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8.00

Recensione MIO: Memories In Orbit per PC

Alla ricerca di un metroidvania incantevole? Seguiteci nella recensione di MIO: Memories In Orbit per PC

Che splendore!

MIO: Memories in Orbit arriva su PC come quel metroidvania di cui non sapevamo di avere bisogno, ma che dopo pochi minuti ci aggancia con la forza di un rampino ben assestato. In un panorama dove i riferimenti a colossi come Hollow Knight e Ori si sprecano, il viaggio di MIO dentro il Vessel riesce comunque a ritagliarsi un’identità tutta sua, fatta di un’astronave in rovina che sembra uscita da un fumetto sci-fi e di un gameplay che non ha paura di chiedere il massimo a chi impugna il pad. Tra piattaforme millimetriche, combattimenti aerei che sfruttano la mobilità verticale e una narrazione minimalista affidata all’ambientazione e ai log sparsi, ci si ritrova presto incastrati in quella spirale fatta di “un’altra run e poi smettiamo” che tanto amiamo quando un metroidvania funziona davvero. MIO non è un’esperienza accomodante, non è pensata per chi cerca una passeggiata spaziale senza pensieri, e forse proprio per questo riesce a parlare forte e chiaro a chi è cresciuto a pane e backtracking, costruendo un rapporto molto personale tra giocatore e astronave. Se ti riconosci in questo tipo di pubblico e vuoi capire perché il Vessel è già candidato a diventare uno degli scenari più memorabili del genere, seguici nella nostra recensione di MIO: Memories in Orbit per PC (giocato su Steam Deck).
 

 

La trama di MIO: Memories In Orbit

La trama di MIO: Memories in Orbit si apre con il risveglio della protagonista, una piccola unità robotica, a bordo del Vessel, una gigantesca arca spaziale alla deriva nello spazio profondo, ormai avvolta dalla vegetazione e abitata da macchine che hanno smesso da tempo di seguire il loro protocollo originario.  Non ci viene spiegato chiaramente quale fosse la missione della nave né perché si trovi in uno stato di rovina, e gran parte del fascino della narrativa nasce proprio da questa scelta di mantenere l’ignoranza come condizione di partenza, facendo sì che la scoperta del contesto vada di pari passo con l’esplorazione.  Ciò che apprendiamo relativamente presto è che i Pearls, le intelligenze artificiali incaricate di mantenere in vita il Vessel, hanno cessato di funzionare, lasciando la nave in balia del caos e costringendoci ad addentrarci nei suoi meandri per riattivarli e riportare ordine, mentre allo stesso tempo andiamo alla ricerca dei ricordi perduti, sia della nave sia della stessa MIO. Il risultato è una struttura narrativa che preferisce suggerire piuttosto che mostrare, affidandosi a log testuali, ambientazioni e brevi sequenze simboliche per far emergere, a poco a poco, le cause della decadenza del Vessel e il legame profondo che la protagonista ha con questa gigantesca macchina in disfacimento.
   

  
Man mano che avanziamo, il gioco introduce la figura delle Voices, entità che commentano la nostra progressione e forniscono indizi sulle dinamiche interne alla nave, pur restando volutamente vaghe e a tratti elusive.  Il rapporto tra MIO, i Pearls e queste Voices costruisce un tessuto narrativo frammentato, in cui la linea temporale non è sempre esplicita e i riferimenti al passato della nave emergono soprattutto dai datapad lasciati da un personaggio chiamato Tomo, che attraverso i propri appunti ci aiuta a ricostruire parte degli eventi senza mai trasformare la storia in una sequenza di spiegoni. C’è un costante senso di malinconia e di urgenza, come se fossimo arrivati in ritardo rispetto a un disastro già avvenuto, e ogni sezione della nave che esploriamo sembra raccontare un frammento diverso di una catastrofe lenta e silenziosa, che ha trasformato quello che un tempo era un ecosistema controllato in un groviglio di rottami, radici e macchinari fuori controllo. Al tempo stesso, l’introspezione della protagonista resta trattenuta: MIO esprime pensieri criptici in alcune sequenze più “interiori”, ma non siamo mai di fronte a un racconto esplicito e lineare, cosa che può risultare affascinante per chi ama le narrative ambientali e, al contrario, spiazzante per chi preferisce storie più dirette.
  
