Spara, ridi, ripeti
Il ritorno di
Borderlands è sempre un evento, e con
Borderlands 4 Gearbox ci porta su un nuovo pianeta, nuove fazioni, e soprattutto nuove follie a base di loot, esplosioni e armi fuori di testa. Dopo l’accoglienza contrastante del terzo capitolo (
se ve la siete persa vi invitiamo a leggere la nostra recensione ndr.), ci chiedevamo se la saga fosse in grado di ritrovare lo smalto dei suoi giorni migliori, e la promessa di un mondo più libero e fluido ha acceso la nostra curiosità.
2K ci ha offerto la possibilità di provare il gioco grazie ad un codice review inviatoci per testare il tuttoIl mix di ironia, azione sfrenata e libertà di sperimentare build è da sempre il cuore pulsante del franchise, e in questo episodio ci siamo immersi ancora una volta in ore di spari, bottini e missioni con personaggi sopra le righe. Seguiteci nella nostra
recensione di Borderlands 4 per PC.
La trama di Borderlands 4
La
trama di Borderlands 4 si svolge sul nuovissimo pianeta Kairos, sei anni dopo che la luna Elpis è stata teletrasportata in orbita, distruggendo lo scudo protettivo che nascondeva Kairos al resto dell’universo. In questo caos politico e sociale prende potere un dittatore noto come il Timekeeper, che impone il suo controllo tramite un dispositivo chiamato “bolt” impiantato nelle persone (uno strumento che funge da sorta di controllo remoto, minaccia, sorveglianza, leva di potere) per mantenere il suo ordine autoritario. Il protagonista (o meglio, il
Vault Hunter) arriva a Kairos proprio in questo momento: cercando il Vault alieno che si cela sul pianeta, ma presto catturato dal
Timekeeper e incorporato nel sistema dei bolt. Viene poi liberato dalla Crimson Resistance, il movimento ribelle contro il Timekeeper. Questa premessa dà al gioco un tono più serio, più oscuro rispetto a quanto
Gearbox aveva fatto negli ultimi capitoli: il tema del controllo, della sorveglianza, della perdita di libertà sono elementi centrali che cercano davvero di spingere la narrativa a qualcosa di più profondo.
Abbiamo incorporato i contenuti di YouTube. Poiché YouTube potrebbe raccogliere dati personali e tracciare il tuo comportamento di visualizzazione, caricheremo il video solo dopo aver acconsentito all'uso dei cookie e tecnologie simili a quelle descritte nella loro
Privacy policy
Acconsento, mostra il video
Man mano che andiamo avanti nella
storia, il gioco introduce fazioni ben definite: la
Crimson Resistance, gli
Outbounders, gli
Augers, gli
Order del Timekeeper, i Rippers e le Electi sono tutti gruppi con motivazioni diverse, interne lotte di potere, tradimenti, e alleanze che mutano con il procedere della campagna. Le missioni per ottenere i “command bolts” dei luogotenenti del Timekeeper Idolator Sol, Vile Lictor, Callis sono un buon modo per dare varietà structurale al percorso narrativo, alternando scontri di fazione, rivelazioni scientifiche, tradimenti personali. Le mutazioni della realtà dovute agli esperimenti, il legame con Elpis e il Phase Dimension, aggiungono un elemento quasi di fantascienza “spaziale” che espande l’universo di Borderlands oltre le solite esplorazioni di vault, banditi, creature ostili.
Nonostante le parti intriganti, la trama ha dei limiti ben visibili. Alcuni personaggi principali, incluso il Timekeeper, non emergono sempre come avremmo voluto: mancano certe sfumature emotive nei villain principali che potrebbero renderli memorabili, e spesso la narrazione si concentra più sull’azione che su connessioni personali o sviluppo interno. Anche le missioni secondarie che potrebbero essere la cassa di risonanza per lore, humor, caratterizzazione in alcuni casi risultano piatte, ripetitive o banali, non essendo riuscite a integrare pienamente la profondità narrativa del tema centrale. Critici e giocatori segnalano che la trama principale, pur avendo momenti alti, non sempre tiene il ritmo o l’originalità promessa. Complessivamente la storia è ambiziosa, con buone idee e potenziale, ma non sempre raggiunge l’impatto emotivo che avremmo voluto. Non si può negare che sia meglio di certe critiche che Borderlands ha ricevuto in passato per essere “solo caos” privo di senso narrativo, ma resta sotto il limite per essere considerata memorabile al pari dei migliori capitoli della serie. Prima di passare a parlare del gameplay vogliamo ricordarvi che
Borderlands 4 è localizzato in italiano.
