Di proiettili e altre amenità
Oggi torniamo da voi con un titolo che mescola la nostalgia degli arcade classici a un’ironia dark davvero singolare:
Kill the Brickman, un roguelike a turni frenetico e stravagante, sviluppato da
Doonutsaur e pubblicato da
Poncle (
che ringraziamo per averci fornito un codice per testare il gioco ndr.). Se siete appassionati di giochi come
Vampire Survivors, saprete già che dietro la semplicità apparente si cela un vortex di strategia e caos divertente e qui la sfida è trasformare mattoni antropomorfi in pioggia di bit pixelati (
con più facce inquietanti di quante ne vorremmo ammettere ndr.). Se vi abbiamo incuriosito e volete saperne di più vi invitiamo a seguirci nella nostra
recensione di Kill the Brickman per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di Kill the Brickman
La premessa di
Kill the Brickman è così surreale che sembra uscita da un sogno assurdo ma divertente. Mattoni senzienti invadono lo spazio, e il nostro compito è sterminarli... con proiettili senzienti a loro volta. Questo contrasto tra oggetti coscienti che uccidono oggetti coscienti crea una dinamica narrativa che oscilla tra il macabro e il grottesco, generando un’ironia nera che ci ha conquistati fin dal primo impatto: uccidiamo per difenderci? O siamo anche noi parte del problema? (
ci siamo chiesti: e se fossimo noi i veri cattivi? ndr.). Il gioco, con la sua storia minimale, riesce ad appassionarci grazie a questa riflessione implicita.
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Non c’è una trama lineare con personaggi, archi narrativi o dialoghi. La “narrazione” si costruisce attraverso le dinamiche ludiche e ciò che vediamo: mattoni umanizzati, boss inquietanti, missioni intergalattiche. Il tutto contribuisce a creare una sorta di metafora universale sul conflitto e la colpa. Anche nelle sezioni spiegate nel tutorial o nell’interfaccia minimalista, ogni informazione amplifica la stravaganza: siamo in un rodeo cosmico che ha senso solo se lo accettiamo così com’è. È un’esperienza narrativa atipica, ma sorprendentemente efficace nel suo intento.
Non bisogna aspettarsi una storia tradizionale o un filo narrativo: il contesto è quello di uno scontro continuo e ripetuto, dove ogni run è un capitolo diverso. Il richiamo all’atmosfera di altri roguelike o deckbuilder emerge proprio qui: si tratta di un universo frammentato e ricomposto ogni volta. La “trama” è dunque episodica, circolare, plasmata dalla nostra interpretazione. Il fatto che il gioco sia
localizzato in italiano aiuta a immergersi, rendendolo più accessibile senza perdere il suo strano fascino.
Il gameplay di Kill the Brickman
Il
gameplay di Kill the Brickman si fonda su una formula originale: spari a turni, costruisci caricatori, scegli reliquie, disposizioni “clip” e proiettili con effetti speciali (esplosione, corrosione, clonazione) per farsi strada tra le orde di
Brickman. Ogni run è un puzzle esperienziale diverso: il cuore del sistema è l’interazione tra questi elementi, che rende ogni combinazione unica e potenzialmente devastante. Ci siamo divertiti a ottimizzare le sinergie: un proiettile blu che si duplica, combinato con una reliquia corrosiva, può trasformare il campo in una danza di esplosioni. Il
tutorial iniziale spiega le basi, ma il vero divertimento arriva quando comprendiamo le meccaniche complesse.
Kill the Brikman è stato un fulmine a ciel sereno, un altro di quei titoli da "ancora una partita e poi smetto"
La varietà è garantita da missioni interne, negozi con reroll, bivi strategici tra capitoli e boss sempre più “cattivi”. Le meccaniche di negozio e upgrade (acquisto di clip, reliquie o proiettili) aggiungono un livello gestionale: si decide se investire in potenza immediata o salvarsi per build future. La casualità sia delle offerte sia dei proiettili ricevuti costringe a adattarsi in tempo reale, favorendo lo sperimentalismo. È qui che
Kill the Brickman ricorda giochi come un roguelike deckbuilder o Vampire Survivors nell’incentivare il tentativo continuo e la scoperta.
La curva d’apprendimento è ripida, e le prime run sono frustranti spesso si muore senza capire cosa è andato storto e perché. Il gioco non comunica sempre in modo chiaro le interazioni, e serve tempo per padroneggiare logiche di layout, rimbalzi e effetti combinati. Inoltre, la versione PC sembra più fluida con mouse: i problemi con il controller riscontrati su console o
Steam Deck sono da notare. Dopo il crash iniziale però, il gioco sblocca una profondità sorprendente, capace di farci tornare per un’altra run ogni volta.
L'arte e la tecnica di Kill the Brickman
L’estetica è volutamente retrò: pixel art con mattoni antropomorfi inquietanti, effetti visuali semplici ma efficaci,
atmosfera arcade anni Ottanta. L’alternanza tra cute e creepy funziona benissimo: i mattoni con facce deformate, i proiettili fisici con espressioni... tutto contribuisce a creare un design grottescamente adorabile. Il contrasto tra colori vivaci e l’orrore stilizzato rafforza l’identità visiva unica del gioco.
Possiamo confermare che
Kill the Brickman gira bene anche su configurazioni modeste: richiede solo 1 GB di spazio, GPU di fascia media, e 8 GB di RAM. Durante le nostre sessioni non abbiamo notato micro-lag o bug gravi, ma alcuni usi del controller hanno introdotto input non registrati. Il supporto alle lingue (tra cui italiano) è completo con interfaccia, audio e sottotitoli, il che è un valore aggiunto per la community italiana. Abbiamo
giocato a Kill the Brikman su Steam Deck e possiamo confermare che il titolo gira perfettamente sulla portatile di casa
Valve.
Il comparto sonoro è discreto, funzionale: suoni arcade, colpi metallici, esplosioni e jingle. Non si tratta di una colonna sonora indimenticabile, ma accompagna l’azione senza appesantirla. Il minimalismo e la precisione sonora contribuiscono all’immersività, mantenendo il focus sul gameplay.