Possessor(s) ci ha subito colpiti per quella miscela particolare di metroidvania e action frenetico che non si limita a ripetere formule già viste, ma prova a costruire una propria identità tra combattimenti “aerei”, corpo a corpo serrato e un mondo devastato dove carne e metallo si fondono in uno scenario quasi da incubo urbano. L’opera di Heart Machine, pubblicata da Devolver Digital (che ringraziamo per il codice ricevuto per testare il titolo ndr.), si inserisce in quella tradizione di metroidvania moderni che cercano di unire precisione dei controlli, profondità del sistema di combattimento e un immaginario forte, vicino per sensibilità ai lavori più autoriali della scena indipendente. Sin dalle prime ore, mentre prendiamo confidenza con parry, schivate e slanci acrobatici, sentiamo chiaramente di trovarci davanti a un progetto pensato per chi ama studiare i pattern dei nemici e imparare stanza dopo stanza, nel pieno rispetto di una difficoltà che chiede attenzione ma non vuole trasformarsi in una tortura gratuita. È un gioco che parla a chi si è innamorato di mondi spezzati e atmosfere malinconiche, e lo fa mettendo al centro non solo l’azione, ma anche una storia fatta di colpa, sopravvivenza e identità in frantumi, accompagnandoci in una discesa in un universo corrotto che sa essere tanto affascinante quanto opprimente. In questo contesto, Possessor(s) prova a ritagliarsi il suo spazio tra i grandi del genere, puntando sul carisma del suo combat system e sulla forza della sua estetica, e a questo punto non resta che dire: seguiamoci nella nostra recensione di Possessor(s) per PC.
La trama di Possessor(s)
La trama di Possessor(s) ruota attorno a un mondo devastato da un misterioso evento cataclismico che ha lasciato dietro di sé città spezzate, infrastrutture sospese nel vuoto e un’umanità ridotta a frammenti, spesso fusi con tecnologia e carne corrotta. Ci muoviamo nei panni di Luca, un personaggio che fin da subito appare “contaminato” da una forza esterna, legato a una figura chiamata Rhem, con cui condivide un rapporto complesso che viene chiarito solo proseguendo nel gioco. Il focus narrativo non sta tanto nel fornire spiegazioni dirette, quanto nel costruire, pezzo dopo pezzo, il senso di una tragedia vissuta, in cui i ricordi, i resti delle persone e le strutture urbane diventano strumenti per raccontare più che semplici fondali.
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Luca e Rhem rappresentano il cuore emotivo di Possessor(s): non siamo davanti alla classica coppia eroe/mentore, ma a una relazione dove solidarietà, conflitto e dipendenza si mescolano continuamente, con dialoghi che lasciano trasparire colpe, fallimenti e necessità di fare i conti con il proprio passato. La dimensione “doppia” del protagonista, legata al concetto di possessione, colora molti snodi di trama e diventa spesso metafora di traumi che si fatica a separare dalla propria identità, andando oltre il semplice espediente narrativo utile al gameplay. Questo rende l’avventura meno manichea di quanto ci si potrebbe aspettare: pur muovendoci in un universo pieno di nemici da abbattere, il gioco lascia spazio a interpretazioni più sottili su cosa sia davvero “mostruoso” e su quanto le persone che incontriamo abbiano avuto realmente scelta. Anche in questo caso, senza una traduzione completa, alcune finezze tematiche possono sfuggire a chi non si sente a proprio agio con la lingua originale.
Guardando al ritmo della storia, Possessor(s) adotta una scansione piuttosto dilatata: molte rivelazioni importanti arrivano dopo diverse ore di gioco, quando abbiamo già esplorato un buon numero di aree e affrontato vari boss, producendo una progressione narrativa che alterna lunghi segmenti di puro gameplay a stacchi più intensi dal punto di vista del racconto. Alcuni critici hanno notato che, pur partendo da un’idea di fondo solida e da una buona scrittura dei dialoghi, la trama rischia in certi momenti di “stirarsi” su una durata un po’ eccessiva, soprattutto se si resta bloccati in sessioni di esplorazione poco guidate che allungano i tempi tra una scena significativa e l’altra. Questo può portare a una percezione contrastante: da un lato un mondo ricco di spunti, dall’altro la sensazione che il gioco non sempre sappia quando è il momento giusto per spingere sul pedale della narrazione. L’impatto di questa gestione del ritmo si avverte anche per chi non segue perfettamente l’inglese, rendendo il racconto un po’ disomogeneo in assenza di una localizzazione in italiano che aiuti a tenere il filo.
Il gameplay di Possessor(s)
Il cuore del gameplay di Possessor(s) è un sistema di combattimento estremamente dinamico, ispirato dichiaratamente ai platform fighter, che punta su mobilità aerea, combo concatenabili e una gestione attenta di dodge e parry. Luca può effettuare attacchi rapidi e pesanti, combinare colpi in aria e a terra, utilizzare una frusta che funge sia da arma sia da strumento di movimento, tirando a sé i nemici più piccoli o usando determinate creature come punti d’aggancio per oscillare e mantenere il momentum. La presenza di un sistema di parata a tempo, con finestre di esecuzione relativamente generose ma comunque da padroneggiare, diventa centrale per affrontare i boss e i nemici più aggressivi, poiché consente non solo di evitare danni, ma anche di stordire gli avversari e ribaltare rapidamente l’inerzia degli scontri.
Possessor(s) è un metroidvania dal grande carattere artistico e non solo!
