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7.50

Recensione Homura Hime per PC

Nostalgia da NiER: Automata? Forse abbiamo quello che fa per voi, seguiteci nella recensione di Homura Hime per PC

Un buon esordio

Homura Hime è uno di quei titoli d’azione che sembrano usciti direttamente da una notte passata a rigiocare NieR: Automata e Devil May Cry, con in sottofondo qualche bullet hell giapponese di vecchia scuola. Mischia combattimenti pieni di combo, parry scintillanti, schivate all’ultimo secondo e una pioggia di proiettili che riempie lo schermo, il tutto avvolto in un’estetica anime molto marcata, che punta forte su character design e boss fight spettacolari. Non siamo davanti a un kolossal dal budget infinito, ma a un esordio ambizioso del team taiwanese Crimson Dusk, pubblicato da PLAYISM, che prova a ritagliarsi il suo spazio nel panorama degli action “spectacle fighter” su PC. L’impostazione generale ricorda quei giochi dove si alternano brevi livelli lineari, qualche sezione di platforming, una manciata di dialoghi e poi lo scontro con il boss che ti rimette subito in riga, con una struttura che privilegia il ritmo e la progressione a capitoli ben riconoscibili. Fin dalle prime battute si capisce che il cuore dell’esperienza sta nel duello con i demoni maggiori e nella capacità di leggere pattern, ruotare attorno agli avversari e usare al meglio parate e colpi speciali, mentre tutto il resto: esplorazione, hub, sezioni di transizione fa in parte da contorno più o meno riuscito. Se ami gli action giapponesi veloci, con un sistema di combattimento tecnico ma accessibile e un’estetica anime molto riconoscibile, Homura Hime prova chiaramente a parlarti in modo diretto: seguici nella nostra recensione di Homura Hime per PC.
 

 

La trama di Homura Hime

La trama di Homura Hime ci mette nei panni dell’omonima protagonista, una giovane miko (una sacerdotessa-shrine maiden ndr.) incaricata di purificare mondi corrotti dalla presenza di archdemoni nati da anime contaminate. La premessa è semplice e funzionale: si passa da un regno all’altro, affrontando creature demoniache sempre più imponenti, dove ogni boss rappresenta una manifestazione concreta di un peccato, di un trauma o di un desiderio distorto, in piena tradizione anime dark-fantasy. Non siamo davanti a una trama rivoluzionaria o a un world building labirintico, piuttosto a un racconto che usa archetipi noti – la protagonista chiamata al sacrificio, i poteri che bruciano chi li usa, il confine labile tra bene e male per costruire un contesto emotivo che dia peso ai combattimenti più importanti. L’idea di legare i grandi scontri alla purificazione di anime deviate funziona, perché rende ogni battaglia contro un archdemone qualcosa di più di una semplice prova di abilità, e permette di inserire brevi flash narrativi prima o dopo gli scontri, spesso con piccoli frammenti di background che tratteggiano in poche pennellate la storia di chi abbiamo di fronte. A livello strutturale, la narrazione procede per capitoli lineari, ciascuno dedicato a una nuova “dimensione” o ambiente, con una progressione abbastanza chiara: introduzione dell’area, qualche dialogo, nemici via via più ostici e poi la boss fight che chiude la sezione, con un ritmo che insiste sul rapporto tra Homura e le entità che si trova a dover eliminare. Il tono resta coerente lungo tutta l’avventura, alternando momenti più cupi legati all’origine degli archdemoni e alle conseguenze della corruzione a spunti più umani e delicati, che emergono nei dialoghi e nelle reazioni della protagonista di fronte a ciò che è costretta a fare.
   

