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9.00

Recensione Guilty Gear -Strive- per PC (Season Pass 5)

Guilty Gear -Strive- sembra non voglia mai smettere di stupire! Seguiteci nella recensione di Guilty Gear -Strive- per PC e del Season Pass 5!

Daje che te meno!

Guilty Gear -Strive- resta, anche nel 2026, uno dei picchiaduro più riconoscibili, leggibili e spettacolari in circolazione, capace di unire accessibilità immediata e profondità competitiva in un equilibrio che pochi esponenti del genere riescono davvero a sostenere nel lungo periodo. Con il debutto del Season Pass 5 e dell’aggiornamento 2.0, il gioco non cambia natura, ma rilancia con una nuova stagione di contenuti, un importante ribilanciamento generale e un pacchetto che, almeno per ora, si presenta più come una promessa ben confezionata che come un’espansione già compiuta in ogni sua parte. Scopriramo insieme pregi e difetti del titolo e del nuovo Season Pass nella nostra recensione di Guilty Gear -Strive- per PC (con un occhio di riguardo al Season Pass 5).
 

 

La trama di Guilty Gear -Strive-

Parlare della trama di Guilty Gear -Strive- significa partire da una constatazione onesta: non è un picchiaduro che usa la narrativa come puro pretesto decorativo. Al contrario, la serie ha sempre costruito nel tempo una mitologia fittissima, stratificata, popolata da termini, conflitti, organizzazioni e relazioni che spesso sembrano appartenere più a una lunga saga fantascientifica-fantasy che a un classico gioco di combattimento. Strive si colloca come capitolo di chiusura di un arco narrativo di lungo corso, portando al centro lo scontro finale con That Man e chiamando in causa Sol Badguy, Ky Kiske e una parte importante dell’universo costruito in circa vent’anni di storia. Questo, da un lato, conferisce peso e solennità agli eventi; dall’altro rende evidente che chi arriva qui senza alcuna familiarità con la serie rischia di percepire molti  passaggi come densi, opachi, talvolta persino sovraccarichi.
  

 
Abbiamo trovato interessante proprio questo contrasto. Da una parte c’è una scrittura che punta spesso all’enfasi, al melodramma, alla terminologia “grossa”, al gusto per la mitologia personale dell’autore; dall’altra c’è un impianto che vuole chiudere fili narrativi di lunga data e offrire un senso di compimento ai rapporti più importanti della saga. Il risultato non è sempre lineare, perché la modalità storia di Strive tende più alla lunga rappresentazione audiovisiva che alla progressione interattiva vera e propria, ma funziona nel momento in cui accettiamo il suo linguaggio: non cerca la misura, cerca il tono epico, il peso simbolico, la sensazione di essere davanti al capitolo finale di un percorso lunghissimo (una scelta che potrà dividere, ma che dà al titolo un carattere molto preciso, ndr.). È una narrazione che chiede partecipazione, memoria e una certa disponibilità a lasciarsi trasportare dal suo lessico sopra le righe.
   
Il Season Pass 5, almeno allo stato attuale, non ridefinisce in modo strutturale la componente narrativa principale, ma contribuisce ad allungare il respiro del mondo di gioco grazie all’arrivo di personaggi che portano con sé nuovo contesto, nuove relazioni e nuove suggestioni. Jam Kuradoberi, per esempio, viene reintrodotta con un profilo caratteriale e un piccolo inquadramento diegetico molto coerenti con la sua immagine storica: una combattente-cuoca impulsiva, ostinata e riconoscibilissima, alla ricerca di qualcuno con Usagi al suo fianco dopo l’incendio del suo terzo ristorante. Non è ancora materiale sufficiente per parlare di una vera rifondazione narrativa della quinta stagione, perché due dei quattro personaggi restano ignoti e Robo-Ky arriverà solo più avanti. Proprio per questo, oggi il pass ha un peso narrativo più potenziale che effettivo.
 

 

Il gameplay di Guilty Gear -Strive-

È sul terreno del gameplay che Guilty Gear -Strive- continua a guadagnarsi la sua reputazione più solida. Il cuore del gioco è stato progettato per essere semplice nell’approccio iniziale ma profondo nelle possibilità offerte a chi decide di investirci tempo, studio e pratica. Questa formula non è solo una frase promozionale ben confezionata: si riflette davvero nella costruzione dei match, nel modo in cui i personaggi esprimono la propria identità e nella leggibilità generale del sistema. Ogni colpo sembra avere peso, ogni apertura produce conseguenze importanti, ogni situazione a muro genera una tensione precisa. La famosa meccanica del wall break, citata fin dalla presentazione del gioco, rimane una delle intuizioni più forti perché dà struttura e ritmo agli scontri, trasformando la pressione offensiva in un momento spettacolare e funzionale.
   

A metà tra spettacolo puro e rigore competitivo, Guilty Gear -Strive- conferma la sua forza con un gameplay eccellente, una direzione artistica straordinaria e un Season Pass 5 che promette di estenderne ancora la rilevanza, pur lasciando qualche riserva sul fronte narrativo e sul valore immediato del nuovo pacchetto di contenuti.

