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Recensione 140 - Il platform minimalista per eccellenza approda su Switch

I ragazzi di Carlsen Games portano 140 su Nintendo Switch: siete pronti a livelli assurdi del platform più minimalista di sempre? Leggi la recensione di 140 per Nintendo Switch

Salta, avanza, salta

Se vi dicessimo che un platform potrebbe tranquillamente riuscire a divertire anche se vedrete unicamente (e lo ripetiamo) unicamente forme geometriche dall'inizio alla fine? E' così, oggi parliamo di 140 e, nello specifico, della versione per Nintendo Switch, ultima piattaforma che vede l'arrivo del celebre titolo di Carlsen Games. Lasciate da parte i sogni di una grafica mozzafiato, preparatevi ad una serie interminabile di imprecazioni e avventuratevi con noi nella recensione di 140 per Nintendo Switch.
 
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La trama di 140

E' inutile girarci intorno: 140 non ha una trama, nel titolo di Carlsen Games rappresentiamo una forma geometrica (che cambia a seconda dell'azione che stiamo compiendo) che non ha nessuno scopo preciso se non quello di concludere i tre livelli disponibili nel gioco. 
 
Gli sviluppatori, e soprattutto Jeppe Carlsen lead designer del gioco (autore fra l'altro di Limbo), hanno voluto creare un titolo unico nel suo genere che si spinga ai limiti del concetto di minimalismo e lo porti al suo massimo. Dobbiamo dire che l'obiettivo è stato raggiunto: 140 è effettivamente un titolo minimalista. 
 
Visto che non abbiamo alcuna storia da raccontare nel gioco, parliamo un attimo della storia della produzione di 140: il titolo è stato sviluppato per PC ed è arrivato su praticamente qualsiasi piattaforma ed ora arriva anche su Nintendo Switch. Dovete sapere che l'assurdo nome del gioco è dato dai 140 bpm della colonna sonora e che le tre cifre "stilizzate" rappresentano le forme che il nostro "protagonista" se così si può chiamare, assume durante il gioco, ma ora procediamo spediti verso il paragrafo del gameplay perchè, in fondo, 140 è puro e semplice gameplay.
 
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Il gameplay di 140

Ed eccoci finalmente a parlare del gameplay del titolo: fin dai primi secondi di gioco ci si accorge di quanto il platform presentato da Carlsen Games sia semplice e minimalista, in 140 potete infatti unicamente saltare e muovervi nelle 4 direzioni consentite dalle due dimensioni. Se vi siete quindi abituati a comandi assurdi, combinazioni di tasti, completa libertà d'azione e quant'altro beh, lasciate i ricordi alle spalle: 140 riporta gameplay e skill del giocatore al centro.
 
Lo scopo del gioco è quello di recuperare le varie sfere che troverete sparse per gli stage, raccogliere le sfere vi consentirà di affrontare il boss del livello. Tutto questo per i tre livelli che il gioco vi propone. Si i livelli con cui avrete a che fare sono solo tre (sei se si considerano gli stessi tre "specchiati" una volta che avete finito il titolo). 
 
Pad alla mano 140 risulta un titolo dalla giocabilità eccellente: il nostro alter ego risponde sempre perfettamente ai comandi e non abbiamo mai riscontrato il minimo input lag o problema che rovinasse la giocabilità. Ma quindi 140 è un titolo completamente esente da difetti? Certo che no, il primo difetto che ci viene in mente riguarda la sua natura "Trial & Error" che obbliga il giocatore a "provare" prima di riuscire effettivamente a passare un determinato punto. Certo, un sistema ben calibrato di check point garantisce che il giocatore non perda la pazienza troppo in fretta ma in molti casi (soprattutto contro i boss) sarà necessario morire svariate volte prima di trovare le giusta chiave di lettura del gameplay.
 
Ottimo invece il sistema di gioco che "obbliga" il giocatore ad affrontare i livelli non solo usando gli occhi e le mani ma anche le orecchie: la colonna sonora infatti vi aiuterà in tantissimi casi a uscire da situazioni problematiche.
 
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L'arte e la tecnica di 140

Come potete vedere dagli screen in questa pagina, anche sul fronte del design, 140 focalizza tutta la sua attenzione sul minimalismo. I vari livelli del gioco sembrano usciti da un sogno (o da un incubo a seconda dei gusti) di un pazzoide sotto acidi. A noi questo stile è piaciuto davvero tantissimo e riesce a dare (un po' come accadeva in Thomas Was Alone) a 140 uno stile unico e inconfondibile.
 
Un dettaglio molto interessante da notare è il legame che unisce, in modo indissolubile, direzione artistica (sul piano visivo) e musicale. Da questo punto di vista 140 fonde perfettamente immagini e suoni amalgamandoli in maniera perfetta. La colonna sonora sprona il giocatore a dare il meglio di se e a "tenere il ritmo" durante il gioco. 
 
Sul piano tecnico non abbiamo molto da dire: il motore di gioco gestisce tutto perfettamente e durante le nostre partite non abbiamo trovato alcun tipo di problema (anche se, onestamente, non ce ne aspettavamo molti).
 
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140

140 è un platform particolare, unico nel suo genere e completamente folle. Per godervelo al meglio indossate un paio di cuffie e lasciatevi trasportare nel suo folle mondo: un mondo fatto di un semplice quadrato (che diventa un cerchio quando si muove o un triangolo quando salta) che deve raccogliere sfere per finire i livelli. Il titolo sviluppato da Carlsen Games arriva su Nintendo Switch in grande spolvero e dobbiamo dire, con estrema sincerità, che è invecchiato in modo impeccabile. 

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Trama 6

Gameplay 8

Arte e tecnica 8

Pro:

artisticamente folle

gameplay immediato e difficile al punto giusto

Contro:

molto breve

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