Omni-Man, ci troviamo di nuovo faccia a faccia
Ci sono giochi che nascono con l’ambizione di inseguire i giganti del genere e giochi che invece provano a ritagliarsi uno spazio preciso puntando tutto sulla forza del materiale di partenza, sull’impatto immediato e sulla capacità di parlare a un pubblico ben definito;
Invincible VS appartiene chiaramente a questa seconda categoria, e proprio per questo ci ha incuriositi fin dal primo annuncio. L’universo creato da
Robert Kirkman ha tutte le caratteristiche ideali per trasformarsi in un picchiaduro spettacolare: personaggi dal carisma evidente, scontri che esplodono in una violenza quasi coreografica, tensioni familiari e morali che fanno da sfondo a ogni confronto e un’estetica che negli ultimi anni è diventata immediatamente riconoscibile anche fuori dalla cerchia degli appassionati storici. Noi ci siamo avvicinati a questo progetto con aspettative misurate ma sincere, ben consapevoli di quanto sia difficile costruire un fighting game davvero convincente partendo da una licenza forte, e proprio per questo vale la pena capire se
Invincible VS sia riuscito soltanto a sfruttare il fascino del brand oppure se abbia trovato una sua identità concreta pad alla mano. Seguiteci quindi nella nostra
recensione di Invincible Vs per Playstation 5 per saperne di più.
La trama di Invincible VS
La
componente narrativa di Invincible VS è stata costruita come una sorta di episodio speciale dell’universo animato, e questa impostazione si sente fin dai primi minuti. La modalità storia mette in scena un racconto originale scritto con il coinvolgimento di uno sceneggiatore della serie, alternando combattimenti e sequenze filmate in modo piuttosto naturale, con l’obiettivo di offrire qualcosa che sembri davvero parte dell’identità televisiva del marchio e non un semplice pretesto per infilare una serie di scontri uno dopo l’altro. L’idea funziona soprattutto nel tono:
Invincible VS capisce bene il peso delle relazioni tra i personaggi, la brutalità degli scontri e il contrasto continuo tra eroismo, trauma e istinto di sopravvivenza che ha reso così riconoscibile il franchise.
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Acconsento, mostra il video
Il
racconto, va detto, non cerca di reinventare l’universo di Kirkman né di proporre uno di quei segmenti narrativi destinati a cambiare per sempre la percezione dei protagonisti. Più che una pietra miliare, ci troviamo davanti a un episodio extra ben confezionato, con un’impostazione quasi da filler di lusso: intrattiene, fa il suo dovere, trova il modo di coinvolgere l’intero roster e soprattutto sfrutta il contesto per dare senso ai combattimenti senza scivolare nella totale arbitrarietà. Il fatto che riesca a
far entrare in scena 18 personaggi giocabili senza trasformare tutto in una sfilata disordinata è già un risultato discreto, perché uno dei rischi più grossi in operazioni simili è proprio quello di sacrificare coerenza e ritmo in nome del fan service più spinto.
Dove la modalità storia convince un po’ meno è nella sua capacità di lasciare davvero il segno una volta conclusa. La durata è contenuta, con una campagna che si porta a termine in circa un’ora o poco più, o comunque entro un intervallo che resta piuttosto breve per gli standard di un’esperienza single player moderna. Questo rende la storia piacevole ma poco incisiva, più utile a dare un contorno di qualità al pacchetto che a rappresentare una ragione sufficiente per acquistare il gioco da sola.
La localizzazione dei testi è presente in italiano, mentre il doppiaggio resta in inglese con le voci della serie, ed è un dettaglio che aiuta parecchio a mantenere intatto il legame con il materiale originale
Il gameplay di Invincible VS
Il cuore di
Invincible VS lo si trova nel suo
sistema di combattimento, e qui il gioco mette subito sul tavolo la sua qualità più evidente: l’accessibilità. I controlli sono immediati, le mosse speciali non richiedono esecuzioni cervellotiche e la struttura condivisa del moveset di base tra i personaggi permette di prendere confidenza rapidamente con il cast, anche quando si cambia combattente dopo poche partite. Questa scelta abbassa la barriera d’ingresso in modo netto e rende il titolo invitante per chi ama Invincible ma non ha grande esperienza con i fighting game, senza per questo ridurlo a un semplice button masher privo di qualsiasi logica interna.
