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7.50

Recensione Cursed Blood (Early Access) per PC

Pronti a mettervi nei panni di scimmie assassine? Seguiteci nella recensione di Cursed Blood per PC

Tra sangue e scimmie

Non c'è qualcosa di irresistibilmente assurdo nell'idea di scimmie samurai che menano fendenti di katana contro nemici antropomorfi con accento cockney? Si vero? È esattamente questa follia a rendere Cursed Blood uno dei roguelike più curiosi emersi negli ultimi tempi. Il genere hack and slash a scorrimento isometrico ha già dato vita a produzioni memorabili come Dead Cells o Hades, ma qui il team di David Marquardt Studios, già noto per il precedente Dust & Neon, ha scelto di calcare la mano su sangue, violenza e un'estetica bloodpunk che fonde feudalesimo giapponese e degrado urbano contemporaneo. Il titolo, disponibile su PC tramite Steam in accesso anticipato, punta forte sulla cooperazione fino a quattro giocatori, sia online che in locale, una scelta sempre più rara che potrebbe fare la differenza per chi cerca un'esperienza da condividere con gli amici. Tra altari di sangue, maledizioni capricciose e nemici che sembrano usciti da un fumetto pulp innaffiato di violenza gratuita, Cursed Blood prova a ritagliarsi un proprio spazio in un genere già ricco di proposte valide. Seguici nella nostra recensione di Cursed Blood per PC (giocato su Steam Deck).
 

 

La trama di Cursed Blood

La componente narrativa di Cursed Blood non è certo il fulcro dell'esperienza, ma esiste e serve principalmente a dare un contesto emotivo alla furia che scateniamo a ogni run. Il gioco ci mette nei panni di scimmie samurai animate da un desiderio di vendetta, protagoniste di un mondo cupo e piovoso che ricorda per atmosfera certe ambientazioni bloodpunk viste in produzioni recenti, un misto di feudalesimo giapponese e degrado urbano contemporaneo. Gli avversari che affrontiamo sono creature antropomorfe con tratti caricaturali, spesso ispirate a stereotipi british, dal parlato scurrile e dai modi tutt'altro che raffinati, il che contribuisce a costruire un universo narrativo che non si prende mai troppo sul serio nonostante la violenza esplicita che lo permea.
  

   
Il fulcro simbolico della trama ruota attorno al concetto di sacrificio: ogni nemico abbattuto diventa un'offerta al Santuario di Vermillion, un luogo che assume progressivamente i contorni di una vera e propria divinità sanguinaria a cui i protagonisti devono rendere omaggio per ottenere potere. Questo meccanismo, che si traduce concretamente nell'accumulo di sfere di sangue utilizzabili per il potenziamento dell'equipaggiamento, funge anche da collante narrativo, trasformando ogni sessione di combattimento in un piccolo rito di consacrazione. Non ci troviamo di fronte a una scrittura particolarmente elaborata o a dialoghi memorabili, quanto piuttosto a un impianto tematico coerente che sposa perfettamente il tono action e gore del titolo, senza pretese di svolte cinematografiche o colpi di scena stratificati.
 
Il vero motore narrativo, se così si può chiamare, è il sistema delle maledizioni che accompagna il giocatore lungo l'intera run. Ogni volta che interagiamo con l'Obelisco Maledetto, il checkpoint principale del gioco, possiamo scegliere di ottenere denaro, salute o la rimozione di una precedente maledizione, ma qualsiasi bottino comporta l'imposizione di una nuova maledizione casuale che ci accompagnerà per il resto della partita. È un espediente ludico-narrativo che rafforza l'idea di un patto con forze oscure, un tema che, seppur non sviluppato con la profondità di produzioni più narrative, dona comunque un senso di coerenza tematica a tutta l'esperienza. Chi si aspetta una storia elaborata con personaggi approfonditi rimarrà probabilmente deluso, ma chi cerca un contesto sufficientemente suggestivo per dare senso alla carneficina troverà in Cursed Blood un impianto tutto sommato convincente. Prima di passare a parlare del gameplay voglioamo ricordarci che Cursed Blood è localizzato in italiano.
 

