Il cuore sulla Luna
Pragmata (
il titolo protagonista della nostra odierna recensione ndr.) è uno di quei giochi che, appena si mostrano davvero per quello che sono, riescono subito a catturare la nostra attenzione. Da una parte c’è il fascino della fantascienza più elegante, quella fatta di basi lunari, intelligenze artificiali fuori controllo e misteri da ricomporre passo dopo passo; dall’altra troviamo un’impostazione molto concreta, quasi d’altri tempi, che ci ha ricordato quanto possano ancora funzionare i videogiochi costruiti attorno a un’idea centrale forte e sviluppata con convinzione.
Capcom, in questo caso, non ha cercato la scorciatoia dell’eccesso, non ha inseguito la moda della mappa smisurata o della struttura dispersiva, scegliendo invece la via più difficile: confezionare un action fantascientifico compatto, riconoscibile e capace di lasciare il segno grazie al rapporto tra i suoi protagonisti, a un gameplay che unisce spari e hacking e a una messa in scena che su PC sa farsi notare per qualità e pulizia generale. È un titolo che incuriosisce fin dai primi minuti anche per il modo in cui sembra guardare a certi classici dell’action moderno, ma senza ridursi a semplice esercizio nostalgico, perché dentro la sua identità si avverte una volontà precisa di trovare una voce personale, più intima, più misurata e per questo anche più interessante del previsto. Noi ci siamo avvicinati a
Pragmata con curiosità, con qualche dubbio inevitabile e con quella voglia di capire se dietro anni di attesa ci fosse davvero sostanza; la risposta, per molti versi, è arrivata in modo netto, ed è per questo che vi invitiamo a seguirci nella nostra
recensione di Pragmata per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di PRAGMATA
La
trama di Pragmata ci porta sulla Culla, una base lunare costruita dalla Delphi Corporation per studiare la lunite e la fibra lunica, materiali dalle proprietà eccezionali capaci di replicare la materia e di spingere l’umanità verso una nuova era di abbondanza. Quando la Terra perde i contatti con la Luna, Hugh Williams viene inviato con una squadra di intervento per indagare, ma la missione precipita quasi subito in un disastro: un sisma devasta l’operazione, i compagni vengono eliminati o dispersi, e Hugh resta solo in una struttura ormai dominata dall’IA IDUS e dal suo esercito di macchine. L’innesco è classico, quasi programmatico nella sua immediatezza, e proprio per questo funziona: ci mette subito nella condizione di capire il pericolo, lo spazio di gioco e il tono generale dell’avventura senza perdersi in preamboli troppo lunghi.
Il vero cuore narrativo emerge con l’arrivo di
Diana (o meglio di
DI-03367), una piccola androide dalle fattezze infantili che appartiene al progetto più segreto della Delphi Corporation e che possiede capacità uniche di interfacciarsi con i sistemi della stazione. Da qui in avanti Pragmata si regge quasi interamente sul legame che nasce tra i due, un rapporto costruito su necessità reciproca, diffidenza iniziale, piccoli gesti quotidiani e una progressiva trasformazione di Hugh in una figura protettiva sempre più coinvolta. Il gioco lavora su una dinamica padre-figlia molto riconoscibile, senza mascherarne mai la natura sentimentale, e alterna i momenti di sopravvivenza nelle aree ostili a scene più intime nel rifugio, dove il rapporto prende forma attraverso dialoghi, scambi e interazioni leggere che servono a far respirare la narrazione.
Questa impostazione porta con sé sia uno dei principali pregi del gioco sia uno dei suoi limiti più evidenti. Da una parte la vicenda, pur semplice, riesce a toccare corde emotive reali e a tenere insieme l’intera esperienza con una sincerità che molte produzioni più ambiziose finiscono per perdere; dall’altra non tutto ha lo stesso peso, alcuni colpi di scena restano controllati, la costruzione del mondo non cerca davvero profondità enciclopediche e in più in certi passaggi la logica narrativa si piega alle esigenze da videogioco, soprattutto quando IDUS sembra potentissima ma lascia comunque a Hugh strumenti e percorsi utili per procedere. Noi, in ogni caso, abbiamo apprezzato il fatto che Pragmata non provi a fingersi qualcosa di più complesso del necessario: racconta una storia lineare, punta sui personaggi, dosa bene la tensione e arriva al finale con coerenza.
La localizzazione è completa in italiano, con testi e doppiaggio italiano di alta qualità.
Il gameplay di PRAGMATA
Se c’è un ambito in cui
Pragmata costruisce davvero la propria identità, è il
sistema di combattimento.
