Oggi parliamo di CorgiSpace, una piccola grande dichiarazione d’amore per il videogioco “compatto”, quello che sta in una manciata di tasti, qualche pixel colorato e un’idea forte capace di incollarci allo schermo per mezz’ora... e poi per un’altra mezz’ora ancora. È una raccolta di oltre una dozzina di mini?esperienze 8?bit, firmate Adam “Atomic” Saltsman e pubblicate da Finji, che gioca con i generi arcade, puzzle, azione e avventura come se stessimo sfogliando una collezione di cartucce PICO?8 su un vecchio scaffale digitale. L’idea delle “short legs on purpose”, cioè giochi volutamente corti, restituisce le sensazioni delle compilation di minigiochi anni ’90, ma con la consapevolezza del game design moderno e la cura che ci aspetteremmo da chi porta in catalogo progetti come Tunic e Night in the Woods. Dal nostro punto di vista CorgiSpace è un titolo perfetto per chi ama sperimentare, saltare da un’idea all’altra e farsi sorprendere dalla creatività dell’autore, quindi prepariamoci a entrare in questa strana galassia di cartucce virtuali... seguiteci nella nostra recensione di CorgiSpace per PC (giocato su Steam Deck).
La trama di CorgiSpace
Quando affrontiamo CorgiSpace dobbiamo subito fare un piccolo cambio di prospettiva: non siamo davanti a una “trama” unica in senso tradizionale, ma a un mosaico di micro?storie, piccoli mondi autosufficienti che vivono dentro ciascuna cartuccia PICO?8 della raccolta. Il filo conduttore è il tono surreale, buffo e a tratti nonsense che caratterizza quasi tutti i concept, da pugs che mangiano formaggio a sogni di ratti in salsa soulslike, passando per pianeti da terraformare e dinosauri da mettere in ordine. Questa impostazione fa sì che il “racconto” di CorgiSpace sia più vicino a un volume di racconti brevi che a un romanzo: entriamo, cogliamo l’idea, ci giochiamo dentro per una mezz’oretta e poi passiamo alla storia successiva portandoci dietro il mood generale della collezione.
Ciascun gioco prova a raccontare qualcosa di preciso, spesso con pochissime parole ma con un fortissimo uso del contesto visivo e delle regole di gameplay come elemento narrativo. Prendiamo Kuiper Cargo: il semplice atto di consegnare carichi nello spazio, scegliere gli upgrade e salire di rango nella gilda parla di routine, rischio e progressione personale senza bisogno di lunghi dialoghi o cutscene, usando la struttura run?based come “frase” ripetuta e modulata che suggerisce il viaggio e il mestiere. Cave of Cards, con il suo grottesco mix di bombe, funghi assassini e mani di poker, trasforma i sistemi di combinazione delle carte in un linguaggio simbolico su rischio e azzardo, dando l’impressione di esplorare una caverna che è tanto fisica quanto mentale. Rat Dreams, descritto come una sorta di Souls?like top?down dove ci si muove solo con schivate, costruisce l’immaginario di un incubo ricorrente attraverso le limitazioni stesse del movimento e la difficoltà degli scontri, con un minimalismo che lascia molto spazio all’interpretazione di chi gioca. (Anche per questi titoli il linguaggio usato è l’inglese, interfacce e denominazioni restano non localizzate in italiano ndr.)
Quello che colpisce è come la personalità autoriale di Saltsman emerga non tanto dal testo scritto quanto dal modo in cui tono, regole e micro?mondi si parlano tra loro all’interno della collezione. C’è una coerenza di spirito che collega il “rompere continuamente di prigione”, l’essere un pug, lo “stabbing nazis” e il “drinking various popes”, ovvero un gusto per l’assurdo che non cade mai nello sberleffo fine a sé stesso, ma usa l’esagerazione per far sorridere e allo stesso tempo sorprendere chi gioca. Questo fa sì che anche quando un singolo micro?plot non colpisce nel segno quanto altri, sentiamo comunque di essere dentro lo stesso universo creativo, una sorta di Corgi?multiverso in cui ogni cartuccia è una finestra su un paradosso diverso, sostenuto da una regia invisibile ma percepibile. (La mancanza di una localizzazione italiana rende meno immediati alcuni giochi di parole e gag testuali, dettaglio da tenere a mente se non si è a proprio agio con l’inglese ndr.)
Il gameplay di CorgiSpace
Sul piano del gameplay, CorgiSpace è un manifesto di quanto si possa ancora fare con pochi tasti, regole chiare e una forte identità per ogni singolo minigioco. La raccolta offre più di dodici titoli che spaziano tra action, puzzle, avventura e arcade, tutti pensati per essere “thoroughly explored in under an hour”, quindi completabili o quantomeno compresi a fondo in una singola sessione di gioco. Questo non significa che siano esperienze effimere: la struttura ad alta rigiocabilità, il focus sul punteggio, sulle run e sulla sperimentazione con le regole rende molti di questi giochi perfetti per “un’altra partita e poi smetto”, che ovviamente si trasforma in cinque o sei runs di fila (Il sistema di input è immediato ma alcuni tutorial in inglese richiedono un minimo di familiarità con la lingua per cogliere tutte le sfumature ndr.).
