Di nuovo sul pianeta
Planet of Lana II: Children of the Leaf è il classico sequel “di cuore e di mestiere”: riprende l’anima cinematografica del primo capitolo e la spinge in avanti con un ritmo più serrato, una Lana più atletica e un mondo che, stavolta, non è solo meraviglioso da attraversare ma anche più denso di significati. L’idea resta quella che ci aveva conquistato nel 2023: un’avventura puzzle-platform a scorrimento 2.5D che parla senza parole, costruendo emozioni con immagini, musica e piccole azioni condivise con Mui, il nostro compagno inseparabile. Se avete amato esperienze come
INSIDE o
LIMBO per la regia dei silenzi, oppure vi siete persi in atmosfere da fiaba sci-fi dove natura e tecnologia si sfidano in punta di piedi, qui vi sentirete a casa in un attimo, con quella differenza sostanziale:
Planet of Lana II non cerca mai di schiacciarci con la sua cupezza, preferisce accompagnarci e farci arrivare da soli a certe conclusioni. E adesso, senza giri di parole: seguici nella nostra
recensione di Planet of Lana II per PC.
La trama di Planet of Lana II: Children of the Leaf
La
premessa è
potente e
semplice allo stesso tempo: sul pianeta natale di
Lana e
Mui, dopo la crisi legata alle macchine, una nuova tecnologia promette progresso ma risveglia avidità, squilibri e tensioni tra tribù che la adottano in modi diversi. È un incipit che ci piace perché parla di “cambiamento” più che di “male assoluto”: non c’è un cattivo caricaturale da abbattere a colpi di eroismo, c’è un ecosistema sociale che si incrina, e noi ci ritroviamo nel mezzo, trascinati in una spirale di conseguenze che non si possono più ignorare. Il gioco la racconta con la stessa scelta stilistica che caratterizza la serie: niente dialoghi parlati, espressioni in lingua aliena, e la sensazione costante che siano la regia, le animazioni e la musica a dover pronunciare le frasi più importanti. È una decisione che rende l’esperienza immediata e universale, ma pretende anche la nostra attenzione: qui non “ascoltiamo” la storia, la osserviamo.
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Quello che emerge, avanzando tra biomi molto diversi, è un racconto più ampio sul costo del progresso e sulla
responsabilità verso ciò che si risveglia quando scaviamo nel passato. Il viaggio è costruito per farci percepire Novo come un pianeta in transizione, dove natura e tecnologia non sono solo scenografia ma due forze che si contaminano e si respingono, e in mezzo c’è Lana, più grande, più consapevole, più pronta a muoversi e reagire. Il gioco insiste molto sul concetto di “verità sepolte” e sul legame con le origini di Mui, che diventano uno dei motori emotivi dell’avventura, sempre mantenendo un equilibrio delicato: ci dà abbastanza per farci sentire coinvolti, senza trasformarsi in una spiegazione sterile o in un’enciclopedia di lore. L’aspetto più riuscito, almeno per noi, è proprio questa capacità di restare intimo pur ampliando la scala: la storia è “più grande”, ma non perde il suo centro.
Senza fare spoiler, possiamo dire che
Planet of Lana II gioca molto bene con il contrasto tra meraviglia e inquietudine, e lo fa in modo coerente con una Lana che non è più soltanto trascinata dagli eventi. Le situazioni di pericolo e i passaggi più tesi esistono per mettere alla prova il rapporto con Mui e il nostro modo di leggere il mondo, non per regalarci la scarica di adrenalina fine a sé stessa. L’assenza di parole diventa quasi un patto: ci invita a interpretare, a riempire gli spazi, a dare un senso personale a simboli e rituali, e in alcuni frangenti la narrazione sembra davvero un puzzle parallelo che si risolve con l’osservazione, non con un colpo di scena urlato.
Il gameplay di Planet of Lana II: Children of the Leaf
Le fondamenta sono quelle del
puzzle-platform 2.5D: attraversiamo ambienti pieni di ostacoli fisici, trappole, pattuglie e piccole situazioni “a incastro” che richiedono tempismo e collaborazione. La differenza, rispetto a tanti esponenti del genere, è che i puzzle qui non si presentano come enigmi separati dal mondo: sono integrati nella geografia, nella fauna, nei macchinari e nelle regole del luogo, e quasi sempre ci chiedono di capire “cosa sta succedendo” prima ancora di pensare “cosa devo premere”. Il gioco stesso dichiara di puntare su rompicapi basati su consapevolezza, timing e cooperazione, evitando complessità logiche eccessive, e in effetti la curva di apprendimento è più sul linguaggio dell’azione che sul ragionamento astratto. Questo, per noi, è un pregio enorme: si rimane immersi, e anche quando ci si ferma a riflettere lo si fa restando dentro la scena.
