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7.50

Recensione Here Comes The Swarm per PC (Early Access)

In questa estate rovente che ne direste di un RTS survival che promette bene? Seguiteci nella recensione di Here Comes The Swarm per PC

Resistere allo Sciame

Il genere dei survival RTS ha trovato negli ultimi anni una propria identità precisa, fatta di mura da innalzare in fretta, risorse da centellinare e orde di nemici pronte a travolgere ogni certezza strategica: se avete già dato fondo alle vostre difese in titoli come They Are Billions o Diplomacy is Not an Option, saprete esattamente di cosa parliamo. Here Comes The Swarm si inserisce in questo filone con una proposta che, sulla carta, sembra ricalcare fedelmente la formula consolidata, ma che porta con sé un'ambizione ulteriore: rompere la ripetitività tipica del genere attraverso un sistema di progressione roguelite capace di rimescolare le carte a ogni partita. Il progetto nasce dal lavoro certosino di CableHook Games, piccolo studio indipendente olandese che ha impiegato sette anni per portare questa visione dall'idea originale fino all'accesso anticipato su Steam. Vi accompagniamo dunque nella nostra recensione di Here Comes The Swarm per PC.
 

 

La trama di Here Comes The Swarm

La narrazione di Here Comes The Swarm si muove su binari volutamente essenziali, in linea con la tradizione dei survival RTS, dove il racconto fa da cornice più che da vero motore dell'esperienza. Il giocatore si ritrova a capo di uno degli ultimi avamposti umani su Ulora, un mondo che un tempo doveva assomigliare a una qualunque ambientazione fantasy medievale e che oggi è quasi interamente sotto il controllo di una forza aliena nota come lo Sciame, una sorta di intelligenza collettiva capace di generare orde apparentemente infinite di creature ostili. Non ci sono dialoghi elaborati né una scrittura orientata ai personaggi: il contesto viene fornito attraverso brevi testi introduttivi, la descrizione delle missioni e alcuni frammenti di lore legati alle divinità e agli altari sparsi sulle mappe, elementi che invitano più a intuire il quadro generale che a seguirlo passo dopo passo.
  

  
Il fulcro attorno a cui gira ogni sessione di gioco è il Nucleo, un manufatto che deve caricarsi fino a raggiungere la piena carica per sferrare un colpo capace di annientare ogni unità nemica presente sulla mappa. Questo dispositivo diventa il simbolo della resistenza umana contro lo Sciame e rappresenta, sia a livello di gameplay che simbolico, il cuore pulsante della lotta per la sopravvivenza di Ulora. Attorno a questa premessa ruotano le tre modalità disponibili, ciascuna con un proprio taglio narrativo: la Scaramuccia, pensata come esperienza standard di difesa dell'insediamento, la modalità Senza Fine, che elimina l'obiettivo di vittoria per trasformare la partita in una prova di resistenza a tempo indeterminato, e le Spedizioni, un percorso roguelite con mappe ramificate che ricordano la struttura a nodi di certi titoli di carte, dove ogni scelta di percorso porta a incontri diversi e a ricompense più o meno generose.
 
Senza voler scendere in dettagli che rischierebbero di anticipare troppo (evitiamo qui qualsiasi spoiler sui contenuti delle Spedizioni più avanzate ndr.), possiamo dire che l'impianto narrativo si arricchisce progressivamente attraverso il sistema delle divinità, ciascuna delle quali porta con sé una propria filosofia di gioco che si riflette anche a livello tematico: c'è chi punta tutto sulla fortificazione e la resistenza passiva, chi invece incoraggia un approccio aggressivo ed espansionistico verso il territorio nemico. Questa suddivisione, seppur non raccontata con grande enfasi drammaturgica, dona comunque una certa personalità a ogni run, permettendo al giocatore di costruirsi mentalmente una propria versione della guerra contro lo Sciame. Va detto che, essendo il titolo ancora in accesso anticipato, lo sviluppatore ha dichiarato l'intenzione di espandere ulteriormente la lore di Ulora nei prossimi aggiornamenti, il che lascia presagire un arricchimento della componente narrativa nel corso del prossimo anno di sviluppo.
 

 

Il gameplay di Here Comes The Swarm

Il cuore pulsante di Here Comes The Swarm è un gameplay che fonde con intelligenza gestione delle risorse, costruzione della base e difesa dalle ondate, in un ciclo che risulta immediatamente comprensibile ma capace di offrire margini di approfondimento notevoli. Le risorse principali da gestire sono diverse: il Legno per le prime costruzioni come case e mura, che con l'avanzare della partita viene sostituito dalla Pietra per le strutture di livello superiore; il Gas, utilizzato per unità e potenziamenti specifici; la Carne, necessaria per addestrare unità come Cavalieri e Balestrieri, funzionando anche da freno naturale contro lo spam di eserciti; e i Rubini, la valuta universale ottenuta tramite l'affitto delle Dimore o, scegliendo determinate divinità, tramite l'esplorazione e l'eliminazione di nemici sul campo. Non manca infine la Popolazione, che rappresenta il bacino di abitanti da destinare a mansioni lavorative o all'addestramento militare. Il sistema, per quanto articolato sulla carta, risulta piuttosto intuitivo da padroneggiare già dopo le prime partite, e nei primi trenta secondi di ogni Scaramuccia si dispone già di risorse sufficienti per avviare due copie di quasi ogni struttura produttiva, un accorgimento che evita i classici blocchi di progressione tipici di alcuni RTS più punitivi.
 

Ogni ondata respinta con successo restituisce quella tipica sensazione di sollievo a tempo, la stessa che vi fa già pregustare, con un misto di ansia e soddisfazione, l'arrivo della successiva.