Un aspetto interessante è il modo in cui il gioco utilizza la struttura metroidvania per intrecciare storia e level design: ogni nuova sezione del Vessel a cui accediamo dopo aver acquisito un’abilità non rappresenta solo un avanzamento di gameplay, ma anche un cambio di tono e di “voce” del racconto, con zone che sembrano quasi dedicarsi a specifici temi visivi e concettuali. L’impressione è quella di sfogliare le pagine di un fumetto fantascientifico in cui ogni capitolo corrisponde a un bioma o a un comparto della nave, e dove dettagli come i resti di macchinari, le strutture organiche e i frammenti di testo incastonati nei fondali contribuiscono a dare spessore all’ambientazione. Non ci sono grandi colpi di scena esposti frontalmente, né momenti di narrativa spettacolare alla maniera di un action story-driven; piuttosto, MIO: Memories in Orbit costruisce una relazione costante tra il giocatore e la nave stessa, come se il vero protagonista non fosse tanto il piccolo robot, quanto il Vessel nel suo complesso, con tutte le sue memorie perdute.  Per questo motivo, la soddisfazione narrativa deriva molto da quanto siamo disposti a leggere, osservare e collegare i pezzi, accettando che alcune domande rimangano intenzionalmente senza risposta, in piena coerenza con l’impostazione minimalista della scrittura. Ricordiamo inoltre che MIO: Memories in Orbit è localizzato in italiano.
 

 

Il gameplay di MIO: Memories In Orbit

Dal punto di vista del gameplay, MIO: Memories in Orbit è una sintesi tra metroidvania classico, piattaforme di precisione e una componente action che flirta apertamente con alcuni principi dei soulslike, in particolare per quanto riguarda la richiesta di attenzione, pazienza e memoria dei pattern nemici. La protagonista dispone fin dall’inizio di un set di mosse che comprende attacchi corpo a corpo, salto doppio e una mobilità di base già piuttosto reattiva, a cui si aggiungono rapidamente nuove abilità come la possibilità di arrampicarsi sulle pareti, planare, utilizzare un rampino e sfruttare colpi che si concatenano in aria. Il cuore del sistema di combattimento ruota attorno a colpi direzionali, parry, schivate e un sistema di stagger che premia chi affronta i nemici con tempismo accurato invece di button mashing, spingendo costantemente il giocatore a studiare i movimenti delle creature e delle macchine che popolano il Vessel. A rendere ulteriormente dinamiche le battaglie contribuisce il fatto che ogni colpo a segno in aria può restituirci la possibilità di saltare di nuovo, creando una sorta di danza verticale che permette di rimanere sospesi sopra i nemici, evitando il terreno e sfruttando la verticalità degli spazi.
 

MIO: Memories in Orbit ti lascia addosso quella sensazione tipica dei metroidvania migliori: la consapevolezza di aver domato, passo dopo passo, un luogo ostile e affascinante

 
Uno degli elementi che definiscono l’identità ludica di MIO è il modo in cui esplorazione e combattimento si fondono all’interno di ambienti complessi, stratificati e a forte sviluppo verticale, dove una singola stanza può nascondere più livelli, passaggi segreti e scorciatoie sbloccabili. L’uso del rampino, del wall-walk e del glide, ad esempio, non serve solo a superare voragini o ostacoli evidenti, ma diventa fondamentale per raggiungere zone opzionali, recuperare risorse e potenziamenti, e scoprire aree che spesso racchiudono elementi narrativi extra o boss segreti. Il level design è calibrato per spingere il giocatore a ragionare sempre un passo avanti: ci si ritrova spesso a osservare porzioni di mappa apparentemente irraggiungibili, che diventano accessibili solo dopo aver ottenuto una specifica abilità, generando quel senso di “ritorno sui propri passi” tipico del metroidvania ben riuscito.  In parallelo, la struttura dei checkpoint e dei punti di salvataggio, insieme a una gestione della cura piuttosto rigida, crea situazioni in cui ogni avanzamento è carico di tensione, perché sbagliare un salto o sottovalutare un nemico può costringere a ripetere intere sezioni con un certo grado di frustrazione.
 
Il sistema di progressione di MIO: Memories in Orbit si basa su potenziamenti, modificatori e componenti che possiamo raccogliere esplorando, e che servono a personalizzare alcuni aspetti del moveset e della resistenza del personaggio. Non siamo di fronte a un RPG complesso con build intricate, quanto a un impianto più snello che permette comunque di plasmare leggermente il proprio stile, ad esempio enfatizzando la mobilità, la potenza degli attacchi o la resistenza ai danni, sempre nel solco di un gameplay che resta spietato con gli errori. Il bestiario offre oltre trenta tipi di nemici e una quindicina di boss, ciascuno con pattern che richiedono qualche tentativo per essere compresi e interiorizzati, e che spesso rappresentano picchi di difficoltà veri e propri per la progressione. La gestione del fast travel e dei percorsi di ritorno, però, non è sempre brillante: alcune recensioni hanno sottolineato come il sistema di spostamenti rapidi e i “runback” verso i boss possano risultare tediosi, specie quando si è costretti a ripetere più volte sezioni già affrontate dopo una sconfitta.
 

