Spazio, roguelike ed FPS... che mix!
Ci siamo avvicinati a
Deadzone: Rogue con curiosità e un pizzico di scetticismo: un roguelite
FPS spaziale sviluppato da
Prophecy Games, studio noto per non aver mai dato i natali a grandi capolavori ma, forse, questa volta potrebbero davvero stupirci. Ambientato tra corridoi metallici e ambientazioni oscure, questo titolo ci richiama alla mente esperienze altrettanto iconiche di sparatutto roguelike come
Hades con armi futuristiche o Gunfire Reborn in versione sci-fi. La sensazione iniziale è quella di trovarsi su una navicella misteriosa, con frenesia e ritmo adrenalinico: le run rapide e la forte componente “ancora una partita” creano dipendenza. Seguiteci nella nostra
recensione di Deadzone: Rogue per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di Deadzone: Rogue
Deadzone: Rogue ci accoglie con una premessa tanto classica quanto intrigante: un risveglio senza memoria a bordo di una misteriosa stazione spaziale. Non sappiamo chi siamo, né quale sia lo scopo della nostra presenza in quell’ambiente claustrofobico. Gli sviluppatori hanno scelto un approccio frammentato alla narrazione, che ci invita a ricomporre il puzzle attraverso log audio, terminali e piccoli indizi sparsi nelle mappe. La mancanza di un’esposizione lineare non è un difetto, ma un invito al giocatore a immergersi nel mistero, a colmare i vuoti con la propria immaginazione. È una scelta coraggiosa, che ricorda esperienze come quelle vissute in
System Shock e
Prey, dove la curiosità e l’esplorazione diventano veicoli narrativi fondamentali.
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Il cockpit svolge il doppio ruolo di hub e spazio intimo. È qui che possiamo interagire con
Planty, il nostro singolare compagno vegetale, e ricevere frammenti di contesto sulla situazione. Questo piccolo tocco ironico spezza la tensione cupa del titolo, introducendo un elemento di calore e leggerezza. L’idea di avere una “casa” tra una run e l’altra aiuta a radicare il giocatore all’interno di una cornice narrativa, donando continuità al percorso di crescita. Il cockpit non è solo un menu camuffato, ma un luogo vivo che diventa parte integrante della trama. Ogni ritorno in questo spazio ci ricorda che, anche se siamo intrappolati in un loop di combattimenti, esiste un filo conduttore che lega ogni tentativo di fuga.
L’aspetto forse più affascinante della trama di
Deadzone: Rogue è la sua natura incompleta. Le zone disponibili ci offrono solo una fetta del quadro complessivo, lasciando volutamente domande senza risposta. È una narrativa che non pretende di spiegare tutto subito, ma che punta a creare tensione e senso di attesa. Ogni Data Pad recuperato diventa un frammento di verità, un tassello che ci spinge a rimetterci in gioco. Al momento, il rischio percepito è che questa scelta narrativa resti sospesa, senza la promessa di un payoff soddisfacente, ma se il team continuerà ad arricchire la storia, potremmo trovarci davanti a un intreccio molto più profondo di quanto sembri.
Deadzone: Rogue è localizzato in italiano, con buona pace dei giocatori del nostro bel paese.
Il gameplay di Deadzone: Rogue
Deadzone: Rogue è, prima di tutto, uno sparatutto. Il feeling delle armi è sorprendentemente solido per un titolo indipendente. Ogni colpo sparato trasmette una sensazione di impatto tangibile, merito di un sistema di shooting calibrato con attenzione. Le armi hanno personalità: pistole a energia rapida, fucili a pompa futuristici e cannoni al plasma che riempiono lo schermo di esplosioni luminose. Nonostante la varietà non sia ancora vastissima, ogni arma riesce a restituire un feedback unico. Anche il movimento è parte integrante dell’esperienza: la meccanica del dash non è solo un mezzo di fuga, ma un vero strumento tattico che permette di attraversare proiettili e riposizionarsi. Questo unisce ritmo e strategia, facendo percepire ogni scontro come una danza letale.