 
Ciò che distingue davvero Here Comes The Swarm dai suoi modelli di riferimento è l'impostazione asimmetrica dello scontro: a differenza dei classici RTS, il nemico non possiede una base, non gestisce risorse né eserciti strutturati, ma occupa semplicemente l'intera mappa attorno al minuscolo avamposto del giocatore, riversando ondate di creature sempre più numerose e minacciose. Questo approccio incoraggia naturalmente un gioco fatto di fortificazione e attesa, poiché prima che il Nucleo raggiunga la carica massima bisogna respingere dalle cinque alle sette ondate di nemici, ciascuna più insidiosa della precedente. La possibilità di metterepausa in qualsiasi momento per impartire ordini, pianificare costruzioni e riorganizzare le difese è un accorgimento prezioso, che rende il titolo accessibile anche a chi non ha la prontezza di riflessi richiesta dai classici RTS in tempo reale puro, senza per questo risultare meno stimolante o profondo a livello strategico.
 
Il vero elemento di svolta, però, arriva con il sistema delle Divinità, autentiche skill tree personalizzabili che permettono al giocatore di scegliere non solo quali abilità sbloccare, ma anche in quale ordine posizionarle lungo il proprio percorso di progressione. Questo si traduce in una libertà di costruzione del proprio stile di gioco raramente vista in un survival RTS: spostare un potenziamento offensivo nei primi slot piuttosto che lasciarlo per il tardo gioco cambia radicalmente l'approccio a ogni singola partita, permettendo strategie aggressive di esplorazione rapida della mappa oppure impostazioni più prudenti orientate sulla difesa statica del proprio insediamento. Le unità disponibili al momento restano relativamente poche, appena quattro tipologie affiancate da due sole divinità nella build iniziale (con una terza già annunciata per il terzo mese di accesso anticipato), un limite quantitativo che però viene parzialmente compensato dalla profondità del sistema di personalizzazione attraverso Essenze, Benedizioni e Fardelli introdotti nella modalità Spedizioni. Non manca purtroppo qualche imperfezione: la barra di Eradicazione che misura la carica del Nucleo risulta poco leggibile nelle sue tempistiche reali, generando situazioni frustranti in cui la sconfitta arriva proprio a un passo dal traguardo, anche dopo aver investito risorse per accelerarne il completamento.
 

 

L'arte e la tecnica di Here Comes The Swarm

Sul piano della direzione artistica, Here Comes The Swarm sceglie una strada volutamente sobria ma efficace, puntando su uno stile isometrico pulito e leggibile che privilegia la funzionalità rispetto allo sfarzo visivo. Le unità sono facilmente distinguibili anche senza dover ricorrere continuamente allo zoom, un dettaglio non scontato in un genere dove la confusione visiva rischia costantemente di compromettere le decisioni tattiche del giocatore durante gli scontri più caotici. L'ambientazione di Ulora, con il suo taglio medievale-fantasy contaminato dalla presenza aliena dello Sciame, riesce a trasmettere un senso di minaccia costante senza scadere in un'estetica eccessivamente cupa o respingente, mantenendo un equilibrio cromatico gradevole anche durante le sessioni più prolungate.
 
Dal punto di vista tecnico, il gioco si comporta bene anche su configurazioni non particolarmente recenti, complice una richiesta hardware contenuta che permette di girare fluidamente già con una GeForce GTX 1060 o una Radeon RX 570 abbinate a 8 GB di RAM, mentre per un'esperienza più confortevole con centinaia di unità simultaneamente a schermo si consiglia una GTX 1080 o una RX 5700 XT. Va detto che, essendo il titolo ancora in fase di accesso anticipato, abbiamo rilevato bug e imperfezioni, aspetto peraltro riconosciuto dagli stessi sviluppatori che hanno pianificato un percorso di aggiornamenti mensili per affinare il bilanciamento e risolvere le criticità più evidenti, inclusa l'introduzione di nuove unità giocatore e di una nuova divinità entro il terzo mese dal lancio. La telecamera dall'alto, per quanto funzionale alla lettura tattica del campo di battaglia, non convince del tutto ed è forse uno degli aspetti meno riusciti dell'esperienza.
 
Sul fronte audio, il comparto sonoro accompagna con discrezione l'azione di gioco, senza mai risultare invasivo o ripetitivo nelle lunghe sessioni di difesa, supportando l'atmosfera generale con effetti di combattimento discreti e una colonna sonora che resta sullo sfondo senza pretendere di essere protagonista.
 

 

Here Comes The Swarm

Here Comes The Swarm dimostra che, anche all'interno di un genere ormai piuttosto affollato, c'è ancora spazio per idee capaci di distinguersi, e il sistema di divinità qui proposto è la prova più tangibile di questa volontà di innovare senza stravolgere una formula collaudata. Certo, trattandosi di un titolo ancora in accesso anticipato, non tutto risulta già rifinito a dovere, e il roster contenuto di unità e divinità, insieme a qualche imperfezione tecnica e di bilanciamento, ricorda costantemente che il percorso di sviluppo è ancora lungo. Detto questo, le basi gettate da CableHook Games appaiono solide, e la strada tracciata verso gli aggiornamenti futuri, tra nuove unità e divinità già annunciate, lascia intravedere un potenziale di crescita interessante per i prossimi mesi. Chi ama il genere e cerca una ventata di varietà rispetto ai soliti canoni troverà in Here Comes The Swarm un'esperienza già oggi capace di intrattenere per molte ore, pur con la consapevolezza di trovarsi davanti a un'opera ancora in cantiere.

7.50

Trama 6.00

Gameplay 8.00

Arte e tecnica 7.50

Pro:

sistema di divinità e progressione

gestione delle risorse intuitiva

Contro:

roster limitato

qualche bug qua e la

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