 

Il gameplay di Cursed Blood

Passando al gameplay, il cuore pulsante di Cursed Blood è un sistema di combattimento melee frenetico e diretto, che privilegia la reattività rispetto alla profondità tecnica. Impersoniamo una delle quattro scimmie samurai disponibili, ciascuna con il proprio stile di combattimento basato su katane potenziabili e kunai da lancio, il tutto osservato da una prospettiva isometrica dall'alto che ricorda molto i classici del genere hack and slash arcade. Gli attacchi si concatenano in combo rapide culminabili in finisher devastanti, mentre le uccisioni furtive contro nemici minori permettono non solo di eliminarli all'istante, ma anche di recuperare punti vita, un dettaglio fondamentale in un titolo dove le risorse curative sono tutt'altro che abbondanti nell'ambiente di gioco. Questo meccanismo di takedown come principale fonte di cura crea un loop di rischio e ricompensa piuttosto interessante, perché costringe il giocatore a bilanciare l'aggressività necessaria per sopravvivere con la prudenza richiesta per non esporsi troppo ai contrattacchi.
  

Ogni volta che ci siamo avvicinati a un Obelisco Maledetto con la sensazione di aver trovato l'equilibrio perfetto per la nostra build, il gioco ci ha ricordato senza pietà che in Cursed Blood nessun vantaggio arriva mai senza un prezzo da pagare.

  
Il combattimento, per quanto accessibile fin dalle prime battute, non è affatto banale: parare e deviare i colpi degli avversari, incluso i proiettili a distanza, è un'abilità che va allenata con cura, e sebbene la componente tecnica non raggiunga la complessità di titoli come Sekiro, la sfida cresce rapidamente man mano che si avanza nei livelli. Gli attacchi caricati offrono un ulteriore strato tattico, potendo infliggere danni maggiori o effetti di stordimento che aprono la strada a esecuzioni rapide capaci di rimpinguare la salute sul campo. Il sistema delle maledizioni e dei potenziamenti aggiunge un ulteriore livello di profondità strategica: gli altari sparsi lungo il percorso offrono benefici temporanei a fronte dell'acquisizione di malus, in un continuo tira e molla che obbliga il giocatore a valutare costantemente i rischi di ogni scelta. Le Curse, come vengono chiamate in game, tendono spesso a colpire proprio la build che si sta cercando di costruire capace di trasformare ogni run in un piccolo esperimento di adattamento forzato.
 
La progressione a lungo termine si basa sull'accumulo delle sfere di sangue ottenute uccidendo nemici, risorsa che permette di potenziare armi esistenti e sbloccarne di nuove, oltre a garantire accesso a strutture come la Fontana di Sangue, che sblocca boost aggiuntivi in cambio dell'eliminazione di nemici particolarmente coriacei. Il ritmo di questa progressione, va detto, non è sempre lineare: accumulare risorse sufficienti per sentire un progresso tangibile richiede parecchie run, e la sensazione di stallo può farsi sentire soprattutto nelle prime ore, prima che il giocatore abbia sbloccato un ventaglio sufficientemente ampio di strumenti. Il titolo propone inoltre modalità alternative alla run classica, come la modalità a tempo che impone di effettuare un'esecuzione ogni sessanta secondi sotto pena di perdita costante di salute, un espediente che accelera sensibilmente il ritmo di gioco e regala un'adrenalina diversa rispetto alla modalità standard. La struttura semi open world dei livelli, con percorsi alternativi, forzieri nascosti e chiavi speciali per accedere a contenuti bonus, invita all'esplorazione e alla scoperta, ricompensando la curiosità del giocatore con equipaggiamento e risorse aggiuntive. La componente cooperativa, infine, resta uno dei punti di forza più solidi del pacchetto, permettendo di affrontare l'intera esperienza fino a quattro giocatori, con un'attenzione particolare rivolta anche al gioco in locale, una scelta sempre più rara nel panorama contemporaneo che sarà sicuramente apprezzata da chi preferisce condividere lo schermo fisicamente con gli amici.
 

