Una storia d'amicizia, e non solo
C'è un tipo di videogioco che non cerca di stupire con la mole di contenuti o la complessità dei sistemi, ma punta dritto al cuore con una storia semplice raccontata nel modo giusto.
Deer & Boy è esattamente questo: un'avventura narrativa breve, completabile in tre o quattro ore, che affida tutto il proprio peso emotivo al legame silenzioso tra un bambino in fuga da un dolore mai del tutto svelato e un cerbiatto orfano incontrato lungo il cammino. Sviluppato dallo studio parigino
Lifeline Games e pubblicato da
Dear Villagers (
che ringraziamo per il codice fornitoci per testare il titolo ndr.), il titolo si muove in un genere già ampiamente battuto, quello del platformer cinematografico a scorrimento orizzontale, ma lo fa con una sincerità che, nonostante alcuni inciampi, riesce comunque a farsi notare. Seguiteci nella nostra
recensione di Deer & Boy per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di Deer & Boy
Deer & Boy si apre con un'immagine che dice già molto senza bisogno di spiegazioni: un
bambino senza nome scappa dalla propria camera da letto in una notte di pioggia, per poi fermarsi davanti a un memoriale dedicato a qualcuno che gli era caro. È questa perdita, avvenuta prima dell'inizio della storia e mai raccontata nel dettaglio, a spingerlo lontano da casa, in un tentativo quasi disperato di lasciarsi indietro il proprio dolore attraverso paesaggi tanto belli quanto pericolosi. Il gioco stabilisce fin da questo primo istante che non ci saranno dialoghi, né testi esplicativi, né cutscene didascaliche: tutto dovrà essere letto nei gesti, negli sguardi e nelle situazioni che il protagonista attraversa.
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Acconsento, mostra il video
Dopo un breve tratto di cammino in solitaria, il bambino si imbatte in un
cerbiatto la cui madre è stata uccisa da un colpo di fucile, e decide di prendersene cura. È un incontro che funziona proprio perché entrambi i protagonisti condividono la stessa ferita: la perdita di qualcuno che amavano. Questa condivisione silenziosa del dolore li porta rapidamente a fidarsi l'uno dell'altro, fino a costruire un obiettivo comune, quello di evitare la cattura e di trovare finalmente un senso di libertà e uno scopo rinnovato. Ogni sequenza in cui il bambino si preoccupa per il cerbiatto, ogni separazione e ogni ritrovo contribuisce a rendere concreta e palpabile questa relazione.
Il racconto lavora su più livelli simultaneamente, e questa è probabilmente la sua carta vincente. Per un giocatore più giovane, Deer & Boy può essere letto semplicemente come la storia di una bella amicizia tra un bambino e il suo cervo; per chi porta con sé un lutto reale, il gioco apre a una lettura molto più profonda, quella dell'elaborazione del dolore e dell'accettazione della perdita. Nessuna delle due letture viene imposta con forza: il gioco lascia che sia il giocatore a scegliere quanto vuole scavare sotto la superficie, affidandosi soprattutto alla narrazione ambientale e ai paesaggi attraversati, spesso segnati da tracce di una vita passata e ora abbandonata.
Il gameplay di Deer & Boy
Il
cuore pulsante di
Deer & Boy è, ancora una volta, il
rapporto fra il bambino e il cervo, che si traduce concretamente in un ciclo di gioco basato sulla risoluzione di enigmi ambientali via via più elaborati. Superare i pericoli lungo il percorso richiede che entrambi i protagonisti interagiscano con il mondo circostante in modi differenti e complementari, aiutandosi a vicenda per attraversare passaggi altrimenti impraticabili. Nelle fasi iniziali il protagonista può semplicemente saltare e interagire con gli elementi dello scenario, ma il set di azioni disponibili si amplia progressivamente con l'avanzare dell'avventura, di pari passo con la crescita del compagno animale.
È proprio in questo equilibrio precario fra tenerezza visiva e qualche incertezza ludica che si racchiude l'anima di Deer & Boy, un'opera che chiede al giocatore di accettare i suoi limiti in cambio di un'emozione autentica e raramente artefatta.
Questa dinamica nasce da un'asimmetria voluta: nelle prime ore il cerbiatto è fragile, si spaventa facilmente e non può affrontare i pericoli dell'ambiente senza la protezione del bambino, il quale deve costantemente valutare quando tenerlo al sicuro tra le braccia e quando invece lasciarlo libero per superare un ostacolo. È un equilibrio che genera una tensione autentica, perché lasciare il cucciolo solo anche per pochi istanti produce una sensazione di responsabilità reale, coerente con quanto la narrazione racconta sul piano emotivo. Con la crescita del cervo, questa dinamica si evolve verso una collaborazione più paritaria, in cui l'animale adulto diventa una risorsa attiva capace di raggiungere piattaforme sopraelevate o fungere da appoggio per superare ostacoli altrimenti insormontabili.
Anche il controllo del
cervo adulto, una volta acquisite le nuove abilità, non risulta sempre intuitivo quanto ci si aspetterebbe, soprattutto nelle sezioni che richiedono un'attenta gestione della verticalità. In questi momenti la risposta ai comandi può risultare meno precisa, costringendo a qualche tentativo in più del necessario per completare un passaggio che, sulla carta, dovrebbe risultare naturale e fluido. Si tratta di un difetto che non compromette l'esperienza complessiva, ma che si fa notare soprattutto nella parte centrale dell'avventura, dove le sezioni verticali si moltiplicano.
L'arte e la tecnica di Deer & Boy
Sul piano della
direzione artistica,
Deer & Boy riesce a distinguersi con una certa personalità, pur muovendosi in un territorio visivo già ampiamente esplorato da altri platformer cinematografici. Gli sfondi pittorici e la costruzione degli ambienti, che alternano boschi rigogliosi a scenari più cupi e minacciosi legati alla presenza della materia oscura, contribuiscono a rendere ogni bioma visivamente distinto e coerente con il tono emotivo della sequenza narrativa in corso.
Sul
piano tecnico puro, il gioco gira senza grandi complicazioni su configurazioni
PC anche non particolarmente potenti, grazie a uno stile visivo che privilegia la resa artistica rispetto alla ricerca del fotorealismo. Non sono stati segnalati bug gravi o problemi di stabilità significativi, anche se abbiamo notato occasionali imprecisioni nella risposta dei controlli durante le sequenze più concitate o nelle sezioni che richiedono precisione nei salti. Il giudizio complessivo sul comparto tecnico resta comunque positivo, specialmente se paragonato al peso specifico che la componente artistica riveste nell'esperienza complessiva.
Il
comparto sonoro rappresenta uno degli elementi meglio calibrati dell'intera produzione, capace di sostenere la narrazione muta con discrezione e intensità nei momenti che lo richiedono. La colonna sonora accompagna con naturalezza i cambi di stato d'animo del protagonista, alternando toni più delicati nelle fasi di quiete a momenti più tesi durante le sequenze di fuga e nascondimento, senza mai risultare invasiva o fuori luogo rispetto a quanto accade sullo schermo. Questa sobrietà sonora si sposa perfettamente con la scelta di fondo di raccontare tutto senza dialoghi, lasciando che sia la musica a colmare gli spazi lasciati vuoti dalla mancanza di parole.