  
Uno degli aspetti che colpisce di più è come la sceneggiatura riesca, pur senza scossoni di originalità, a costruire un minimo di attaccamento verso alcune delle figure che incontriamo e combattiamo. Le storie degli archdemoni vengono raccontate in modo essenziale ma abbastanza efficace da dare un volto e una motivazione alla minaccia che stiamo affrontando, sfruttando l’estetica e il character design per rafforzare l’impatto emotivo di ciascun scontro. Non siamo davanti a lunghi monologhi o sequenze cinematiche interminabili, piuttosto a brevi inquadrature, dialoghi concisi e dettagli visivi che suggeriscono più di quanto non venga detto esplicitamente, un approccio che funziona bene con il ritmo serrato del gioco e con la sua dimensione di action focalizzato. La storia complessiva, inoltre, mantiene un equilibrio abbastanza riuscito tra mistero e spiegazioni, rivelando poco alla volta la natura stessa dei mondi che attraversiamo e il ruolo reale di Homura in tutto questo, lasciando qualche zona d’ombra che contribuisce a mantenere viva la curiosità fino ai capitoli finali. Alcune dinamiche tra personaggi, pur rimanendo su binari prevedibili per chi mastica anime e JRPG, riescono comunque a centrare l’obiettivo di rendere meno “freddo” il susseguirsi di battaglie, grazie anche a un tono che non cade mai nel melodramma e si mantiene misurato. Certi momenti, soprattutto in corrispondenza di boss chiave, trovano il giusto equilibrio tra spettacolo e pathos, facendo percepire quella sensazione di “duello significativo” che molti action cercano di ricreare.
 
Detto questo, è giusto evidenziare che la trama di Homura Hime non punta a ridefinire il genere e rimane volutamente al servizio del gameplay. Alcune porzioni della storia, specialmente durante il mid-game, possono dare una lieve impressione di ripetitività, complice una struttura a mondi e boss che riprende un copione piuttosto consolidato e alcune situazioni che suonano fin troppo familiari per chi è abituato ai racconti dark-fantasy con demoni e purificazioni. Il ritmo narrativo a tratti risulta anche un po’ spezzato dalla presenza di sezioni di piattaforme e navigazione non sempre riuscite, che tendono a diluire l’attenzione rispetto al conflitto principale, soprattutto quando l’azione si ferma per dialoghi non particolarmente incisivi. La durata complessiva si attesta intorno a una quindicina di ore, ma la percezione è che il gioco sia stato leggermente “gonfiato” da qualche ripetizione di pattern e da una struttura che avrebbe forse giovato di una maggiore sintesi nelle parti di raccordo tra uno scontro e l’altro. Chi cerca una trama fortemente originale o colpi di scena memorabili potrebbe quindi rimanere un po’ freddo, mentre chi apprezza una cornice solida, coerente e ben integrata con i combattimenti troverà in Homura Hime un racconto più che dignitoso, capace di reggere fino ai titoli di coda
 

 

Il gameplay di Homura Hime

Passando al cuore pulsante di Homura Hime, il sistema di combattimento propone una formula 3D in terza persona che fonde combo in mischia, attacchi a distanza e una forte enfasi sulle meccaniche di parry e schivata. Nei panni della protagonista possiamo concatenare colpi leggeri e pesanti, lanciare nemici in aria, prolungare le combo con sequenze aeree e innestare abilità speciali che ampliano sensibilmente il ventaglio di opzioni tattiche, soprattutto contro i boss e gli avversari più coriacei. Accanto al corpo a corpo troviamo poi quella componente “bullet hell” che definisce in modo molto netto l’identità del gioco: schermo riempito da proiettili, pattern da leggere e spazi minimi in cui infilarsi sfruttando scatti, salti e parate ben calibrate. Le parry in particolare rappresentano una delle colonne portanti del gameplay: eseguite al momento giusto restituiscono un impatto notevole, tanto visivo quanto meccanico, premiando il tempismo con aperture sulle difese dei nemici e, nelle boss fight, con l’abbattimento di barriere o domini che condizionano l’area di scontro. Quando tutto funziona a dovere, il flusso di gioco regala quella sensazione di danza controllata in mezzo al caos, dove ogni successo nasce da un’alternanza consapevole di attacchi, parate e spostamenti millimetrici.
  

Quando il ritmo entra davvero in sincronia con le nostre parry e le schivate millimetriche, Homura Hime smette di essere solo un action anime-style e si trasforma in una danza feroce tra caos e controllo.