Il gameplay di Borderlands 4
L’aspetto più riuscito di
Borderlands 4 è senza dubbio il
cuore del gameplay: sparare, prendere loot, costruire il personaggio, sperimentare build. I
Vault Hunters nuovi (
Rafa,
Amon,
Harlowe,
Vex) offrono stili di gioco distinti, e le loro abilità azione (“Action Skills”) sono ben integrate con alberi di abilità ramificati, passivi, upgrade che permettono di personalizzare in dettaglio. C’è una soddisfazione concreta nel trovare armi potenti, incrociare modificatori, sperimentare combinazioni insolite uno degli elementi che più apprezziamo, perché rievoca i momenti migliori della saga. Sono state introdotte nuove meccaniche di movimento e esplorazione che aggiungono freschezza: il gancio per arrampicarsi o attraversare veloce, variazioni nel deserto o nelle ambientazioni più tecnologiche, veicoli migliorati. La
mappa di Kairos è più fluida, le transizioni meno artificiose, e c’è più libertà nel muoversi, esplorare regioni laterali, ritornare su zone già viste per far saltar fuori loot nascosto, missioni secondarie o segreti.
Cooperativa come sempre è un pilastro della serie: giocare con amici migliora molto l’esperienza, soprattutto nei momenti di loot più raro o di scontro difficile con nemici potenti. Anche il bilanciamento delle difficoltà (nemici, danni, scaling) sembra più curato rispetto a
Borderlands 3, con la possibilità di sentirsi sfidati ma senza che tutto diventi frustrante.
Borderlands 4 è un capitolo ambizioso, capace di riportare in primo piano i punti di forza storici della serie, ma anche segnato da difetti che non passano inosservati.
Eppure il gameplay non è esente da problemi. Uno dei maggiori ostacoli è l’interfaccia: gestione dell’inventario, confronto tra armi, progressione delle abilità, passaggi frequenti per verificare modificatori e statistiche tutto questo può diventare ingombrante. Critici segnalano che l’UI appare affollata, poco intuitiva in alcuni aspetti, con schermate che richiedono troppi click o passaggi per fare cose che dovrebbero essere immediate. Inoltre, il loot abbondante è doppiamente benvenuto ma a volte scade nella ridondanza: troppe armi che differiscono per poco, troppi mod che si assomigliano, e il senso di “un milione di armi” perde un po’ di brillantezza quando molte sono mediocri o poco interessanti. C’è poi la questione della monotonia: pur con le varie missioni secondarie e fazioni, alcune sezioni in particolare nel secondo atto del gioco tendono a riciclare ambientazioni, nemici, schemi di combattimento simili, con poche variazioni radicali. Questo mina un po’ la sorpresa che dovrebbe accompagnare la progressione verso il finale, facendo sembrare certi momenti più “di passaggio” che tappe memorabili.
Dal punto di vista
tecnico del gameplay, alcuni elementi sono eccellenti: il feeling delle armi è migliorato rispetto al passato; il recoil, il feedback tattile, l’impatto sonoro dello sparo, il design dei boss e delle abilità speciali sono spesso soddisfacenti, visivamente e meccanicamente. I momenti di caos puro: esplosioni, effetti visivi, lotte su larga scala restituiscono davvero la sensazione che ci si aspetta da un Borderlands. Ci sono anche buone idee nel bilanciamento del loot leggendario / Pearlescent, nella sperimentazione delle build: spingono il giocatore non solo a inseguire numeri alti ma a ragionare sulla sinergia tra talento, abilità e attrezzatura. Comunque qualche frizione permane: tempi di caricamento (almeno in certe situazioni),
piccoli bug, problemi di affidabilità online / multiplayer in certi casi. Alcune attività post-campagna perdono mordente dopo un po’ se non supportate da ricompense che giustifichino il reprise. Ma nel complesso il gameplay rimane il punto di forza più netto del titolo.
