Alla ricerca di una nuova casa
Aphelion è una delle produzioni fantascientifiche più discusse di questa primavera: un’avventura narrativa in terza persona firmata
Don’t Nod, ambientata sul gelido pianeta
Persephone, con
Ariane e Thomas al centro di una missione che nasce per dare un futuro all’umanità e si trasforma quasi subito in una lotta per la sopravvivenza. Il punto è che non siamo davanti a un kolossal d’azione puro, né a un survival duro e sistemico:
Aphelion preferisce il ritmo del racconto, la costruzione dell’atmosfera e la relazione tra i due protagonisti, con risultati spesso convincenti ma non sempre memorabili. Volete saperne di più? Seguiteci nella
recensione di Aphelion per PC.
La trama di Aphelion
La
struttura narrativa di Aphelion ruota attorno a due assi principali: il mistero di
Persephone e il legame tra
Ariane e Thomas. Il primo elemento riguarda la missione, la natura del pianeta, la misteriosa Sorgente e tutto ciò che i protagonisti scoprono esplorando un ambiente che sembra avere più di un segreto sepolto sotto il ghiaccio. Il secondo elemento, invece, è più intimo e più tipicamente
Don’t Nod: il rapporto tra due persone costrette a confrontarsi con il dovere, con il dolore e con i sentimenti che la distanza rende ancora più taglienti.
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Proprio
il rapporto tra i due protagonisti è, con ogni probabilità, l’aspetto migliore dell’intera sceneggiatura. Quando Aphelion smette di inseguire il grande enigma cosmico e si concentra sulle crepe emotive dei suoi personaggi, sulla loro fatica nel restare lucidi e sulla tensione tra missione e sentimento, il gioco riesce davvero a trovare una voce propria, con alcuni passaggi toccanti e una manciata di scene che restano impresse. Le cutscene aiutano molto in questo senso, perché la regia digitale è spesso ispirata e i primi piani dei personaggi riescono a sostenere bene il peso emotivo di certi snodi.
Dove la trama perde slancio è nella
gestione del mistero principale.
Aphelion costruisce un worldbuilding interessante e una cornice narrativa credibile, anche grazie alla collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea, ma non riesca sempre a trasformare queste buone premesse in una progressione davvero sorprendente, originale o ricca di picchi. Noi lo abbiamo percepito come un racconto che incuriosisce, che si lascia seguire volentieri e che non crolla mai, ma che in più di un momento sembra scegliere la strada più prevedibile, rinunciando a quel guizzo capace di trasformare una buona storia in una storia da ricordare.
Il gameplay di Aphelion
Sul piano del
gameplay,
Aphelion si presenta come un action adventure in terza persona che alterna esplorazione, arrampicate, sezioni stealth, piccoli enigmi ambientali e momenti più strettamente narrativi. La scelta di dividere l’esperienza tra Ariane e Thomas è intelligente sulla carta, perché i due vivono situazioni diverse e affrontano il pianeta con strumenti, limiti e sensibilità differenti.
Ariane incarna la parte più dinamica e più fisica dell’avventura, mentre
Thomas porta in scena un ritmo più teso, più vulnerabile e più vicino all’idea di sopravvivenza ragionata.
Aphelion non è il nuovo punto di riferimento della fantascienza videoludica su PC, eppure resta un’opera che sa ritagliarsi un proprio spazio
Le sezioni con
Ariane sono quelle che mostrano più chiaramente sia i pregi sia i difetti del gioco. Da un lato ci sono ambienti ostili, pareti ghiacciate, appigli da raggiungere, il rampino e una messa in scena che cerca spesso il grande colpo d’occhio. Dall’altro lato, però, l’interazione resta piuttosto guidata e semplificata: la scalata ha un sistema molto (
forse troppo ndr.) assistito, il giocatore controlla il movimento solo in modo parziale, e questa sensazione di automatismo alla lunga riduce il coinvolgimento. All’inizio il panorama basta quasi da solo a sostenere il piacere dell’attraversamento, poi emerge con chiarezza il limite di una meccanica che evolve poco e che smette presto di sorprenderci.
Le
sezioni stealth seguono una filosofia simile. L’idea di dover sfuggire a presenze ostili senza armi, sfruttando scanner, distrazioni ambientali e percorsi alternativi, è coerente con il tono dell’opera e con l’identità dei personaggi. Il problema è che il level design tende a essere basilare e anche qui l’evoluzione è limitata, quindi la tensione iniziale rischia di trasformarsi in routine. Le animazioni non sono sempre impeccabili e in alcuni casi ci siamo trovati ad avere a che fare con game over dovuti più a incertezze del sistema che a veri errori nostri, un dettaglio non devastante ma sufficiente per sporcare la fluidità dell’esperienza.
L'arte e la tecnica di Aphelion
Se c’è un ambito in cui
Aphelion riesce quasi sempre a lasciare una buona impressione, è quello della
resa artistica. Persephone è un pianeta che funziona come scenario e come idea visiva: distese ghiacciate, depressioni profonde, basi scientifiche, interni curati e scorci ampi che valorizzano bene il senso di isolamento.
L’uso dell’
Unreal Engine 5 contribuisce a questa impressione positiva, soprattutto per quanto riguarda illuminazione, scala degli ambienti e qualità generale delle scene più spettacolari. Le cutscene, in particolare, sembrano essere il terreno dove la produzione riesce a esprimersi meglio: i volti reggono bene, la regia accompagna con gusto e la componente cinematografica si fa sentire in maniera netta. Allo stesso tempo, non tutto è uniforme: alcune texture non sono sempre all’altezza, ci siamo trovati anche davanti a scene visivamente più piatte di altre e interazioni con l’ambiente che possono risultare meno rifinite del previsto.
Sul
fronte audio, invece, il giudizio tende a essere stabilmente positivo. Il doppiaggio inglese è solido, mentre la colonna sonora e il sound design accompagnano bene sia i momenti contemplativi sia quelli di maggiore tensione. Non siamo davanti a una soundtrack onnipresente o ridondante, ma a un accompagnamento misurato che sa valorizzare il vuoto, il gelo e l’alienità del viaggio. È uno di quei casi in cui il comparto sonoro non urla mai per attirare attenzione, ma lavora con precisione per sostenere il tono dell’avventura e per rendere più credibile il peso emotivo di molte scene