Kuiper Cargo è probabilmente uno degli esempi più chiari di come la raccolta lavori sulla curva di apprendimento e sul gusto per l’ottimizzazione. Il titolo si presenta come un puzzle run?based: dobbiamo consegnare carichi nello spazio, scegliere gli upgrade giusti, bilanciare rischi e ricompense per aumentare il rango della nostra gilda, in un loop che incoraggia la sperimentazione e la scoperta di sinergie via via più raffinate. Le decisioni sul percorso, sulla gestione del carico e sugli upgrade hanno peso concreto, e non ci vuole molto prima che si inizi a ragionare in termini di build, run “buone” e run “sprecate”, dinamica che ricorda da lontano certi deckbuilder roguelike ma in formato estremamente compresso. Cave of Cards, invece, spinge su un ibrido tra roguelike e puzzle in cui l’uso delle carte per creare mani sfruttabili come risorse si innesta su una mappa a caselle, funghi letali e bombe da innescare con tempismo preciso, offrendo un gameplay dove ogni mossa sbagliata si paga cara ma ogni combinazione riuscita regala grande soddisfazione.
La varietà è uno dei punti di forza più evidenti della raccolta, perché si passa da un sokoban con bombe come Mole Mole a un rompicapo logico come Dino Sort, in cui dobbiamo sistemare dinosauri in posizioni “giuste” in base alle loro preferenze (cibo, vicinanza ad altri dinosauri, ecc.), per poi ritrovarsi in Rat Dreams, un action top?down in cui il movimento limitato al solo “dodge roll” trasforma ogni spostamento in una decisione tattica pesantissima. Alcuni giochi puntano sulla destrezza pura, su quella sensazione da arcade dove i riflessi sono tutto; altri insistono sulla riflessione, sull’analisi della griglia, sull’anticipazione delle conseguenze di ogni mossa, con una profondità che sorprende considerando l’estetica da micro?gioco. Si avverte una cura generale nel calibrare difficoltà e accessibilità, anche se in un paio di casi la curva può risultare brusca per chi non è abituato ai puzzle rigorosi o alle esperienze roguelike “old school”, soprattutto quando la lettura del testo inglese non è immediata.
L'arte e la tecnica di CorgiSpace
Sul fronte artisticoCorgiSpace è un omaggio dichiarato al linguaggio estetico della PICO?8, la fantasy console amata dagli sviluppatori indie per i suoi limiti volutamente stringenti in termini di risoluzione, palette colori e spazio su cartuccia. Tutti i giochi della raccolta condividono questo vocabolario visivo: sprite minuscoli, colori vivaci ma limitati, interfacce compattissime e un gusto per l’icona che richiama immediatamente l’epoca 8?bit, filtrata però attraverso una sensibilità moderna per il layout e la leggibilità. Nonostante i vincoli, o forse proprio grazie a quelli, ogni mini?gioco riesce ad avere una propria identità forte: si riconosce subito l’ambientazione spaziale di Kuiper Cargo, l’umidità claustrofobica di Cave of Cards, la bizzarria zoologica di Dino Sort o la notte disturbante di Rat Dreams, tutti declinati con una coerenza cromatica e compositiva che rende il viaggio in CorgiSpace una sorta di tour in una galleria di micro?quadri interattivi.
Dal punto di vista tecnico, trattandosi di una collezione di giochi PICO?8, non ci si trova ovviamente di fronte a un titolo che spinge l’hardware, ma a un prodotto che punta su stabilità, immediatezza e compatibilità su PC e Mac tramite Steam e itch.io. La leggerezza del motore e delle singole cartucce si traduce in caricamenti fulminei, requisiti minimi bassissimi e nella possibilità di far girare il tutto senza problemi su praticamente qualsiasi macchina moderna, aspetto che rende CorgiSpace perfetto anche come “gioco da portatile” per laptop o handheld PC. La presenza di funzioni di salvataggio per alcuni giochi aggiunge un ulteriore senso di cura, perché nonostante la struttura “short form” è possibile mettere in pausa la nostra esplorazione di determinati titoli e riprenderla in un secondo momento senza perdere i progressi.
L’audio completa il quadro con una colonna sonora e un design sonoro che sposano perfettamente l’estetica PICO?8: beep, chiptune, effetti minimali ma incisivi, tutti orchestrati per rafforzare l’identità di ciascun micro?gioco senza mai sovrastarlo. Ogni cartuccia ha il suo mood sonoro specifico, che si tratti di una traccia più energica per l’action, di pattern più meditativi per i puzzle o di timbri più cupi per le esperienze alla Rat Dreams, e insieme contribuiscono a dare alla raccolta un sound complessivo riconoscibile e sorprendentemente coeso. Si avverte esperienza nel dosare volume, densità e ripetizione, evitando la sensazione di “loop fastidiosi” che spesso affligge le produzioni retro?style meno curate, e questo rende CorgiSpace un titolo che si può giocare a lungo senza che l’orecchio si stanchi o cerchi immediatamente il tasto per disattivare la musica.
CorgiSpace è una di quelle raccolte che restano in libreria digitale come “comfort game”, il titolo a cui torniamo quando abbiamo voglia di qualcosa di immediato ma non banale, capace di sorprenderci anche dopo diverse sessioni proprio grazie alla sua natura frammentata e al continuo cambio di ritmo tra un micro?mondo e l’altro. Nel complesso, l’identità autoriale di Saltsman, la cura nel confezionare ogni singolo minigioco e la coerenza estetica e sonora che tiene insieme l’intero pacchetto ci hanno convinti, pur nella consapevolezza che l’assenza di localizzazione italiana e la struttura da “short form arcade” non parleranno a tutti allo stesso modo. Chi cerca un’avventura lunga, sceneggiata e tradotta potrebbe restare un po’ ai margini dell’esperienza, mentre chi ama i giochi compatti, sperimentali e fortemente caratterizzati troverà in CorgiSpace un piccolo tesoro da scoprire a colpi di brevi sessioni, lasciandosi portare ogni volta in un angolo diverso di questa buffa, brillante galassia a 8?bit.