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7.00

Recensione Dark Scrolls per PC

Appassionati di pixel art e titoli old school? Seguiteci nella recensione di Dark Scrolls per PC

Hey! Che salto indietro nel tempo!

Nell'era dei titoli che cercano di essere tutto per tutti, strabordanti di feature, sistemi, narrative ramificate e aggiornamenti continui, Dark Scrolls arriva con la semplicità disarmante di un arcade coin-op: uno schermo che avanza, nemici che si frappongono, e il compito di sopravvivere abbastanza a lungo da vedere cosa c'è dall'altra parte. Doinksoft, lo studio già noto per Gato Roboto e Gunbrella (qui la nostra recensione ndr.), ha scelto deliberatamente di fare un passo indietro per guardare avanti, attingendo alla grammatica dei platform a scorrimento forzato degli anni Ottanta e Novanta per costruire qualcosa che suona familiare ma che si muove con una vitalità tutta contemporanea. Distribuito da Devolver Digital, questo titolo porta con sé tutte le cicatrici e tutto il fascino di un genere che sembrava destinato a restare in archivio. Seguiteci nella nostra recensione di Dark Scrolls per PC (giocato su Steam Deck).
 

 

La trama di Dark Scrolls

Sarebbe disonesto presentarsi davanti a Dark Scrolls aspettandosi la profondità narrativa di un gioco di ruolo o la scrittura stratificata di un'avventura grafica. Non è quello che il gioco promette e non è quello che offre, e questa non è necessariamente una critica. La storia si riassume in poche battute: un cavaliere troppo debole per cavarsela da solo recluta un'improbabile compagnia di eroi, riesce a battere un'idra a tre teste, e poi, da consumato traditor di fiducia, sottrae la pergamena appena recuperata e si rifugia nella propria fortezza personale. Agli sventurati protagonisti non resta altro da fare che inseguirlo e presentargli il conto, armati di asce, coltelli, bacchette magiche e, nel caso di almeno un personaggio, di una musica jazz particolarmente offensiva.
   

  
La narrazione abbraccia consapevolmente il modello degli arcade classici, dove la storia era poco più di un cartello all'inizio del livello che ti diceva "vai là e ammazza quello". Quel che rende il tutto funzionante è il tono: Dark Scrolls si prende abbastanza sul serio da costruire un universo coerente, ma non così sul serio da dimenticarsi di essere fondamentalmente assurdo. I personaggi portano ciascuno una piccola mitologia interna, espressa non attraverso dialoghi prolissi ma attraverso il design, le animazioni e le missioni personali che accompagnano ogni run. (L'idea di costruire la lore attraverso il gameplay piuttosto che attraverso cutscene è una scelta che dimostra una consapevolezza del medium non scontata, ndr.) Non c'è un arco narrativo nel senso tradizionale del termine, ma c'è una coerenza stilistica che trasforma il nonsense in identità.
 
Ogni run diventa a modo suo un racconto autonomo: si parte, si affronta il caos, si muore, si ricomincia. È la grammatica classica del genere roguelite, e Dark Scrolls la abbraccia senza complessi. Quello che manca è qualsiasi tipo di approfondimento del villain, che rimane una sagoma funzionale piuttosto che un antagonista memorabile, e i nemici comuni, nella loro convenzionalità, non contribuiscono a costruire il senso di un mondo che respira davvero. Il gioco, in fondo, non ne ha bisogno per funzionare, ma è un'occasione mancata per un team che ha dimostrato di saper costruire atmosfera quando vuole. Prima di passare a parlare del gameplay vogliamo ricordarvi che Dark Scrolls non è localizzato in italiano.
 

 

Il gameplay di Dark Scrolls

Il cuore meccanico di Dark Scrolls è semplice da descrivere e difficile da padroneggiare: iniziata una run, lo schermo avanza senza pietà e la regola fondamentale è una sola, non restare indietro. Se si viene intrappolati oltre il bordo sinistro del monitor è game over immediato, senza appelli e senza eccezioni. La gestione delle collisioni con i nemici è più clemente, sottraendo punti vita recuperabili con le immancabili pozioni rosse, ma il ritmo implacabile dello scorrimento impone una lettura costante dello spazio di gioco che non concede momenti di rilassamento. Di tanto in tanto il movimento si interrompe per ondate di nemici particolarmente intense, scontri con i boss o soste ai vendor, sempre pronti a intascarsi le monete raccolte sul campo in cambio di potenziamenti di ogni tipo.
    

Dark Scrolls è un gioco che funziona meglio quando gli si permette di dettare il ritmo, e funziona peggio ogni volta che ci si aspetta che sia qualcosa di diverso da quello che ha sempre dichiarato di voler essere.

  
La scelta del personaggio è il primo atto strategico di ogni sessione, e non si tratta di una semplice differenziazione cosmetica. Ciascuno dei nove eroi disponibili possiede un set di attacchi, un'abilità speciale e una filosofia di movimento completamente autonoma, al punto che cambiare personaggio equivale di fatto a cambiare stile di gioco pur all'interno della stessa struttura meccanica. All'inizio del gioco il giocatore ha accesso a tre eroi: Grizz, un boscaiolo/barbaro dalla corporatura imponente che lancia asce pesanti in un arco ampio e schiaccia i nemici con un poderoso attacco dall'alto, caratterizzato da un ritmo lento ma devastante; Pigeon, un ladro agile che privilegia la mobilità, lanciando raffiche di coltelli a distanza ravvicinata e attaccando verso il basso con i suoi pugnali durante il salto, velocissimo ma delicato; e Emerys, un mago che fluttua proiettando sfere di energia, con uno stile di gioco più contemplativo che però non soddisfa quanto gli altri due.
  