Hugh spara, si muove, schiva e gestisce l’arsenale, mentre Diana interviene attraverso un minigioco di hacking su griglia che serve a violare le difese dei nemici e a esporne i punti deboli; senza questo passaggio, i colpi non risultano davvero efficaci. La bellezza della soluzione sta nel fatto che non viene trattata come un’aggiunta cosmetica, ma come il motore di ogni scontro: bisogna leggere il campo di battaglia, manovrare sotto pressione, scegliere il bersaglio giusto e nel frattempo completare un’azione mentale che, nelle fasi avanzate, diventa sempre più ricca di possibilità.
Pragmata fa poche cose, ma le rifinisce molto bene
Con il passare delle ore il sistema si apre grazie alla varietà dei nemici, ai nodi di hacking e all’equipaggiamento. Alcune unità disturbano l’hacking, altre proteggono gli alleati, altre ancora costringono a ragionare sulle priorità in pochi secondi; allo stesso modo armi e moduli permettono approcci più offensivi, più difensivi o più tattici, creando combinazioni che danno spessore agli scontri senza scivolare nella complessità gratuita.
Pragmata fa poche cose, ma le rifinisce molto bene, e il risultato è un gameplay rapido, leggibile, dinamico, con una curva di assimilazione inizialmente insolita ma capace di diventare naturale una volta interiorizzato il dialogo continuo fra shooting e hacking.
La
struttura generale dell’avventura segue la stessa filosofia.
La Culla è divisa in settori separati, con un hub che collega le varie aree, momenti di esplorazione, enigmi ambientali semplici, collezionabili, materiali per i potenziamenti e una progressione lineare ma non soffocante, capace di dare l’illusione di spazi più ampi grazie a un buon level design e a un uso intelligente della verticalità. I difetti però non mancano: le boss fight sono poche e poco varie, la longevità può sembrare ridotta a chi cerca un AAA molto esteso, e la rigiocabilità, pur presente tra
New Game+ e contenuti extra, non appare sempre sostenuta da motivazioni davvero irresistibili. Noi lo diciamo senza girarci troppo attorno: quando Pragmata ci mette in arena contro gruppi ben costruiti di robot è elettrico, quando invece appoggia troppo sul déjà-vu delle arene boss perde parte della sua spinta (
ed è un peccato, perché la base di combat system meritava avversari finali più memorabili ndr.).
L'arte e la tecnica di PRAGMATA
L’
impatto artistico di Pragmata è uno dei motivi per cui l’avventura riesce a evitare la trappola della fantascienza asettica. La Culla non è una semplice sequenza di corridoi metallici anonimi: la presenza della fibra lunica permette agli artisti di immaginare ambienti che mescolano laboratori, installazioni spettacolari, sezioni che replicano scorci terrestri, biomi artificiali e superfici lunari, con una
direzione visiva particolare,
suggestiva e capace di dare personalità a un mondo altrimenti rischioso nella sua freddezza. Anche il design dei robot e delle tecnologie della Delphi Corporation contribuisce a creare un’identità immediata, mentre l’uso delle luci, delle superfici e dei contrasti tra vuoto spaziale e ambienti interni dona al gioco un carattere forte senza bisogno di strafare.
Sul
piano tecnico, la versione PC di Pragmata fa davvero miracoli e su
Steam Deck la resa è davvero eccellente.Il
RE Engine è spinto verso una resa molto pulita anche nelle sequenze più dinamiche. Il supporto al path tracing rappresenta inoltre uno degli elementi più interessanti del comparto grafico, al punto che
Capcom e
NVIDIA hanno discusso pubblicamente il lavoro tecnico necessario per integrarlo nel
RE Engine, sottolineando quanto sia stato importante trovare un equilibrio fra qualità dell’illuminazione e performance in tempo reale. Per chi gioca su PC con hardware adatto, è uno di quei titoli che possono diventare anche una vetrina tecnologica, pur senza dimenticare la necessità di impostazioni sensate per mantenere fluidità e latenza sotto controllo.
L’audio completa il quadro in maniera molto efficace. Va, prima di tutto, evidenziato un
doppiaggio italiano di alto livello, elemento che aiuta parecchio la credibilità del rapporto tra Hugh e Diana e rafforza i momenti più emotivi della campagna, mentre la colonna sonora accompagna le scene narrative con toni morbidi e gli scontri con il giusto senso di pressione. Non siamo davanti a un comparto sonoro che vuole imporsi come protagonista assoluto, ma a un lavoro coerente con l’impostazione del gioco: misurato, elegante e sempre al servizio dell’atmosfera. In questo senso Pragmata conferma la propria natura fino in fondo, perché anche sotto il profilo audiovisivo preferisce precisione e armonia all’effetto speciale fine a sé stesso.