Ehi, quando pensiamo a Nioh 3 non possiamo fare a meno di sorridere ripensando a quanto Team Ninja ci abbia abituati a sanguinare davanti allo schermo con i primi due capitoli, quei mostri sacri del soulslike giapponese che mescolavano katane affilate, yokai inferociti e loot infinito in un cocktail di adrenalina pura, proprio come quando Dark Souls ci aveva fatto imprecare per ore contro Gwyn o Artorias. Qui siamo di fronte a un’evoluzione che prende tutto il meglio della saga la ferocia dei combattimenti, la dipendenza da build perfette, quel senso di trionfo dopo la centesima morte e lo sparpaglia in mappe più ampie, quasi open field, con un doppio stile Samurai/Ninja che ti fa sentire un vero maestro di spada o un fantasma letale tra i tetti di Edo, un po’ come se avessero fuso l’anima hardcore di Nioh con la libertà esplorativa di titoli come ELDEN RING ma senza perdere quel sapore unico di Giappone demoniaco e storico. È un gioco che ti guarda dritto negli occhi e ti dice “preparati a soffrire, ma ne varrà la pena”, e noi della redazione non vediamo l’ora di raccontarti ogni dettaglio, quindi seguici nella nostra recensione di Nioh 3 per PC.
La trama di Nioh 3
La trama di Nioh 3 ci porta nel Giappone del 1622, in piena epoca Edo, con Edo Castle pronto a celebrare la nomina di Tokugawa Takechiyo a nuovo shogun, simbolo di una pace faticosamente conquistata. È proprio su questa fragile stabilità che si innesta il conflitto centrale: il fratello minore Kunimatsu, divorato dall’odio e dal rancore per la successione, si abbandona alle tenebre, stringendo un patto con una forza oscura che gli permette di guidare un’orda di yokai contro lo stesso Takechiyo. Nel giro di poche scene la promessa di un’era pacifica si rovescia in un incubo di sangue, fuoco e demoni, una cornice che Team Ninja utilizza con successo per gettare il giocatore in medias res, senza troppi convenevoli, e che chi conosce la saga riconoscerà come perfettamente coerente con il tono cupo e insieme “larger than life” tipico della serie. Il racconto non perde tempo in lunghe esposizioni: ci troviamo presto a interpretare un protagonista che, spinto al limite, si affida al potere misterioso dello spirito guardiano Kusanagi per sfidare il destino e, soprattutto, le regole stesse del tempo.
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L’idea forte che regge l’intera narrazione è proprio la dimensione del viaggio nel tempo, che consente a Takechiyo di spostarsi tra epoche diverse per tentare di riscrivere gli eventi che hanno portato al disastro e alla corruzione del fratello. Non ci troviamo davanti a un semplice espediente per giustificare ambientazioni eterogenee: il continuo slittamento tra periodi storici crea un’architettura narrativa fatta di echi, rimandi e “what if” che alimentano sia la progressione principale sia le numerose missioni secondarie legate ai personaggi e ai clan che incontriamo. La presenza di figure ambigue come Himiko, personaggio centrale che mescola misticismo, politica e conflitti interiori, aggiunge spessore al cast e dà al protagonista un contraltare capace di mettere continuamente in discussione le sue scelte, senza trasformare il gioco in un romanzo visivo ma mantenendo il focus sul ritmo action. Ci è piaciuto in particolare il modo in cui le “crucible”, aree corrotte che fungono da nodi tematici e ludici, sono collegate alla storia e alla progressiva comprensione dell’ampiezza della minaccia che incombe sul mondo.