L'arte e la tecnica di Borderlands 4
La
direzione artistica di Borderlands 4 è un’evoluzione rispetto al passato, non una rivoluzione radicale, ma mantiene ciò che rende la serie riconoscibilissima: contrasti forti, design esagerati, un mix di estetica industriale/fantascientifica/border-lore che coglie bene l’identità di
Gearbox. Ambientazioni come città high-tech corrotte, deserti, laboratori di ricerca con parti di tecnologia aliena emergente, grotte, strutture rigide e deformate interagiscono per costruire un mondo coerente ma variegato.
Kairos, la nuova ambientazione planetaria, riesce a offrire scorci visivamente interessanti: alcune parti sono spettacolari, giochi di luce/ombra ben fatti, contrasto tra natura degradante e tecnologia invasiva del Timekeeper, elementi alieni che spuntano qua e là. Il tema vettoriale dello stile
“high-tech ma lo-fi” è ben percepibile: non tutto è slick, molti ambienti hanno texture di superfici degradate, oggetti arrugginiti, macchinari che sembrano di un futuro tecnologico mal mantenuto. Anche il design dei Vault Hunters è riuscito: ogni classe è ben caratterizzata, con abilità che non solo servono da strumenti di combattimento, ma riflettono anche uno stile visivo riconoscibile. Le armi continuano a essere fonte di meraviglia: l’inventiva nella forma, negli effetti, nei proiettili elementali, nei mod che si riflettono anche nello sfavillio visivo sono aspetti che non tradiscono le aspettative.
Qui arriviamo agli aspetti più controversi.
Borderlands 4 su PC ha sofferto, fin dal lancio, di problemi di prestazioni piuttosto seri. Anche hardware di fascia medio-alta fanno fatica a mantenere 60 FPS stabili, specialmente in 4K o con dettagli elevati, e questo in ambienti densi di effetti particellari, con moltissime luci, HDR, fisica attiva.
Gearbox non ha ignorato questi problemi e ha distribuito patch e guide per ottimizzare le impostazioni su varie GPU AMD/NVIDIA, incluse proposte per FSR/DLSS, impostazioni grafiche “scalate”, ecc. Però non tutte le problematiche sono sparite: ad esempio, nei luoghi aperti o nelle transizioni rapide tra zone, la CPU può diventare il collo di bottiglia, e alcuni utenti riferiscono che anche con patch aggiornate restano difetti fastidiosi. Oltre alle prestazioni, c’è da dire che la stabilità è migliorata rispetto alle prime ore di lancio, ma non perfetta: bug minori, glitches grafici, collisioni strane, qualche pathing dei nemici che “inciampa”, invisibilità temporanea di elementi ambientali… non rovinano l’esperienza centrale, ma emergono abbastanza spesso da distrarre.
Il comparto sonoro è uno dei punti più solidi. Gli effetti delle armi sono ben differenziati: le granate, gli esplosivi, gli spari ad alta velocità, i proiettili elementali (fuoco, elettrico, corrosivo) hanno ciascuno il loro peso uditivo, e contribuiscono alla soddisfazione nel combattimento. Le esplosioni, il feedback del colpo, il suono dei veicoli, le ambientazioni industriali pieni di tubature, ventole, macchinari che ronzano, tutto contribuisce a costruire l’atmosfera che ci si aspetta da un
Borderlands. Le musiche supportano bene i momenti: nei combattimenti, nelle fasi esplorative un po’ più lente, nei momenti di tensione narrativa. Non sempre memorabili come temi epici di altri giochi, ma più che adeguate: sanno dove stare, quando calare, quando farsi sentire. I doppiaggi (in inglese) sono generalmente buoni, alcuni personaggi spiccano per qualità, altri meno, ma non ci sono cadute clamorose nella recitazione.