Sul fronte dell’esplorazione, Possessor(s) adotta tutti i canoni del metroidvania: una grande mappa interconnessa, aree bloccate da ostacoli specifici che richiedono abilità particolari per essere superati e una continua alternanza tra nuove zone e ritorni in vecchi hub per scovare percorsi opzionali. Molte recensioni sottolineano come il gioco conceda fin da subito una notevole libertà di movimento e di scelta del percorso, permettendoci di imbatterci in bivi, passaggi nascosti e scorciatoie già nelle prime ore, senza guidarci sempre per mano verso l’obiettivo principale. Chi apprezza la sensazione di perdersi in un labirinto urbano in rovina troverà soddisfacente questa impostazione, perché ogni deviazione può portare a nuovi potenziamenti, frammenti di storia o incontri particolari.
La difficoltà complessiva di Possessor(s) viene descritta come “media” su normale: non è un titolo pensato per essere spietato, ma pretende attenzione, lettura degli attacchi e un minimo di apprendimento delle routine dei nemici, soprattutto nei boss. I combattimenti più riusciti sono proprio quelli contro i boss principali, dove il sistema di parry, schivate e combo viene messo pienamente alla prova attraverso pattern ben leggibili ma comunque intensi, con colpi telegraphed che invitano a cercare la finestra perfetta per controbattere. In questi frangenti il gioco riesce a restituire una sensazione di “duello” molto forte, dove ogni errore ha conseguenze, ma dove abbiamo sempre l’impressione di poter migliorare con la pratica, senza appoggiarci solo su numeri e statistiche.
L'arte e la tecnica di Possessor(s)
La direzione artistica è uno dei punti di forza più evidenti di Possessor(s): il gioco adotta uno stile 2D con personaggi e creature disegnati a mano, innestati su ambienti tridimensionali che creano un contrasto affascinante tra figure piatte e profondità di scena. Questa scelta permette ai protagonisti, ai nemici e agli elementi interattivi di risaltare chiaramente sullo sfondo, mantenendo sempre leggibile l’azione, pur in mezzo a scenari visivamente ricchi e caotici. La palette cromatica alterna toni cupi e desaturati a esplosioni di colori vividi, spesso utilizzati per sottolineare la presenza della corruzione, degli elementi innaturali e delle energie che attraversano il mondo, producendo un colpo d’occhio costante che resta facilmente impresso.
Dal punto di vista tecnico, Possessor(s) si presenta in maniera generalmente solida, ma non priva di qualche incertezza segnalata da parte della stampa e dei giocatori, soprattutto su PC. Il titolo, pur non essendo particolarmente pesante sul piano delle richieste hardware, può mostrare occasionali problemi di performance, come piccoli cali di frame rate in aree più dense di effetti o in scontri molto affollati, oltre a qualche glitch minore nella gestione delle collisioni o del posizionamento dei personaggi. Nella maggior parte dei casi sono inconvenienti che non rovinano l’esperienza, ma che emergono abbastanza da essere citati nelle recensioni, rafforzando l’idea di un prodotto artisticamente curatissimo ma che sul fronte della pulizia tecnica avrebbe potuto fare un ulteriore passo avanti.
Sul fronte audio, Possessor(s) punta a rafforzare il tono malinconico e disturbante del suo mondo con una colonna sonora che alterna brani più atmosferici, quasi eterei, a tracce ritmicamente marcate che accompagnano i combattimenti e i momenti di maggiore tensione. Le musiche non cercano più di tanto di rubare la scena, preferendo spesso lavorare sottotraccia per sostenere l’umore delle aree, enfatizzare il senso di abbandono in certi segmenti o far salire l’adrenalina durante i boss principali, senza sfociare però in melodie troppo orecchiabili o invasive. Questo approccio le rende forse meno memorabili in senso assoluto, ma molto coerenti con l’idea di un titolo che vuole farci sentire inghiottiti da un mondo in lenta agonia più che trascinarci in un’avventura eroica.
Arrivati ai titoli di coda di Possessor(s), ci ritroviamo con la sensazione di aver attraversato un viaggio intenso, non privo di spigoli, ma capace di lasciare un segno grazie a una combinazione riuscita di gameplay tecnico, atmosfera potente e un mondo che continua a rimanere in testa anche dopo aver spento il PC. Il sistema di combattimento, con il suo ritmo serrato, l’assenza di danno da contatto, la centralità di parry e schivate e l’uso intelligente della mobilità aerea, è ciò che più ci ha convinti, perché trasforma ogni scontro in una piccola danza che premia attenzione e padronanza dei controlli. Allo stesso tempo, l’esplorazione metroidvania alterna momenti in cui la libertà e la verticalità del level design funzionano alla grande ad altri in cui la poca chiarezza della direzione da seguire tende a spezzare il ritmo, generando un backtracking che non sempre riesce a restituire la stessa soddisfazione del combat. Sul piano estetico e sonoro, invece, il lavoro di Heart Machine spicca per coerenza e personalità, con una direzione artistica che rende inconfondibile ogni area e un comparto audio che accompagna con discrezione ma efficacia la nostra discesa in questo mondo corrotto. Se mettiamo sul piatto anche le piccole incertezze tecniche e la mancanza di una localizzazione narrativa completa in italiano, otteniamo un quadro complessivo di un titolo fortemente consigliato agli amanti degli action 2D e dei metroidvania dal tono cupo, magari un po’ meno ideale per chi cerca un’esperienza più guidata e completamente localizzata. Possessor(s) resta comunque una proposta di grande carattere, che merita attenzione e che, con i suoi pregi e difetti, riesce a distinguersi in un panorama affollato, confermando ancora una volta quanto il genere metroidvania abbia ancora molte cose da dire.