Planet of Lana II: Children of the Leaf non è un sequel che rincorre la moda del momento, è un’evoluzione coerente che migliora ritmo e mobilità
Il vero salto in avanti è la mobilità di Lana e la fluidità della traversata. Qui
Lana è più agile: tra wall jump, movimento più dinamico e una gestione migliore del momentum, il platforming è più vivo e meno “rigido”, cosa che si traduce in sequenze più spettacolari e in una sensazione di controllo più moderna. Non parliamo di un gioco difficile in senso tecnico, ma di un titolo che usa la mobilità per dare ritmo e per farci sentire la crescita del personaggio, e su PC questa leggerezza si percepisce in modo netto durante le fughe e nei passaggi in cui bisogna concatenare azioni rapidamente. Anche l’esplorazione beneficia dell’impostazione: si ha l’impressione di muoversi dentro scenari più ampi e diversificati, con un’attenzione particolare a come le “regole” cambiano da un bioma all’altro.
Mui, come sempre, è il nostro asso nella manica, e il
gameplay ruota attorno a un rapporto di fiducia che diventa meccanica: guidarlo, usarlo per interagire con tecnologia e ambiente, e coordinare i due personaggi come se fossero un’unica creatura a due teste. Il gioco insiste sull’idea di “companion gameplay evoluto”, e questa evoluzione si traduce in puzzle più stratificati, in una cooperazione più precisa e in nuove varianti che danno freschezza alla formula. Ci è piaciuta soprattutto la sensazione di varietà, perché l’avventura ci porta tra ambienti molto differenti (anche con passaggi legati all’esplorazione in profondità), e questo cambia la grammatica delle sfide senza dover continuamente introdurre tutorial invadenti. L’unico limite, se dobbiamo essere sinceri, è che chi cerca una rivoluzione totale potrebbe percepire il sequel come un raffinamento più che come un cambio di identità: la struttura di base resta riconoscibile, e il gioco vuole che sia così.
L'arte e la tecnica di Planet of Lana II: Children of the Leaf
Sul piano della
direzione artistica,
Planet of Lana II si conferma un titolo capace di “parlare” con i suoi paesaggi: ambienti dipinti a mano, contrasti tra natura e tecnologia, e un uso della luce che trasforma spesso le inquadrature in piccole tavole illustrate. La promessa di attraversare picchi ghiacciati, oceani profondi e rovine dimenticate non è solo marketing: è una dichiarazione di intenti su varietà e senso del viaggio, perché ogni luogo sembra progettato per comunicare una fase emotiva diversa e per suggerire che Novo non sia un fondale, ma un personaggio. La cosa che abbiamo apprezzato di più è la coerenza: anche quando la scala aumenta e le scene si fanno più “cinematografiche”, il gioco non perde mai quel tocco delicato, quasi fiabesco, che evita l’eccesso e preferisce l’eleganza. E quando decide di sporcarsi le mani con ombre, minacce e tensione, lo fa senza snaturarsi: è sempre quel mondo, solo visto con occhi più maturi.
Tecnicamente, su PC l’esperienza è pensata per essere accessibile: i requisiti minimi dichiarati sono abbordabili, e anche i consigliati raccontano di un gioco che punta più sulla resa artistica che sulla potenza bruta. La di 6-8 ore ci è sembrata perfettamente in linea con la filosofia del pacing: non allunga il brodo, preferisce essere “carefully paced” e chiudere quando ha detto ciò che doveva dire. A livello di struttura, la sensazione è quella di un’avventura che vuole rimanere sempre leggibile e fluida, accompagnandoci di setpiece in setpiece senza costringerci a ripetizioni eccessive, e questo è un equilibrio non banale per un puzzle-platform narrativo. Non ci siamo trovati davanti a un gioco ossessionato dal collezionabile o dal backtracking, quanto piuttosto a un racconto giocabile che mette la qualità della progressione davanti alla quantità.
L’
audio, infine, è uno dei pilastri emotivi dell’esperienza: il gioco punta su una colonna sonora orchestrale che dà peso ai momenti quieti e intensifica le sequenze più concitate, diventando la vera voce del mondo in assenza di dialoghi parlati. È un utilizzo “narrativo” della musica, non solo atmosferico: accompagna le scoperte, sottolinea il legame con Mui, e spesso anticipa ciò che proviamo prima ancora che la scena lo mostri apertamente. Anche il sound design fa la sua parte nel rendere credibili natura e macchine, con effetti che aiutano a capire pericoli e tempistiche, cosa fondamentale in un gioco dove il timing e l’osservazione contano più dei menu e delle spiegazioni. Nel complesso, è un pacchetto audiovisivo che non cerca di stupire con il volume, ma con la precisione, e in un titolo del genere è esattamente ciò che vogliamo.