Oggi ci tuffiamo in Holy Shoot con l’entusiasmo di chi scopre un piccolo capolavoro indie in embrione, una sorta di borderlands simpaticamente infernale dai toni cartooneschi e irriverenti. È un FPS roguelite che ci catapulta direttamente nel sottosuolo della comicità demoniaca: esplosioni, boss caricaturali, e caos su larga scala in livelli generati proceduralmente. Immaginate di unire la velocità di Turbo Overkill con la stravaganza visiva di Borderlands, ed ecco che il mix assume una forma incredibile, tutta da sparare. È un party solo, ma ogni run è un episodio folle fatto di armi pazze, eroi improbabili, e demoni inaspettatamente spassosi seguici nella nostra recensione di Holy Shoot per PC.
La trama di Holy Shoot
In Holy Shoot vestiamo i panni di guerrieri sacri, membri del Sanctum, inviati nelle profondità dell’Inferno per recuperare le “Seven Sacred Artifacts”. La missione si svolge in un contesto satirico e sopra le righe, dove i demoni incarnano i Sette Peccati Capitali. Il tono è volutamente leggero: niente filosofie esistenziali, ma un’espansione visiva e narrativa che si regge sul contrasto tra sacro e grottesco, tra eroismo e comicità demenziale.
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Ogni peccato è rappresentato da un regno a tema: fuoco e lava per Satana; neon e luci sfacciate per Asus; ricchezza sfavillante per Mammon I boss sono caricature del loro peccato: Mammon, ad esempio, appare come un uomo d’affari ossessionato dal denaro, armato di pile dorate e addirittura alle prese con una valigetta-monopolis. Questa costruzione a tema trasforma la progressione in una variazione visiva e narrativa ricca di carattere.
L’esperienza narrativa è pensata per essere rapida e funzionale: una cornice che giustifichi le run senza interrompere il ritmo. L’HUB (una sorta di anticamera sacra) introduce personaggi, scorci narrativi e possibilità di personalizzazione tra una run e l’altra. Attualmente il contenuto è limitato (ad esempio, solo tre regni sono giocabili ndr.) ma gli sviluppatori hanno promesso di aggiungere tutti i sette peccati, nuovi personaggi e armi, ampliando ulteriormente l’ambientazione. È una storia in divenire, pronta a diventare più ampia e densa. Prima di passare a parlare del gameplay non ci resta che sottolineare, purtroppo, l'assenza della lingua italiana.
Il gameplay di Holy Shoot
Il gameplay di Holy Shoot ruota attorno a una formula semplice ma efficace: correre, sparare, sopravvivere (e ripetere). La struttura roguelite con ambienti procedurali, loot randomico, e scelte di potenziamento ad ogni run rende ogni partita diversa e stimolante. Il ritmo ricorda quello di DOOM: rapido, aggressivo, adrenalinico. L’impianto shooter è arcade e pulito, con una sensazione di potenza e immediatezza spesso associata ai titoli più energici del genere.
Holy Shoot è un titolo molto interessante ma che necessita, almeno per ora, un gran lavoro di bilanciamento (che siamo sicuri arriverà)
I personaggi, come Supersonic Samuel o Toshiko, offrono abilità uniche e stili diversi, rendendo il gameplay diversificato. Il bilanciamento attuale mostra però limiti evidenti. Le abilità e i potenziamenti permanenti nell’HUB si accumulano velocemente, rendendo i boss poco più che bersagli facili da abbattere. Questo, unito a un sistema di progressione rapido e poco modulato, può ridurre l’interesse dopo diverse run, sebbene la struttura “ancora un'altra partita e smetto” continui a funzionare bene.
Le meccaniche di gioco includono sfide (come uccidere nemici senza usare dash) che offrono ricompense temporanee, come una fata compagna che cura o assiste. Inoltre bisogna spesso affrontare eventi di modifica del livello (tipo negozi, banchi di upgrade, pozzi di cura o scrigni con armi) che spezzano la monotonia e consentono scelte tattiche tra una run e l’altra. Questo mix di ritmo serrato e momenti di pianificazione rende la formula piacevole, nonostante alcune ripetitività nell’avanzamento.
L'arte e la tecnica di Holy Shoot
Lo stile visivo di Holy Shoot è forte e distintivo: ispirato a Borderlands e XIII, con contorni pesanti, colori acceso?flash e onomatopee fumettose che esplodono sullo schermo. Anche ambientazioni più cupe presentano elementi vivaci e saturi, creando un contrasto visivo che mantiene l’energia al massimo. Le differenze visive tra regni sono marcate e caratterizzate (neon, lava, oro), e i modelli delle armi sono grandi, animati e soddisfacenti da usare.
In generale il gioco gira bene, soprattutto in fase iniziale. Tuttavia, nelle battaglie più caotiche (come i boss con effetti particellari abbondanti) il frame rate può calare. Diverse recensioni e anteprime segnalano bug grafici o comportamenti anomali: dalla fisica degli NPC alla UI difettosa o crash sporadici. È comprensibile, vista la natura Early Access, ma gli sviluppatori stanno già intervenendo con patch e ottimizzazioni.
La musica è pulsante, energica, perfetta per i combattimenti frenetici; le tracce sono adeguate ai vari regni, anche se un po’ ripetitive dopo diverse run. Gli effetti sonori come revolver, lanciagranate, shotgun sono concreti e soddisfacenti. Alcuni elementi audio sono però contrastanti: passi troppo alti, voci troppo basse, bug come il minigun che smette di sparare. Il mix generale funziona, ma con un po’ di rifinitura potrebbe salire di livello.
Holy Shoot è un FPS indie pieno di personalità, frenetico e visivamente appariscente, capace di generare adrenalina e sorrisi a ogni run. La sua estetica cel-shaded, gli eroi stravaganti e i boss peccaminosi creano un’esperienza memorabile fin dall’inizio. Tuttavia, i difetti da Early Access come il bilanciamento troppo rapido, i momenti di caos visivo e alcuni problemi tecnici lo privano ancora di un potenziale cult. Il gioco ha le fondamenta per diventare un titolo iconico tra i roguelite shooter, ma ha ancora bisogno di tempo, aggiustamenti e contenuti per diventare indispensabile. Se cercate una scossa intensa, caotica e grottescamente esilarante, Holy Shoot vale già la pena ora; se invece preferite un’esperienza più raffinata, forse è meglio attendere qualche patch in più.