    
Rispetto ad altri picchiaduro che costruiscono la profondità soprattutto sull’accumulo di sottosistemi, Strive preferisce esaltare la qualità delle decisioni. Non significa che il gioco sia povero tecnicamente, anzi: significa che prova a evitare la sensazione di opacità gratuita. Il risultato è un sistema dove imparare le basi è relativamente abbordabile, ma padroneggiare spacing, timing, Roman Cancel, gestione del rischio, lettura difensiva e conoscenza del matchup resta una sfida molto concreta. Questa è una delle ragioni principali per cui il titolo ha mantenuto così tanta rilevanza nel tempo: perché riesce a far divertire quasi subito, ma senza esaurirsi in fretta. È il tipo di design che, una volta interiorizzato, spinge a rigiocare ancora e ancora, non per puro grind, ma per il piacere di vedere crescere la propria comprensione del duello.
 
Naturalmente, recensire oggi Guilty Gear -Strive-, vuol dire tenere conto anche della traiettoria evolutiva del gioco. Il lancio aveva già fissato fondamenta estremamente solide, ma sono stati il supporto costante e i numerosi aggiustamenti a consolidarne la statura. L’aggiornamento 2.00, che accompagna l’avvio del Season Pass 5, introduce nuove funzionalità, espansioni al Ranked Match, un menu principale rinnovato, un battle version update indicato come Ver. 5.00 e numerosi miglioramenti con correzione di bug. In altre parole, la quinta stagione non è solo una rotazione di personaggi: è anche una tappa di manutenzione pesante dell’ecosistema. Per un picchiaduro competitivo, questo conta quasi quanto il roster, perché la qualità della scena dipende tanto dal cast quanto dalla salute dell’infrastruttura e del bilanciamento.
 
Ed è qui che il Season Pass 5 diventa davvero interessante. Il pacchetto costa 24,99 € e include quattro personaggi aggiuntivi, un nuovo stage, colori extra, una skin “Street” per i wanted poster e una battle UI “Vintage Metal”. Al momento il contenuto effettivamente disponibile ruota soprattutto attorno a Jam Kuradoberi, che può essere acquistata anche singolarmente a 6,99 dollari ed è presentata come un’in-fighter votata a un’offensiva incessante, basata su approcci rapidi e una varietà di mixup. Dal punto di vista del design è un’aggiunta molto coerente con lo spirito di Strive, perché enfatizza ancora una volta aggressione, ritmo e pressione ravvicinata. Non possiamo ancora valutare l’intero Season Pass 5 come se fosse completo, e sarebbe scorretto farlo: due personaggi non sono stati annunciati nel dettaglio e Robo-Ky deve ancora arrivare. Possiamo però dire che la direzione iniziale è forte, e che Jam ha il profilo giusto per arricchire ulteriormente un roster già molto caratterizzato.
 

 

L'arte e la tecnica di Guilty Gear -Strive-

Se c’è un campo in cui Guilty Gear -Strive- primeggia, è quello della resa audiovisiva. La serie aveva già costruito una reputazione enorme attorno al suo uso della grafica 2D/3D ibrida in cel shading, ma Strive ha alzato ulteriormente l’asticella con una direzione artistica che ancora oggi, a distanza di anni, mantiene un’impressionante capacità di colpire al primo sguardo. Non si tratta solo di “bellezza” in senso generico: si tratta di una coerenza stilistica totale. Le silhouette dei personaggi sono memorabili, le animazioni sembrano spesso tavole animate con una precisione quasi chirurgica, gli effetti d’impatto hanno il peso di una chitarra lanciata contro un amplificatore e ogni arena sembra progettata per accompagnare il duello con energia teatrale. È uno di quei casi in cui lo stile non copre il sistema, ma lo racconta.
 
Guilty Gear -Strive- un titolo che non nasce con la vocazione del benchmark muscolare fine a sé stesso, ma con quella dell’efficienza visiva: punta a un impatto enorme con un’impronta tecnica ancora ragionevole. Questo è importante anche in chiave competitiva, perché un fighting game vive bene quando può contare su una base ampia di utenti, non solo su macchine di fascia alta.
 
La componente audio non è un semplice accompagnamento, è una componente identitaria pari al design dei personaggi. Ogni match sembra suonare come dovrebbe apparire il gioco, e ogni combattente trova spesso nel proprio tema musicale un’estensione della propria personalità. Non è un caso che l’universo sonoro della serie continui a essere celebrato come uno dei suoi marchi di fabbrica più distintivi.
 

 

Guilty Gear -Strive-

Guilty Gear -Strive- continua a essere uno dei migliori picchiaduro disponibili oggi, un titolo capace di unire una personalità audiovisiva travolgente, un sistema di combattimento raffinato e un supporto post-lancio che ne rafforza la longevità senza tradirne l’identità. La trama resta il suo lato più divisivo, perché affascina chi conosce l’universo della serie e può lasciare più distaccati coloro che cercano una narrazione immediata, mentre il Season Pass 5 si presenta come un investimento promettente che trova in Jam Kuradoberi un ottimo punto di partenza ma che dovrà dimostrare il proprio valore complessivo con le prossime uscite. Nel complesso ci siamo trovati davanti a un’opera che non ha perso smalto, che sa ancora distinguersi per stile, ritmo e carisma e che, anche a distanza di anni, riesce a suonare più viva di molte concorrenti (e non è certo un risultato da poco, ndr.).

9.00

Trama 8.00

Gameplay 9.00

Arte e tecnica 9.00

Pro:

sistema di combattimento brillante

grande direzione artistica

grande supporto

Contro:

trama affascinante ma spesso difficile da seguire

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