C’è qualcosa di magico nel momento in cui uno sviluppatore decide di buttare via il manuale delle buone pratiche e costruisce un gioco attorno a un’idea che, sulla carta, sembra pura follia. DoubleMoose Games è riuscita in questa impresa con Last Man Sitting, un roguelite arena shooter pubblicato da Raw Fury (che ringraziamo per averci fornito un codice per testare il titolo ndr.) che trasforma il grigiore quotidiano dell’ufficio open space in un campo di battaglia caotico e adrenalinico. Se avete mai sognato di vendicarvi della fotocopiatrice che mangiava i vostri documenti importanti, questo è il vostro momento. Il concetto di base è semplice quanto geniale: siete inchiodati a una sedia giratoria e potete muovervi solo grazie al rinculo delle vostre armi, in un mix di fisica, istinto e pura sopravvivenza che ricorda i grandi shooter arcade degli anni Duemila filtrati attraverso uno humor da commedia da ufficio. Un titolo che strizza l’occhio a chi è cresciuto con Quake e Unreal Tournament, ma che riesce a dire qualcosa di proprio grazie a meccaniche originali e a un tono irriverente difficile da ignorare. Seguiteci nella nostra recensione di Last Man Sitting per PC.
La trama di Last Man Sitting
Parlare di trama in un gioco come Last Man Sitting richiede un approccio un po’ diverso rispetto a quanto siamo abituati. Il contesto narrativo è ridotto all’osso, quasi volutamente sacrificato sull’altare del gameplay puro, ma questo non significa che il titolo sia privo di una sua identità stilistica e di un filo conduttore. La premessa è tanto assurda quanto efficace: siete un impiegato che si trova a combattere per la sopravvivenza all’interno di ambienti lavorativi trasformati in arene di guerra, dove stampanti, fotocopiatrici, distributori d’acqua e ogni tipo di elettrodomestico da ufficio ha preso vita e ha deciso di vendicarsi dell’umanità (una metafora aziendale che molti di noi hanno probabilmente già vissuto, almeno emotivamente. ndr.).
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Il tono narrativo è quello di una satira corporativa spinta ai limiti dell’assurdo. Non esistono dialoghi profondi né cutscene elaborate: il racconto si costruisce attraverso il design dei livelli, il character design dei nemici e la descrizione degli upgrade, tutti presentati con un linguaggio che prende in giro il gergo aziendale contemporaneo. I power-up sono “opportunità di crescita professionale”, i boss vengono presentati come “stakeholder difficili da gestire” e le arene di combattimento sembrano uscite da un manuale di team building andato completamente fuori controllo. Questa coerenza stilistica è uno dei pochi elementi narrativi del gioco, ma viene gestita con intelligenza e ironia.
È doveroso essere onesti: chiunque si avvicini a Last Man Sitting aspettandosi una storia articolata, personaggi profondi o una lore espansa rimarrà deluso. Il gioco non ha ambizioni in questa direzione e non le nasconde. La struttura a wave di nemici e la progressione roguelite non lasciano spazio a sviluppi narrativi tradizionali, e il contesto rimane un pretesto per giustificare il caos on-screen piuttosto che un vero e proprio motore drammatico.
Il gameplay di Last Man Sitting
Il gameplay di Last Man Sitting è dove l’intero castello di carte trova la sua colonna portante. La meccanica fondamentale che distingue il titolo da qualsiasi altro roguelite shooter è tanto semplice quanto rivoluzionaria nella pratica: non camminate. Non correte. Non vi teletrasportate. Vi muovete esclusivamente attraverso il rinculo delle vostre armi. Ogni sparo esercita una spinta fisica sulla sedia, proiettandovi in direzioni che dipendono dall’arma impugnata, dall’angolazione del tiro e dalla fisica applicata in tempo reale. Una fucilata vi spinge indietro di diversi metri; un lanciarazzi può catapultarvi attraverso l’intera arena; una pistola consente movimenti più controllati e precisi. Questa meccanica trasforma ogni scontro in una danza caotica tra gestione dello spazio, mira e sopravvivenza.
Last Man Sitting non ha la pretesa di reinventare il genere, ma trasforma un’idea assurda in un’esperienza genuinamente divertente, dove il caos fisico diventa il vero linguaggio con cui il gioco comunica con il giocatore.