Non possiamo entrare nei dettagli delle svolte principali senza rovinare alcune delle sorprese migliori, ma è evidente che Team Ninja ha cercato di trovare un equilibrio meno episodico rispetto a Nioh 2, tessendo un filo conduttore più leggibile che attraversa le varie regioni e periodi storici. La narrativa rimane comunque funzionale e abbastanza asciutta: non siamo davanti a un RPG story–driven dove i dialoghi e le scelte morali definiscono l’esperienza, quanto piuttosto a una storia di vendetta, redenzione e potere che fa da colonna vertebrale a un gameplay profondamente sistemico. Alcuni passaggi emergono con forza, soprattutto quando il gioco si concentra sul rapporto tra i due fratelli Tokugawa e sul peso di un potere che viene percepito più come condanna che come privilegio; in altri momenti, invece, l’intreccio si affida un po’ troppo a cliché da dark fantasy, con antagonisti che restano più figure simboliche che personaggi davvero memorabili. Nel complesso la trama funziona, accompagna bene l’azione e offre abbastanza motivazioni per spingerci a vedere i titoli di coda, senza però raggiungere vette davvero indimenticabili nella caratterizzazione. Prima di passare a parlare del gameplay vi vogliamo ricordare che Nioh 3 è localizzato in italiano.
Il gameplay di Nioh 3
Sul fronte gameplay Nioh 3 è un concentrato di tutto ciò che la serie ha imparato in questi anni, arricchito da alcune novità strutturali che rendono il combattimento ancora più flessibile e spettacolare. Il cuore dell’esperienza è sempre l’action RPG estremamente tecnico, fondato sulla gestione del Ki (la resistenza), sulle stance e su una lettura chirurgica dei pattern nemici, con una curva di apprendimento ripida ma profondamente soddisfacente una volta interiorizzati i sistemi. La grande novità è l’introduzione di un doppio stile, Samurai e Ninja, che possiamo alternare per cambiare in modo radicale il nostro approccio ai combattimenti: il primo privilegia colpi pesanti, gestione rigida del Ki e contrattacchi rischiosi, il secondo punta su mobilità, attacchi aerei, consumo diverso delle risorse e possibilità di sfruttare meglio gli attacchi alle spalle. Questo binomio non è solo cosmetico: le animazioni, i tempi d’attacco, le abilità attive e perfino il modo in cui gestiamo la “mist” del Ninja al posto del classico Ki Pulse modificano profondamente il “flow” delle battaglie.
Nioh 3 si conferma un trionfo per gli amanti del genere
A questa base già ricchissima si sommano gli elementi di costruzione del personaggio che hanno fatto la fortuna della saga: armi con mosse dedicate, alberi di abilità articolati, guardian spirits che definiscono ulteriori differenze di stile e un sistema di loot che continua a premiare la sperimentazione. Il gioco spinge in modo deciso verso la creazione di build molto specializzate, soprattutto nelle fasi avanzate, e chi ama smanettare con statistiche, effetti rari, sinergie tra armature e bonus set troverà un vero paradiso di opzioni. In questo senso Nioh 3 rimane una delle esperienze d’azione più dense e “teoriche” in circolazione, quasi un laboratorio permanente in cui ogni scelta d’equipaggiamento e ogni punto abilità spostano realmente l’ago della bilancia. La difficoltà è alta, perfino rispetto ad altri soulslike, e alcune recensioni sottolineano come certi boss abbiano picchi di aggressività che possono risultare frustranti per chi arriva da esperienze più lineari.
La seconda macro–novità è la struttura delle mappe: Nioh 3 compie un passo deciso verso contesti di gioco più ampi e interconnessi, superando la formula estremamente “a missione” dei primi capitoli ma senza abbracciare un open world puro. Le cosiddette “crucible” fungono da hub e da nodi centrali, aree corrotte che rappresentano sia sfide autoconclusive sia punti di passaggio verso altre regioni ed epoche, in una struttura che premia l’esplorazione e la voglia di uscire dal percorso più ovvio. Questo approccio consente una gestione più libera delle attività: possiamo dedicarci a missioni secondarie legate ai personaggi, cacce speciali, attività di pulizia delle aree contaminate, oppure concentrarci sulla main quest in modo più diretto, mantenendo però la sensazione di attraversare un mondo più vivo, anche se non completamente aperto come in altri titoli. Non mancano tuttavia momenti in cui si avverte una certa ripetitività nelle strutture dei livelli, soprattutto quando il gioco ricicla schemi di posizionamento nemici e layout che ricordano da vicino i predecessori.