È proprio a questo punto che Invincible VS mostra il suo volto più interessante: non quello del fenomeno destinato a riscrivere le regole del genere, ma quello di un gioco che conosce bene i propri punti di forza e li spinge con convinzione.
La
formula 3 contro 3 tag è l’elemento che dà realmente identità alle partite. Ogni squadra è composta da tre personaggi con barra della salute separata, assist rapidi, cambi in corsa e possibilità di prolungare o spezzare il ritmo degli scontri attraverso interventi ben piazzati dei compagni. Le combo si costruiscono concatenando colpi via via più forti fino alla chiusura con mosse speciali o super, mentre una barra dedicata regola super, ultimate e opzioni difensive avanzate, inclusa la possibilità di interrompere le sequenze avversarie richiamando un alleato al costo di risorse preziose. Il risultato è un gameplay aggressivo, rapido e leggibile, nel quale si percepisce chiaramente la volontà di mettere sempre il giocatore nella condizione di “fare qualcosa”, quasi mai di restare passivo davanti all’iniziativa altrui.
La parte più interessante è che questa
immediatezza non coincide con la totale assenza di profondità. C’è spazio per imparare il timing degli assist, ottimizzare i team, capire quali personaggi abbiano più sinergia tra loro e padroneggiare un uso davvero intelligente delle risorse, e questo basta a rendere il sistema più ricco di quanto possa sembrare nelle prime ore. Allo stesso tempo, i limiti esistono e non vanno nascosti: ci sono problemi di bilanciamento nel roster, mosse troppo vantaggiose su certi personaggi e una sensazione generale di minor complessità rispetto ai campioni assoluti del genere. In altre parole, Invincible VS diverte moltissimo nel breve e nel medio periodo, ma deve ancora dimostrare di avere la profondità e la stabilità necessarie per imporsi davvero come presenza duratura nella scena competitiva.
L'arte e la tecnica di Invincible VS
Dal
punto di vista artistico,
Invincible VS sa bene da dove viene e fa di tutto per non farcelo dimenticare. L’estetica riprende con decisione l’immaginario della serie animata e del fumetto, non solo nei personaggi e nelle ambientazioni iconiche, ma anche nei dialoghi introduttivi, nelle animazioni di caricamento, nella presenza costante del gore e in quel gusto per l’impatto fisico del colpo che è fondamentale per rendere credibile questo universo in forma videoludica. Il roster iniziale da 18 personaggi aiuta parecchio a dare corpo al fan service, includendo volti molto amati e perfino una new entry come Ella Mental, creata per il gioco in collaborazione con il creatore del franchise. Da questo punto di vista il titolo centra bene il bersaglio, perché si percepisce il desiderio di parlare ai fan senza svilire la licenza.
Quando si passa alla
resa tecnica pura, la situazione si fa più sfumata. Su
PlayStation 5 il gioco appare solido nelle prestazioni e, in generale, svolge bene il suo lavoro durante il combattimento, va però fatto notare che i modelli tridimensionali non sono sempre particolarmente dettagliati e che il divario tra i filmati animati e le fasi di gameplay può rendere visibile una certa discontinuità qualitativa. Anche alcune animazioni non sembrano sempre rifinite allo stesso livello, mentre gli effetti speciali, pur gradevoli, non raggiungono la spettacolarità dei leader di categoria. Non siamo davanti a un disastro, anzi, ma è chiaro che Invincible VS trovi la sua forza soprattutto nella leggibilità e nella coerenza stilistica, più che in una superiorità tecnica pura.
L’
audio, invece, è uno degli aspetti che contribuiscono di più a mantenere intatta l’identità del progetto. La presenza dei doppiatori della serie per tutto il cast rafforza l’idea di trovarci di fronte a un’estensione dell’universo televisivo, e questo vale specialmente nella modalità storia, dove il legame con lo show è più marcato. Il sonoro accompagna bene la violenza degli scontri, sottolinea il peso delle super e delle ultimate e, insieme ai testi localizzati in italiano, rende l’esperienza molto più accogliente per il pubblico console nostrano senza sacrificare l’autenticità dell’opera di partenza. In breve, arte e tecnica non spingono Invincible VS nell’élite assoluta del genere, ma gli permettono comunque di presentarsi con una personalità forte e riconoscibile, che spesso conta più del semplice numero di poligoni sullo schermo (e sì, il sangue qui non manca davvero, ndr.).