  
Nel corso dell’avventura il sistema di combattimento viene arricchito da diverse abilità e strumenti offensivi, tra cui colpi speciali, varianti di combo e, soprattutto, meccaniche che premiano la capacità di reagire sotto pressione. Le boss fight, in questo senso, rappresentano il punto più alto del gioco: ciascuna introduce pattern, attacchi e “campi” particolari che costringono a ripensare l’approccio e a sfruttare in modo più mirato parry, schivate e gestione delle distanze, con alcune sequenze che sfiorano per intensità i picchi dei migliori action indipendenti degli ultimi anni. La difficoltà è generalmente impegnativa ma equa, con qualche picco più brusco compensato dal fatto che imparare i pattern rende le sconfitte sempre meno frequenti e più imputabili ai propri errori che non a problemi di bilanciamento. Il combattimento contro i nemici standard, rispetto alle boss fight, può risultare invece meno raffinato, perché la generosità della finestra di parata e la possibilità di spammarla riducono talvolta l’esigenza di studiare a fondo i movimenti avversari, appiattendo un po’ la sfida nelle fasi intermedie. Nonostante questo, nelle situazioni più concitate e soprattutto negli scontri principali, il sistema continua a restituire un feedback molto gratificante, in particolare quando si riesce a concatenare una serie di deflect e contrattacchi senza subire danni.
 
Al di là dei duelli, Homura Hime propone sezioni di esplorazione e platforming che funzionano in misura variabile. I livelli sono concepiti come percorsi abbastanza lineari, con qualche diramazione per raccogliere collezionabili o affrontare combattimenti opzionali, e con sequenze platform che cercano di dare respiro alla progressione introducendo salti, scalate e piccoli enigmi ambientali. In alcuni casi queste parti riescono a creare momenti interessanti come l’ascesa di strutture in stile castello giapponese, che sfrutta bene l’architettura per costruire un senso di verticalità e di avanzata verso l’obiettivo e permettono di apprezzare meglio le ambientazioni. In altri frangenti, però, emergono limiti piuttosto evidenti: il platforming non ha la stessa precisione e rifinitura del combattimento, con alcuni salti che risultano più macchinosi di quanto dovrebbero e una gestione delle collisioni che non sempre convince. Questo fa sì che certi passaggi di transizione, invece di preparare con naturalezza il terreno alle fasi di azione più esaltanti, diano la sensazione di costituire un riempitivo che rompe il ritmo e può generare una certa frustrazione a chi è interessato soprattutto al lato combat. Sul fronte contenutistico la campagna, con le sue circa 15 ore, offre una durata più che discreta per un action di questa scala, anche se la percezione di “lunghezza” non sempre coincide con quella di varietà, proprio per via di alcune sezioni meno ispirate e di una certa ripetizione nella struttura di fondo.
 

 

L'arte e la tecnica di Homura Hime

Dal punto di vista della direzione artistica, Homura Hime punta con decisione su un immaginario anime fortemente codificato, ma lo fa con una personalità che si fa notare. I personaggi, a cominciare dalla protagonista, sono caratterizzati da linee pulite, colori saturi e un design che mescola elementi tradizionali giapponesi, dettagli fantasy e un tocco di modernità, con particolare attenzione agli archdemoni, spesso costruiti come veri e propri set-piece viventi che definiscono l’identità visiva di ciascun capitolo. La palette cromatica, leggermente sovrasaturata, richiama volutamente un certo tipo di estetica “console anni 2000”, con forti contrasti tra luci e ombre e un uso marcato di effetti particellari nei colpi e nei proiettili, che enfatizza la natura spettacolare dei combattimenti. Le ambientazioni, pur muovendosi all’interno di una struttura lineare, offrono una discreta varietà di scenari, dai templi e villaggi contaminati da presenze sovrannaturali a mondi più astratti e deformati dalla corruzione, con una coerenza tematica che tiene insieme l’intero percorso di Homura e rende riconoscibili i diversi “regni” che attraversiamo. Nel complesso lo stile visivo centra l’obiettivo di creare un’opera riconoscibile a colpo d’occhio, in linea con altre produzioni anime-style ma capace di ritagliarsi il proprio spazio grazie ad alcune scelte di design riuscite, soprattutto sui boss più importanti.
   
