: qui si respira un’atmosfera da “sport futuro”, ispirata tanto all’estetica cyber-utopica quanto al mondo dell’animazione moderna. Gli ambienti sono coloratissimi, vibranti, pieni di movimento, e ogni campo sembra raccontare una storia a sé. Si passa da arene fluttuanti circondate da turbine eoliche a stadi incastonati tra rocce e vegetazione futuristica, fino ad arrivare a piattaforme sospese sull’acqua, con skyline utopici sullo sfondo. Il design è coerente e ispirato, con linee pulite, geometrie morbide e un uso del colore che richiama l’impressionismo digitale (sì, avete letto bene sembra una tela mossa dal vento ndr.). L’identità visiva di Rematch è fortissima: non assomiglia a nulla di visto nel panorama sportivo videoludico. Ogni asset grafico, ogni elemento dello scenario è pensato per rafforzare l’idea di un mondo dove sport e arte si fondono. E questa direzione si riflette anche nei personaggi: l’editor permette di creare avatar unici, colorati, stilizzati ma sempre credibili. C’è una volontà precisa di rappresentare l’essere umano in tutta la sua diversità, con corpi, accessori e dettagli che vanno oltre lo standard estetico dei titoli AAA (e in redazione abbiamo molto apprezzato questa scelta, ndr).
 
A livello tecnico, Rematch si presenta solido e ben ottimizzato, soprattutto considerando che si tratta di un titolo lanciato in early access. Il motore di gioco, l’Unreal Engine 5, gestisce con efficacia la complessità delle arene, gli effetti particellari e la fluidità delle animazioni. Su Steam Deck il gioco gira sorprendentemente bene, con qualche compromesso sulla risoluzione ma senza rallentamenti eccessivi. Le animazioni sono snelle, espressive, spesso volutamente esagerate per enfatizzare dribbling e tiri. Le transizioni tra le azioni sono rapide, i caricamenti quasi assenti. Tuttavia, non tutto è perfetto: in alcune sessioni online abbiamo riscontrato bug di sincronizzazione, collisioni strane tra personaggi, e in rari casi dei crash improvvisi. Si tratta di problemi comuni nei giochi multiplayer online appena lanciati, ma è bene segnalarli, perché possono compromettere partite importanti. Un’altra piccola pecca riguarda la telecamera, che in alcune inquadrature più caotiche fatica a tenere sotto controllo l’azione. Ma nel complesso, il comparto tecnico di Rematch è più che convincente.
 
Passando all’audio, la colonna sonora è una delle vere sorprese del gioco. Firmata dal musicista francese The Algorithm, mescola elettronica sintetica, ritmi tribali e suoni ambient futuristici. Le tracce cambiano dinamicamente in base all’andamento della partita, aumentando di intensità nei momenti più tesi e lasciando spazio all’atmosfera nei tempi morti. È un accompagnamento che non stanca, che anzi contribuisce a rendere ogni match una performance. Gli effetti sonori sono precisi e ben dosati: il rimbalzo del pallone, i passi sul terreno, i contrasti, le urla del pubblico tutto ha un tono ben calibrato. In particolare, il sound design dei colpi acrobatici o dei salvataggi in extremis ha un’impronta cinematografica, enfatizzando l’impatto emotivo. Manca, purtroppo, il supporto alla lingua italiana: tutti i comandi vocali, gli effetti UI e i testi sono in inglese. Non è un ostacolo insormontabile, ma resta una barriera per una parte dell’utenza (specie quella più giovane ndr.). In definitiva, però, il comparto artistico, tecnico e sonoro di Rematch funziona: è coerente, vibrante e lascia il segno.
 

 

REmatch

Difficile restare indifferenti davanti a un titolo come Rematch. Non tanto perché sia perfetto, tutt’altro, ma perché ha personalità da vendere. Sloclap ha osato, ha rotto le regole, e ci ha consegnato un gioco sportivo che non sembra nessun altro. Tra scivolate impossibili, gol da antologia e scenari mozzafiato, ogni partita lascia il segno. Certo, serve ancora lavoro: il matchmaking va affinato, i bug vanno corretti, e mancano opzioni fondamentali come l’offline. Ma la direzione è chiara, e il cuore c’è. Se amate il calcio, ma quello fatto di adrenalina e creatività più che di statistiche e licenze, allora Rematch è la sfida che stavate aspettando. Noi ci siamo divertiti parecchio (e anche sudati parecchio, ndr.) e siamo sicuri che, con i giusti aggiornamenti, questo titolo saprà guadagnarsi un posto stabile tra i vostri preferiti.

8.50

Trama 7.00

Gameplay 8.50

Arte e tecnica 8.50

Pro:

stile visivo e atmosfere uniche

gameplay skill-based e dinamico

Contro:

problemi tecnici e bug occasionali

assenza di modalità offline e ia

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