L'arte e la tecnica di Nioh 3
Passando all’arte e alla tecnica, il colpo d’occhio di Nioh 3 è quello di un titolo che punta più a consolidare la direzione artistica della serie che a rivoluzionarla dal punto di vista tecnologico. L’estetica combina ancora una volta il Giappone storico a una componente soprannaturale molto marcata, con yokai e demoni che invadono castelli, villaggi e campagne, e un uso sapiente di colori saturi, contrasti forti e design delle creature che oscillano tra il grottesco e il maestoso. Le “crucible” sono probabilmente l’elemento visivo più riuscito: zone corrotte in cui il paesaggio sembra letteralmente divorato da un cancro spirituale, con effetti particellari e deformazioni della realtà che danno un sapore unico alle arene più avanzate. Nonostante ciò, chi arriva da produzioni recentissime noterà subito che Nioh 3 non è il titolo più all’avanguardia dal punto di vista delle tecnologie grafiche: illuminazione, qualità delle texture e densità poligonale restano buone ma non straordinarie, sintomo di una produzione che ha preferito concentrare sforzi altrove.
Dal punto di vista tecnico puro, la versione PC si presenta come il progetto più rifinito di Team Ninja fino a oggi, pur con qualche difetto da non sottovalutare. Le analisi prestazionali mostrano che il gioco gira bene su configurazioni di fascia media: una GPU come RTX 3080 può mantenere oltre 60 FPS in 1080p con impostazioni elevate, mentre salendo di risoluzione e qualità entrano in gioco aspetti come il consumo di VRAM e l’uso di tecnologie di upscaling moderne, comprese le soluzioni di frame generation di ultima generazione. Allo stesso tempo, il motore è esigente lato CPU: per un’esperienza stabile viene raccomandato almeno un processore a sei core, con i quad-core che vanno incontro a stuttering e i dual-core sostanzialmente inadatti a gestire il carico. Alcuni utenti e test specializzati segnalano soprattutto una fastidiosa serie di micro–scatti legati al movimento della telecamera quando il framerate non è bloccato sui 60 o sui 120 FPS, una criticità che sembra intrinseca all’engine e che potrebbe non essere semplice da eliminare del tutto. In generale, però, si tratta del porting PC più solido firmato Team Ninja, soprattutto se confrontato con le difficoltà incontrate in passato su altri titoli.
L’audio chiude il cerchio con un lavoro che si mantiene in linea con gli standard della serie, puntando su un mix di effetti sonori incisivi, ottima spazialità e una colonna sonora che alterna percussioni tese, archi drammatici e inserti più malinconici. I colpi di katana, le parate, i fendenti che vanno a segno e i ruggiti degli yokai restituiscono un feedback molto fisico, contribuendo enormemente alla sensazione di impatto di ogni scontro e aiutando a leggere i pattern nemici anche con le orecchie. Sul fronte del doppiaggio, la presenza delle tracce giapponese e inglese consente di scegliere l’esperienza preferita, ma manca purtroppo un supporto grazie al quale i giocatori italiani possano seguire dialoghi e descrizioni nella nostra lingua, un’assenza che pesa soprattutto nelle scene di storia e nelle descrizioni più articolate di oggetti e skill. La musica, pur non reinventando nulla, accompagna bene l’azione e si fa notare nelle boss fight più significative, dove il ritmo sonoro contribuisce a trasformare ogni confronto in un duello quasi teatrale.
Nioh 3 si conferma un trionfo per gli amanti del genere, un 8.5 che premia la maestria di Team Ninja nel raffinare un combat system leggendario mentre osa con strutture più aperte e un’ambizione narrativa sul viaggio nel tempo che aggiunge quel tocco di epicità in più. Abbiamo amato la profondità delle build e la libertà del doppio stile, ci ha esaltato l’impatto sonoro dei colpi e la direzione artistica che rende ogni yokai un incubo memorabile, ma non giriamoci intorno: la trama inciampa su cliché prevedibili, la difficoltà spinge sull’accelleratore fino a frustrare i novizi, e il lato tecnico, pur solido su PC, non brilla per next-gen con i suoi micro-stuttering. Se sei pronto a morire mille volte per rinascere samurai supremo, questa è la tua prossima ossessione; altrimenti, passa al prossimo turno, ma sappi che ti perdi uno dei soulslike più puri e addictivi degli ultimi anni