Sul versante tecnico, l’esperienza su PC mostra un quadro meno uniforme e più altalenante. Diversi utenti e testi hanno evidenziato problemi di ottimizzazione, con cali di framerate anche piuttosto marcati e casi in cui il gioco arriva a congelarsi per alcuni istanti, in particolare in situazioni specifiche o durante il caricamento di certe aree. Curiosamente, alcuni segmenti come le cutscene o l’attraversamento dei livelli possono girare in maniera soddisfacente, mentre altre zone, soprattutto legate all’hub, tendono a soffrire maggiormente, restituendo la sensazione di un lavoro tecnico ancora da rifinire in modo più approfondito. Sul fronte delle opzioni grafiche la versione PC offre comunque impostazioni standard legate a risoluzione e frame rate, con una base sufficientemente ampia da permettere di adattare l’esperienza a diverse configurazioni, ma nel complesso la stabilità non raggiunge quel livello di solidità che ci si aspetterebbe da un action che fa della reattività una delle sue componenti principali. In positivo, va detto che quando il frame rate si mantiene stabile, il motore riesce a gestire in modo convincente la quantità di effetti a schermo, con proiettili, particellari e colpi che si intrecciano senza perdere troppo in leggibilità, segno di una buona impostazione di base che meriterebbe una fase di ottimizzazione più estesa. La sensazione generale è che ci siano le fondamenta per un comparto tecnico solido, ma che al momento convivano con una serie di problemi di performance che possono incidere sull’esperienza, soprattutto per chi è più sensibile a cali e micro-freeze.
  
Il comparto audio contribuisce in modo importante a definire l’identità di Homura Hime, sia sul piano musicale sia su quello degli effetti. Le tracce che accompagnano i livelli e le boss fight alternano sonorità più eteree e malinconiche a brani ritmici con percussioni marcate e linee melodiche che richiamano l’estetica anime moderna, supportando bene i momenti più intensi dei combattimenti e sottolineando l’epicità degli scontri con gli archdemoni. Gli effetti sonori, dal clangore delle parry al crepitio dei proiettili che sfiorano il personaggio, restituiscono un buon feedback durante l’azione e aiutano a leggere ciò che accade a schermo, soprattutto quando il numero di elementi visivi aumenta e il rischio di caos diventa più alto. Sul fronte del doppiaggio, Homura Hime offre voci giapponesi, pienamente in linea con l’impostazione estetica generale, mentre testi e interfaccia sono disponibili in inglese, giapponese, cinese semplificato e tradizionale, ma non includono una localizzazione italiana. Questo significa che chi non ha familiarità con l’inglese o con le lingue asiatiche dovrà mettere in conto una barriera linguistica, soprattutto per apprezzare appieno sfumature dei dialoghi e piccoli dettagli di caratterizzazione, anche se il tenore complessivo della storia resta comprensibile con una conoscenza almeno basilare dell’inglese.
 

 

Homura Hime

Homura Hime si presenta come un action anime-style che centra pienamente il bersaglio quando può mostrare i muscoli del suo combat system e delle sue boss fight, ma che mostra qualche limite quando si guarda alla struttura complessiva dell’esperienza. I combattimenti, soprattutto contro gli archdemoni, offrono momenti davvero riusciti, grazie a un mix di combo, parry e bullet hell che riesce a restituire un senso di intensità e spettacolo raro per un debutto di questo tipo, sostenuto da una direzione artistica convincente e da un comparto audio in grado di esaltare i passaggi clou. La storia, pur non rivoluzionaria, si difende bene e riesce a dare un contesto emotivo ai duelli più importanti, mentre l’esplorazione e il platforming rappresentano gli aspetti meno ispirati, con sezioni che rischiano di spezzare il ritmo e una struttura che talvolta appare un po’ più lunga del necessario. Sul versante tecnico il potenziale è evidente, ma i problemi di ottimizzazione e i cali di frame rate suggeriscono una produzione che avrebbe beneficiato di ulteriori passaggi di rifinitura per garantire un’esperienza più stabile dall’inizio alla fine. Nel complesso ci troviamo di fronte a un titolo che consigliamo in modo particolare a chi ama gli action orientali veloci e tecnici, disposto ad accettare qualche spigolosità nelle sezioni di piattaforme e nei dettagli tecnici pur di godersi un sistema di combattimento ricco di soddisfazioni quando entra davvero in ritmo.

7.50

Trama 7.00

Gameplay 8.00

Arte e tecnica 7.00

Pro:

sistema di combattimento ricco

direzione artistica convincente

Contro:

problemi di ottimizzazione

manca l'italiano

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