Dark Scrolls supporta il multiplayer cooperativo sia in locale che online, e questa modalità non è un semplice affiancamento di due giocatori sullo stesso schermo ma un sistema che trasforma le dinamiche tattiche in modo genuinamente interessante. I personaggi possono combinare i propri attacchi per creare effetti concatenati impossibili da replicare in solitaria, e se un giocatore muore l'altro può rianimarlo prima che la run termini, trasformando ogni sessione cooperativa in una gestione collettiva delle risorse e della sopravvivenza. (Giocare in cooperativa locale con Dark Scrolls ha qualcosa di quasi nostalgico nel senso migliore del termine: riporta alla mente quelle serate davanti a un cabinato, con la differenza che qui si torna a casa con i propri soldi, ndr.) La difficoltà scala progressivamente nel corso di ogni sessione: i nemici diventano più aggressivi, i pattern più fitti, e i boss testano la padronanza di tutte le meccaniche accumulate fino a quel momento. La curva di apprendimento è significativa ma non ostile, e la struttura roguelite garantisce che ogni morte sia comunque produttiva in termini di progressione permanente.
 

 

L'arte e la tecnica di Dark Scrolls

Visivamente, Dark Scrolls non cerca di nascondere le proprie influenze, è un omaggio dichiarato e affettuoso all'estetica dei coin-op degli anni Novanta, con una pixel art curata nei minimi dettagli che restituisce personalità e coerenza in ogni singolo frame. I personaggi sono immediatamente leggibili nelle loro silhouette anche nel pieno del caos visivo, i nemici hanno design riconoscibili, e gli ambienti mantengono un'identità visiva solida e coerente tra un dungeon e l'altro nonostante la generazione procedurale. I biomi cambiano aspetto passando da foreste rigogliose a lande innevate, e ogni area porta con sé un boss tematico di grandi dimensioni il cui design richiama esplicitamente i migliori avversari dell'era arcade. La pixel art è orgogliosamente extra size, con sprite grandi, leggibili e caratterizzati da una personalità visiva che non si perde nell'affollamento.
 
Sul piano tecnico puro, le prestazioni su PC sono molto solide. La natura 2D del titolo e le scelte grafiche ottimizzate garantiscono un framerate stabile anche nelle fasi di maggiore affollamento visivo, e i requisiti hardware sono deliberatamente contenuti, accessibili anche a configurazioni datate. La colonna sonora abbraccia i suoni sintetici e le musiche retrogaming con una coerenza stilistica che non fa mai scendere di tono l'esperienza: gli effetti sonori hanno quella qualità percussiva e immediata che si associa ai migliori arcade del passato, mentre la colonna sonora accompagna le sessioni con un'energia che cresce proporzionalmente all'intensità delle sequenze di gioco. È una musica che non si sovrappone al gioco ma lo sostiene, joviale e avventurosa, capace di rendere anche la morte con un boss a metà strada meno frustrante di quanto dovrebbe essere. Sul fronte delle opzioni di personalizzazione tecnica, il gioco delude: nessun livello di difficoltà selezionabile, nessuna calibrazione della gamma, nessuna ridefinizione dei controlli, solo regolazione del volume e della risoluzione. Per un titolo che chiede precisione e rapidità di esecuzione, questa scelta è difficile da giustificare.
  
La colonna sonora di Dark Scrolls abbraccia il linguaggio sintetico dei migliori arcade senza scadere nella nostalgia fine a se stessa. Ogni area ha il proprio tema musicale, energico e ritmicamente incalzante, costruito per accompagnare il ritmo frenetico dello scorrimento senza mai sovrastare la lettura del gioco. Gli effetti sonori hanno quella qualità percussiva e immediata che si associa ai coin-op classici: i colpi delle asce, il rimbalzo dei proiettili, le esplosioni dei nemici sconfitti restituiscono un feedback uditivo preciso che contribuisce a rendere ogni azione tangibile anche nel pieno del caos visivo. L'unica pecca è una certa ripetitività dei loop musicali nelle run più lunghe, dove i temi, pur ben costruiti, cominciano a farsi sentire con un'insistenza che non sempre gioca a favore della concentrazione.
 

 

Dark Scrolls

Dark Scrolls non è un gioco per tutti, e questa è la sua forza più autentica. Chi cerca profondità narrativa, sistemi di controllo rifiniti o una struttura roguelite con la generosità di un Hades troverà qui più di un motivo di insoddisfazione. Chi invece si avvicina con la mentalità giusta, quella di chi una volta infilava gettoni in un cabinato sapendo già che sarebbe morto ma lo faceva lo stesso, troverà un'esperienza compatta, personalissima e capace di mordere ogni volta che la si lascia fare. Il roster di personaggi è una delle idee più riuscite degli ultimi tempi nel genere, il sistema Arcade Alchemy ha una logica interna soddisfacente, e la cooperativa trasforma ogni sessione in qualcosa di più grande della somma delle sue parti. Le lacune ci sono, e sono concrete: i controlli non rimappabili pesano su un genere che chiede precisione, e la mancanza di salvataggi intermedi scoraggerà chi non può permettersi sessioni lunghe. Ma quando tutto si allinea, quando i poteri si incatenano, lo schermo si riempie di caos organizzato e il personaggio scelto fa esattamente quello per cui è stato costruito, Dark Scrolls sa ancora come fare quella cosa che i migliori arcade hanno sempre saputo fare: convincerti che la prossima run andrà meglio.

7.00

Trama 5.00

Gameplay 7.50

Arte e tecnica 7.50

Pro:

personaggi molto diversi tra loro

sistema arcade alchemy

cooperativa locale e online

Contro:

sistema di salvataggio da rivedere

struttura livelli ripetitiva

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