L’impianto roguelite aggiunge profondità all’esperienza attraverso un sistema di power-up e upgrade decisamente generoso. Ogni partita vi permette di scegliere tra oltre 200 potenziamenti diversi, capaci di stravolgere completamente le dinamiche di ogni run. Si possono ottenere proiettili che rimbalzano all’infinito sulle pareti, esplosioni che vi lanciano verso il soffitto, modificatori che trasformano la sedia in un ciclone di fuoco o che permettono di scagliare fulmini in avanti. A questo si aggiungono le Chair Upgrades, personalizzazioni permanenti (o semi-permanenti) della propria sedia, e la possibilità di scegliere loadout diversi prima di ogni partita. La sinergia tra questi elementi è il cuore pulsante del titolo: trovare una combinazione che funziona alla perfezione è uno di quei momenti capaci di far esclamare ad alta voce.
Last Man Sitting include anche la possibilità di scivolare su oggetti d’arredamento usando la sedia, in un sistema di grinding che evoca le sensazioni dei videogiochi di skateboarding degli anni 2000 (pensate a Tony Hawk, ma seduti in ufficio). Le ondate di nemici si fanno progressivamente più intense, con tipologie diverse che spaziano dai semplici scagnozzi elettromeccanici fino ai miniboss e ai boss di fine zona, ognuno con pattern di attacco che richiedono lettura e adattamento. Il gioco supporta il multiplayer cooperativo fino a quattro giocatori, e in questa modalità il caos raggiunge livelli difficilmente descrivibili a parole: la fisica applicata a quattro sedie contemporaneamente trasforma ogni arena in un bordello interattivo che genera gag involontarie a ogni secondo. Esiste inoltre una modalità PvP in stile king-of-the-hill per sfidare altri giocatori in un torneo a quattro.
L'arte e la tecnica di Last Man Sitting
La direzione artistica di Last Man Sitting abbraccia un’estetica cartoonesca volutamente esagerata che si sposa perfettamente con la follia dei suoi contenuti. I modelli dei personaggi sono volutamente stilizzati, con proporzioni esagerate e animazioni che enfatizzano il lato comico delle situazioni. I nemici: stampanti impazzite, fotocopiatrici corazzate, distributori d’acqua mutanti sono progettati con una cura visiva che dimostra come il team di DoubleMoose abbia investito nel character design anche per personaggi che appariranno su schermo per pochi secondi prima di esplodere gloriosamente. La palette cromatica è vivace e ad alto contrasto, leggibile anche nel pieno del caos visivo che il gioco genera costantemente.
Dal punto di vista tecnico, il titolo si dimostra solido, specialmente considerando la quantità di elementi fisici che gestisce simultaneamente. Il motore di gioco regge bene anche quando decine di oggetti volano per l’arena, quando più giocatori si muovono in contemporanea e quando gli effetti particellari tappezzano l’intera schermata. I requisiti di sistema sono accessibili (Intel Core i5-8500 / AMD Ryzen 5 2600X con 8 GB di RAM e una GTX 970 come scheda video minima), segno che il team ha lavorato per rendere l’esperienza fruibile su hardware non di ultima generazione. Qualche bug di collisione emerge occasionalmente, e alcuni comportamenti della fisica possono risultare eccessivamente imprevedibili anche per gli standard del gioco stesso, ma nel complesso la stabilità è buona.
Sul fronte audio, Last Man Sitting convince con una colonna sonora che strizza l’occhio ai brani più energici degli anni 2000, perfettamente in linea con l’estetica di riferimento del gioco. I brani accompagnano il ritmo dell’azione senza mai sovrastarla, e la loro energia contribuisce a mantenere alta la tensione durante le run più intense. Gli effetti sonori sono curati: ogni arma ha un suono riconoscibile, gli impatti e le esplosioni restituiscono un feedback uditivo soddisfacente, e il sonoro dei nemici è sufficientemente vario da non risultare monotono anche dopo ore di gioco.
Last Man Sitting è uno di quei titoli che sanno esattamente cosa vogliono essere e ci riescono con una precisione disarmante. Non troverete una storia memorabile, né una varietà ambientale degna dei migliori roguelite del mercato, ma troverete qualcosa di più raro: una meccanica di movimento originale, un senso dell’umorismo coerente dall’inizio alla fine e, soprattutto, quella scintilla di divertimento puro che spesso manca ai titoli troppo impegnati a sembrare seri. In multiplayer il gioco diventa una delle esperienze cooperative più esilaranti degli ultimi mesi, capace di generare momenti memorabili a ogni run. DoubleMoose Games firma un lavoro solido, consapevole dei propri limiti e delle proprie forze, e Raw Fury conferma di avere ancora un occhio di riguardo per i progetti capaci di sorprendere. Se cercate un modo per staccare la spina dopo una lunga giornata, Last Man Sitting ha una sedia pronta per voi.