 

L'arte e la tecnica di Cursed Blood

Sul fronte della direzione artistica, Cursed Blood sceglie con convinzione una strada estetica cupa, sporca e visivamente aggressiva, che sposa perfettamente il tono splatter dell'intera produzione. L'ambientazione bloodpunk, un misto tra suggestioni feudali giapponesi e degrado urbano contemporaneo, si traduce in scenari piovosi, bui e decadenti, popolati da nemici caricaturali che spezzano la tensione visiva con un tocco di umorismo grottesco. Il comparto grafico in 3D isometrico, seppur non punti sui virtuosismi tecnici più spinti del panorama attuale, riesce comunque a trasmettere personalità, grazie a un uso sapiente del colore e a un design dei personaggi capace di rendere immediatamente riconoscibili sia gli eroi scimmieschi sia gli avversari antropomorfi. La componente splatter, con decapitazioni, arti mozzati e fontane di sangue che accompagnano ogni combattimento, è parte integrante dell'identità visiva del gioco e contribuisce non poco a rendere ogni scontro visceralmente satisfacente, sebbene qualche occhio più sensibile potrebbe storcere il naso davanti a un simile eccesso di violenza grafica.
 
Dal punto di vista puramente tecnico, l'esperienza risulta generalmente solida su PC, con un buon adattamento anche su dispositivi portatili come Steam Deck, dove il titolo si muove con fluidità e senza compromessi significativi in termini di prestazioni. Va detto che, trattandosi ancora di un titolo in accesso anticipato, non manca qualche imperfezione: abbiamo trovato qualche bug occasionale, inclusi problemi legati a effetti di stato come il danno da fuoco che può protrarsi più del previsto costringendo a riavviare la run, un problema comprensibile per una produzione ancora in fase di sviluppo ma che il team dovrà necessariamente limare prima del lancio definitivo. Anche la leggibilità di alcuni elementi ambientali, come gli oggetti distruttibili o i percorsi alternativi non sempre ben segnalati, può generare qualche momento di confusione, soprattutto nelle prime ore di gioco quando ancora non si è abituati al linguaggio visivo del titolo.
  
Il comparto sonoro, infine, si rivela uno degli elementi più riusciti della produzione, capace di amplificare l'atmosfera cupa e adrenalinica che pervade l'intera esperienza. Gli effetti sonori legati al combattimento, dal fendente delle katane agli urli dei nemici colpiti, contribuiscono a costruire un feedback tattile molto efficace, che rende ogni scontro ancora più coinvolgente e viscerale. Il doppiaggio, per quanto non punti su performance memorabili, risulta comunque adeguato al tono cupo e sopra le righe del titolo, dando personalità agli scambi verbali tra i vari nemici caratterizzati dal loro parlato scurrile in stile cockney. Nel complesso, la componente audio si integra armoniosamente con la direzione artistica generale, contribuendo a rendere Cursed Blood un'esperienza sensorialmente immersiva nonostante la relativa semplicità tecnica del comparto grafico. Al momento non sono presenti sottotitoli o doppiaggio in lingua italiana, un dettaglio da tenere presente per chi non ha familiarità con l'inglese.
 

 

Cursed Blood

Cursed Blood si presenta come un roguelike hack and slash capace di intrattenere fin dalle prime run, grazie a un combattimento immediato e viscerale che premia sia l'aggressività calcolata che la capacità di adattamento imposta dal sistema delle maledizioni. Il titolo, ancora in accesso anticipato, mostra però i segni tipici di una produzione non del tutto rifinita, tra progressione talvolta lenta, qualche imperfezione tecnica e una leggibilità ambientale non sempre impeccabile. Chi apprezza il genere e non si fa spaventare da un eccesso di sangue e caricature grottesche troverà comunque in Cursed Blood una base solida su cui il team potrà continuare a lavorare in vista dell'uscita definitiva.

7.50

Trama 6.50

Gameplay 8.00

Arte e tecnica 7.00

Pro:

combattimento immediato

sistema di curse e boost aggiunge profondità

Contro:

progressione lenta e ripetitiva

qualche bug qua e la

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