Dobbiamo ricordarci che Deadzone: Rogue è, prima di tutto, uno sparatutto.
La
struttura roguelite emerge con forza nella gestione delle build. Ogni run diventa un laboratorio di sperimentazione, dove gli augments e i trinket raccolti plasmano il nostro stile di gioco. Alcuni potenziamenti aumentano il danno, altri migliorano la resistenza o introducono effetti elementali come scosse elettriche o incendi che si propagano tra i nemici. La combinazione di questi elementi non è mai banale e incoraggia i giocatori a provare approcci differenti. È in questa varietà che risiede gran parte della rigiocabilità: non esistono due run identiche, e la sensazione di crescere e raffinare le proprie abilità è costante. Il rischio è quello di incappare in build poco bilanciate, ma è proprio questa imprevedibilità a rendere il loop coinvolgente.
Un altro punto di forza è
la possibilità di affrontare il gioco in solitaria o in co-op online. In singolo l’esperienza è più tesa, basata su riflessi e concentrazione, mentre in cooperativa si trasforma in un esercizio di coordinazione e strategia condivisa. La gestione del bottino e la pianificazione dei percorsi diventano momenti di confronto che arricchiscono il gameplay. Nonostante alcune imperfezioni nel matchmaking e nella stabilità della connessione, giocare in squadra amplifica il divertimento e compensa alcune delle limitazioni legate ai contenuti. È in co-op che
Deadzone: Rogue mostra il suo potenziale più alto, trasformandosi da buon roguelite a titolo capace di regalare sessioni memorabili.
L'arte e la tecnica di Deadzone: Rogue
L’impatto visivo di Deadzone: Rogue è coerente con la sua ambientazione: corridoi metallici, luci al neon e atmosfere opprimenti. Il design richiama i grandi classici sci-fi, con un occhio a produzioni come Alien e Dead Space. Il problema è che, se inizialmente l’estetica funziona, a lungo andare si avverte una certa monotonia. Le zone tendono a somigliarsi troppo, e la mancanza di varietà visiva rischia di attenuare l’effetto sorpresa. Nonostante ciò, gli effetti particellari e le animazioni delle armi riescono a mantenere alta l’immersione, offrendo momenti spettacolari durante i combattimenti più intensi. La direzione artistica è solida, ma avrebbe bisogno di maggiore audacia per distinguersi davvero.
Sul
fronte tecnico,
Deadzone: Rogue si difende bene. Il gioco gira fluido anche nei momenti più caotici, con decine di nemici su schermo e una pioggia di proiettili che riempie la scena. Le prestazioni restano stabili, e i caricamenti sono rapidi. Restano però alcuni difetti: collisioni imprecise, bug che impediscono il corretto salvataggio di progressi e input non sempre registrati durante fasi concitate. Sono problemi che non compromettono l’esperienza complessiva, ma che minano la sensazione di pulizia e rifinitura. Considerando la natura roguelite, in cui ogni errore costa caro, anche un singolo glitch può risultare frustrante. Deadzone: Rogue si comporta molto bene anche su
Steam Deck dove (
e in effetti anche le nostre prove le confermano ndr.), è dato come ottimizzato.
Il comparto sonoro rappresenta forse la componente più sottovalutata del titolo. La colonna sonora alterna brani elettronici incalzanti a momenti più cupi, creando una tensione costante. Gli effetti delle armi e delle esplosioni sono nitidi e soddisfacenti, contribuendo a rafforzare il senso di potenza del giocatore. Anche i rumori ambientali hanno un ruolo importante: il ronzio delle macchine, i crepitii elettrici e i passi sui corridoi metallici alimentano la sensazione di trovarsi in un luogo vivo e pericoloso. Non siamo davanti a un comparto audio rivoluzionario, ma a un lavoro solido che riesce a supportare l’atmosfera senza mai risultare invadente.