 

L'arte e la tecnica di MIO: Memories In Orbit

Sul fronte artistico, MIO: Memories in Orbit è uno di quei titoli che colpiscono in modo quasi immediato, grazie a una direzione visiva coerente e fortemente riconoscibile, basata su fondali e personaggi disegnati a mano con uno stile che richiama tanto l’illustrazione tradizionale quanto il fumetto sci-fi contemporaneo. Ogni sezione del Vessel mostra un’identità specifica: ci sono aree inghiottite da radici e rampicanti, zone industriali piene di ingranaggi in rovina, sezioni più eteree in cui la tecnologia sembra farsi quasi organica, e tutte condividono un uso del colore e delle ombre che trasmette costantemente la sensazione di trovarsi in un mondo sul bordo dell’estinzione. L’uso della telecamera, che può essere leggermente regolata per osservare i dettagli dell’ambiente, valorizza appieno il lavoro degli artisti, invitandoci a trattare ogni schermata come una tavola illustrata, dove la composizione visiva gioca un ruolo fondamentale nel suggerire il mood della zona senza bisogno di molte parole. Il design di MIO stessa, con la chioma di cavi che diventa estensione del corpo in combattimento, contribuisce ulteriormente a radicare il personaggio nella memoria, creando una silhouette facilmente riconoscibile che funziona sia a livello estetico sia a livello di leggibilità in gioco.
 
Dal punto di vista tecnico, la versione PC di MIO: Memories in Orbit si presenta generalmente solida, con un frame rate stabile e un input lag ridotto, fattori cruciali per un gioco che fa della precisione nei salti e nei combattimenti uno dei suoi cardini. Il motore riesce a gestire bene la complessità degli ambienti, l’uso dei layer grafici e i numerosi effetti particellari che caratterizzano le sezioni più concitate, mantenendo la lettura dell’azione sempre chiara anche nei momenti più affollati di elementi a schermo. Non mancano alcuni piccoli difetti come collisioni talvolta un po’ capricciose e un fast travel che, oltre a essere concettualmente macchinoso, non sempre si integra perfettamente con il ritmo dell’esplorazione, obbligando a percorsi meno fluidi di quanto ci si aspetterebbe. Va detto che l’ottimizzazione generale appare comunque buona, sia con controller che con tastiera, con controlli che vengono descritti come reattivi e consistenti, elemento non scontato per un metroidvania che punta tanto sulla fisicità dei movimenti e sulla precisione del platforming.
 
Sul versante audio, MIO: Memories in Orbit adotta una colonna sonora misurata e atmosferica, che predilige toni malinconici, linee melodiche delicate e un sound design più orientato a seguire il respiro della nave che non a prendersi il centro della scena. I brani che accompagnano l’esplorazione tendono a fondersi con i rumori ambientali del Vessel (scricchiolii metallici, vibrazioni lontane, sibili elettronici) creando una sorta di tappeto sonoro che enfatizza il senso di abbandono e di mistero che permea la nave. Nei combattimenti e, soprattutto, negli scontri con i boss, la musica si fa più tesa, aumentando di intensità e ritmo, pur senza scivolare in registri eccessivamente “epici”, mantenendo una coerenza con l’impostazione generale sobria e introspettiva del titolo. Molta cura è stata riposta negli effetti sonori di movimenti e abilità: il fruscio della chioma di MIO che fendendo l’aria si trasforma in arma, i piccoli impatti meccanici dei colpi, i rumori elettronici che scandiscono l’attivazione delle abilità contribuiscono a dare un feedback tangibile alle azioni, aumentando la sensazione di controllo sul personaggio. 
 

 

MIO: Memories In Orbit

Arrivati ai titoli di coda, MIO: Memories in Orbit ci lascia addosso quella sensazione tipica dei metroidvania migliori: la consapevolezza di aver domato, passo dopo passo, un luogo ostile e affascinante, imparando a conoscerne i percorsi, i pericoli e i segreti fino a farlo quasi diventare “casa”. Nel bene e nel male, il gioco resta fedele alla sua idea: niente compromessi sulla difficoltà, una narrativa che preferisce suggerire piuttosto che spiegare e un’estetica che fa da filo conduttore emotivo dall’inizio alla fine, con il Vessel che rimane il vero protagonista dell’avventura. Restano sul piatto alcune spigolosità, come un fast travel non sempre all’altezza del level design, una curva di apprendimento che può risultare respingente e l’assenza della lingua italiana, ma chi decide di accettare queste condizioni trova un’esperienza intensa, coesa e ricca di momenti memorabili. In un mercato spesso affollato di prodotti derivativi, MIO riesce comunque a emergere come un titolo dal carattere forte, consigliato soprattutto a chi cerca una sfida meticolosa e non ha paura di fare e rifare la stessa sezione finché ogni salto e ogni colpo non diventano istinto.

8.00

Trama 7.00

Gameplay 8.00

Arte e tecnica 9.00

Pro:

direzione artistica straordinaria

esplorazione e verticalità ben riuscite

gameplay impegnativo e soddisfacente

Contro:

difficoltà poco accomodante

narrazione e personaggi poco sviluppati

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